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Il calcio evolve, ma un portiere che para tutto e un attaccante che segna sempre o quasi continuano a rappresentare fondamenta solidissime su cui costruire una squadra, oggi come agli albori del pallone e come sarà anche in futuro. L’Italia il portiere che para tutto lo ha da tempo: Gigio Donnarumma era stato decisivo anche nel trionfo a Euro 2021. Un bomber di alto livello internazionale, invece, senza nulla togliere a Moise Kean e Mateo Retegui, era da tempo che mancava. Annunciato dalla vittoria del Golden Boy italiano 2025, Pio Esposito anche a Bursa contro la Turchia ha confermato di poter essere l’uomo capace di colmare quella lacuna, segnando il suo sesto gol in undici presenze: terzo azzurro più giovane di sempre a superare quota cinque reti dopo Meazza e Rivera e detentore della miglior media gol, 0,55 a partita, dagli anni Novanta a oggi. In più, come contorno, palloni difesi spalle alla porta, sponde e pressing. E l’esultanza iconica con Sebastiano, quarta coppia di fratelli in campo assieme nella storia azzurra. Donnarumma e Pio Esposito però c’erano anche contro il Belgio (e per fortuna, nel caso di Gigio, o il primo tempo avrebbe potuto trasformarsi in un tracollo anche numerico) eppure all’Olimpico non c’era stata l’Italia.
Riapparsa d’incanto a Bursa. Contro un’avversaria meno forte dei Diavoli rossi, vero, e che sta attraversando un momento difficile, altrettanto vero: ma è esercizio sempre arbitrario e complicato stabilire un confine tra i meriti di chi vince e i demeriti di chi perde. Quel che è certo è che in Turchia si è vista una bella Italia. Una bella Italia che Roberto Mancini non ha tirato fuori dal cilindro nei due giorni trascorsi tra il ko di Roma e il poker di Bursa, ma aveva cominciato a tirare fuori dal baratro all’intervallo della partita di venerdì sera. Quando aveva scosso di dosso dagli azzurri pressioni, preoccupazioni, ansie da prestazione e timidezze che li avevano impastoiati nel primo tempo: tanto che i primi 24 minuti della ripresa avevano visto l’Italia più volte vicina al pareggio. Poi il contropiede chiuso da Lukebakio aveva soffocato quella fiammata, ma Mancini l’ha ravvivata fin dall’immediato dopopartita, ostentando fiducia e coraggio. In Turchia ha aggiunto legna fresca con i cambi di formazione e a Bursa è divampato un incendio azzurro. Un incendio che, inutile nasconderselo, dovrà affrontare la minaccia di una pioggia gelata venerdì a Parigi contro una Francia dal potenziale offensivo senza eguali anche se priva di Mbappé.
Mancini chiederà comunque consapevolezza e coraggio, non disgiunte chiaramente da un’attenzione difensiva che dovrà essere superiore non solo a quella del primo tempo con il Belgio, ma anche a quella della ripresa contro la Turchia: quando la partita era chiusa, ma gli azzurri hanno concesso chance di riaprirla. La formazione cambierà ancora e chiaramente troveranno spazio alcuni dei senatori lasciati a Coverciano in questi giorni, ma ci saranno alcune conferme rispetto a Bursa. Fermo restando Donnarumma tra i pali, una dovrebbe essere Kayode, più in forma di Di Lorenzo, mentre Mancini dovrebbe rientrare al fianco di Bastoni e Calafiori dovrebbe farlo sulla fascia sinistra. A centrocampo è probabile che Mancini confermi Tonali al centro come a Bursa per poi magari rilanciare Romano dall’inizio al ritorno contro il turchi. Rientrerà Barella e l’altro posto da mezzala se lo giocheranno Frattesi e Fagioli, col primo favorito. Tornato a Bergamo l’infortunato Raspadori, in attacco è probabile che si riveda Kean a destra o a sinistra, con Cambiaghi favorito in una volata di gruppo per l’altro posto di punta esterna. Al centro dell’attacco, punto fermo come Donnarumma in porta, Pio Esposito.