Tre colpi di pistola, sparati alla testa e a distanza ravvicinata in rapida sequenza. Questo e altro racconta l'autopsia eseguita ieri mattina nell'istituto di medicina legale de La Sapienza, a Roma, sui corpi della piccola Bianca e dei suoi genitori Luca Abbasciano, Valentina Pambianco, trovati senza vita lo scorso 31 agosto nella loro villetta di Pietralata, alla periferia della Capitale.
La prova dello stub ha rilevato tracce importanti di polvere da sparo sulle mani e gli indumenti che indossava il papà, ma le analisi ne hanno evidenziato la presenza anche sugli abiti e sulle mani della madre. In sostanza a fare fuoco è stato sicuramente il capofamiglia, ma anche la donna potrebbe avere premuto il grilletto durante la mattanza, avvenuta nella camera da letto dei genitori. I medici legali, sotto la guida del professor Vittorio Fineschi, non escludono che anche Valentina abbia premuto il grilletto.
La pistola, una Glock, era entrata in casa nell'agosto del 2025. Luca aveva chiesto il porto d'armi per uso sportivo ma non risulta che la utilizzasse. Potrebbe averla acquistata per difesa personale, o forse già da tempo accarezzava l'idea di utilizzarla come soluzione estrema.
Restano altri dettagli da chiarire, per avere un quadro completo sulla scena del delitto, l'atto finale di una condizione che l'uomo e la donna non riuscivano più a sostenere. Gli investigatori attendono infatti i risultati degli esami tossicologici per sapere se i genitori della piccola Bianca abbiano assunto farmaci o sostanze per riuscire ad affrontare lo strazio di rivolgere l'arma contro la loro bambina per poi porre fine anche alle loro vite, l'atto finale di una condizione che agli occhi della coppia si era fatta insostenibile.
Prima della strage, che potrebbe risalire alla notte di venerdì 28 agosto, Luca e Valentina hanno assistito con amore la bimba nata nel novembre del 2020 con una disabilità grave. Anni di cure in centri specializzati e con il sostegno dell'Asl e dei servizi sociali, e poi la speranza di terapie descritte come miracolose. E poi la solitudine delle ultime settimane, la pressione continua, le notti insonni, i soldo che non bastavano mai.
Anche su questo aspetto la Procura vuole vederci chiaro, per questo ha delegato i carabinieri della compagnia di Montesacro ad analizzare pc e dispositivi elettronici della coppia. A un primo esame i genitori non avrebbero contratto debiti, ma non è escluso che non sapessero come affrontare eventuali scadenze o spese per un nuovo ciclo di terapie all'estero. A gennaio avevano portato la bimba a Monterrey, in Messico, nella clinica del dottor Roberto Trujillo.
La terapia che il medico promuove con il Cytotron, un dispositivo che emette impulsi elettromagnetici, «era stata approvata in Messico nel 2019 come sperimentazione su 53 volontari, con una quota di pazienti "placebo". In sette anni non ha prodotto alcuna evidenza scientifica né pubblicazioni», spiega la biologa molecolare Francesca Ceradini, coordinatore scientifico dell'Osservatorio malattie rare, che aggiunge: «Non esiste nessun tipo di terapia con il Cytotron validata scientificamente né approvata, in Messico come in qualsiasi altra parte del mondo. Inoltre le terapie sperimentali sono gratuite, e non mi pare questo il caso».
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