Roma, 22 lug. (askanews) – Sarà attiva sul territorio piemontese dal 15 al 30 settembre 2026 e nuovamente dal primo al 15 aprile 2027 la sperimentazione per la rimodulazione temporanea delle limitazioni alla combustione all’aperto dei residui vegetali. In presenza di condizioni idonee, nei Comuni piemontesi limitrofi a quelli classificati montani e limitatamente a queste finestre temporali, potrà essere consentita la combustione all’aperto dei residui vegetali e di sfalcio relativi all’arboricoltura.
A verificare e comunicare la sussistenza delle condizioni meteo-climatiche che possano permettere la pratica sarà Arpa Piemonte, cui è stato affidato il compito di attivare e diffondere uno specifico bollettino informativo. Sulla base di tali indicazioni, i sindaci potranno adottare i provvedimenti di competenza previsti dalla normativa regionale, nel rispetto delle disposizioni nazionali in materia ambientale.
Sono le novità introdotte dalla delibera approvata ieri dall’Aula del Consiglio regionale del Piemonte, che recepisce i contenuti di quella messa a punto in materia dalla Giunta Regionale e approvata lo scorso 30 marzo. Soddisfazione è stata espressa dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e dagli assessori regionali all’Ambiente Matteo Marnati, all’Agricoltura Paolo Bongioanni e alla Montagna Marco Gallo, che sottolineano: “è un provvedimento che porta a conclusione un intenso iter di confronto con le associazioni di categoria agricole e i territori, frutto di un grande lavoro di messa a punto condotto dagli uffici regionali e Arpa Piemonte: una risposta concreta alle esigenze di quei Comuni ai quali la normativa vigente precludeva fino ad oggi la possibilità di eliminare residui colturali e di sfalcio tramite l’abbruciamento controllato all’aperto, generando un’evidente disparità rispetto a località adiacenti classificate montane. Il provvedimento accoglie inoltre un’importante richiesta venuta dal nostro mondo agricolo: di prevedere la sperimentazione per le colture di castagno, nocciolo, vite e altri fruttiferi situate in comuni confinanti con la zona montana regionale”. (Segue)