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Pizzaballa nel Salento, l'appello alla pace dalla tomba di don Tonino Bello: «Gaza è distrutta, ma l'alba verrà»


«La pace è una responsabilità, ma anche una scelta». È uno dei passaggi centrali dell’intervento del cardinale Pierbattista Pizzaballa ad Alessano, nel Salento, davanti alla tomba di don Tonino Bello, dove ieri sera il patriarca latino di Gerusalemme ha ricevuto il premio internazionale intitolato al vescovo salentino. Il premio è stato istituito dalla Fondazione don Tonino Bello, presieduta da Giancarlo Piccinni, che ha spiegato l’importanza di costruire una cultura di pace e di valorizzare testimoni di pace come il cardinale di Gerusalemme. Dopo i saluti di monsignor Vito Angiuli, vescovo della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, di monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente nazionale di Pax Christi, dei familiari di don Tonino Bello e dei rappresentanti delle istituzioni, è intervenuto don Luigi Ciotti, che ha ricordato l’importanza di essere portatori di pace. Grande partecipazione e commozione hanno accompagnato le sue parole, intervallate da lunghi applausi. «Questo premio è un ringraziamento per il suo impegno e per la sua testimonianza di pace, ma anche un auspicio affinché don Tonino Bello possa orientarla e proteggerla nella sua azione di oggi in Terra Santa e in ogni altra parte del mondo in cui ci sarà bisogno di parole coraggiose e di testimonianze di pace», ha detto Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia.

Ad introdurre la consegna è stato il vaticanista e scrittore Mimmo Muolo, che ha dialogato con Pizzaballa insieme al giornalista Antonio Caprarica, presente per l’occasione. Davanti alla tomba di don Tonino Bello, il richiamo alla nonviolenza si è intrecciato con l’eredità del vescovo salentino. «Abbiamo bisogno di testimoni come don Tonino Bello e Papa Leone, che ci ricordino quale sia il nostro dovere. Scegli la vita». Un luogo simbolico per affidare parole che parlano direttamente al presente, alla guerra in Terra Santa e alla necessità di ricostruire uno spazio per l’altro. «Siamo in una fase di esclusione reciproca. Questa guerra, il dolore e la sfiducia sono così profondi che non si trova più spazio per l’altro. Ciascuno si sente l’unica vittima», ha detto Pizzaballa. Il futuro, ha sottolineato, non potrà però essere costruito sulla contrapposizione permanente. «Israeliani e palestinesi resteranno lì. Il loro futuro è nella capacità di riconoscersi. Il futuro non è uno contro l’altro, ma uno accanto all’altro». «Riconoscere l’altro non significa soltanto prendere atto che esiste. Il popolo palestinese oggi è schiacciato, deve essere riconosciuto e deve avere i suoi spazi». Parole dure, accompagnate però da un messaggio di speranza. «La notte non è eterna. L’alba verrà», ha affermato Pizzaballa, invitando a partire da un disarmo che non riguarda soltanto gli eserciti. «Bisogna disarmare i pensieri, il linguaggio, le relazioni. Le armi le producono perché c’è chi le compra».

Pizzaballa ha poi raccontato quanto visto personalmente nella Striscia di Gaza durante una visita compiuta a metà giugno. «Due terzi della Striscia sono distrutti, alcune città sono state completamente rase al suolo e nessuno vive più dove viveva prima della guerra. Sono pochissime le case rimaste in piedi e molte sono senza finestre o porte. Mancano elettricità, acqua e fognature. Il cibo c’è, ma mancano i medicinali. Sono pochissimi gli ospedali ancora funzionanti e manca il gasolio per i generatori. Mancano le scuole e quelle che non sono state distrutte sono diventate rifugi». Ma, ha spiegato il cardinale, con il passare del tempo alla necessità di sopravvivere si aggiunge un’altra emergenza: quella del futuro. «Durante la fase più acuta eravamo in modalità sopravvivenza, non c’erano spazio e tempo per farsi domande. Adesso quelle domande che avevamo rimandato tornano fuori: che sarà di noi? Che sarà dei nostri figli?». E proprio da Gaza Pizzaballa ha portato ad Alessano uno dei racconti più significativi della serata: l’incontro con circa 600 studenti universitari. «Il rettore dell’università mi implorò di andare a visitarli e alla fine cedetti. Ho incontrato seicento ragazzi che avevano rimesso in ordine alcuni spazi perché volevano ricominciare a programmare il loro futuro». Erano tutti musulmani, ha ricordato, e uno di loro si era perfino preparato una domanda in «latino maccheronico». «Mi ha colpito il loro desiderio di vita. È stato bellissimo». Erano presenti autorità religiose e civili. Sempre ieri, nel primo pomeriggio, Pizzaballa ha incontrato i giovani di Carta di Leuca che questa notte hanno camminato per raggiungere la Basilica per la Celebrazione e la firma del documento simbolico che parte dalla diocesi salentina e prova a trasmettere un messaggio a tutti i popoli della terra.