L’unione fa la forza anche nel settore orafo. E non potrebbe essere diversamente considerato che, dopo anni di crescita, il comparto in Italia registra una flessione del fatturato (-5% nel 2025 e -2% nei primi sei mesi 2026), pur rimanendo ampiamente al di sopra dei livelli del 2019 (+50%) secondo i dati aggiornati di Federorafi. E non è casuale che a spingere per una visione il più possibile condivisa delle prospettive della filiera sia la Regione Campania che a Vicenza, in occasione della tradizionale Fiera orafa, una delle più importanti non solo per l'Italia, ha lanciato il tema agli altri Distretti nazionali e alle rispettive Regioni, e cioè Piemonte, Veneto e Toscana. È stato l'assessore regionale alle attività produttive Fulvio Bonavitacola, presente a Vicenza con il presidente del Distretto orafo campano Vincenzo Giannotti, a proporre la riflessione «alla luce del fatto che i distretti orafi sono parte integrante e decisiva del Made in Italy e devono a mio giudizio procedere di comune accordo sui tanti aspetti organizzativi, normativi e formativi soprattutto, che attraversano il settore. Così si potrebbe affrontare il futuro con una consapevolezza diversa sulle scelte da affrontare, specie in un momento come questo di forti incognite economiche e produttive a carattere internazionale».
La Campania e il Distretto orafo dal canto loro sono pronti a dare il buon esempio. È stato messo a punto, a due anni dalla costruzione del nuovo organismo voluti dalla Regione, un piano di investimenti da 60 milioni in tre anni che, come spiega il presidente Giannotti, comprende tutti i settori della filiera. A partire dalla formazione che coinvolge Tarì Design School a Marcianise, Bulla del Consorzio Borgo Orefici di Napoli e Polo del corallo di Torre del Greco, impegnati da anni ad assicurare la preparazione delle nuove leve del settore investendo sempre più anche sul piano tecnologico. «Come Regione lanceremo tra poco un bando per il sostegno alle iniziative di formazione per le aziende orafe del territorio» annuncia Bonavitacola, che a Vicenza ha anche incontrato le 40 aziende campane presenti alla Fiera, ed è altresì al lavoro anche sul tema più ampio e stimolante della promozione delle bellezze della Campania, nell'ottica del rilancio di specifici investimenti produttivi.
Di sicuro i numeri di Federorafi inducono a non abbassare la guardia. Il dato forse più preoccupante per il comparto è il calo della produzione (-13,8% nel 2025 e -22% nel semestre), tornata ai livelli del 2019. Nei primi cinque mesi del 2026 inoltre l'export italiano di gioielli in oro raggiunge 4,4 miliardi, pari a -15%, -13,9% se si considera il totale dei gioielli da indosso con argento e metalli placcati.
Al netto della Turchia, protagonista del balzo del 2024, le esportazioni mostrerebbero una crescita del 15%, confermando la buona tenuta su numerosi mercati internazionali; da segnalare il ritorno in positivo dell'importante mercato statunitense (+29%). Numeri che indicano un percorso sul quale Regioni e Distretti devono continuare a investire, anche partire dal Sud, da anni l'area del Paese più dinamica sul piano economico e più centrale nello scenario euromediterraneo.