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Poltrone per una scatola vuota che ci è costata 45 milioni di euro: cosa fa davvero la 3-i spa, la società di Inps, Istat e Inail


Cesare Treccarichi

Nata con la promessa di gestire i servizi digitali per i grandi enti pubblici italiani, a tre anni dalla nascita la 3-i spa è ancora un mistero. Siamo a metà 2026 e l'attività della società a tre tra Inps, Istat e Inail è vicina allo zero. Tra le poche cose fatte? Appalti che sconfessano alcuni degli scopi con cui era nata, come gli affidamenti milionari ai colossi globali dell'informatica. Dopo la creazione la scatola è rimasta vuota, con bilanci in rosso e nomine di potere per piazzare fedelissimi di Palazzo Chigi al comando di strutture inesistenti. Eppure la dotazione c'è, tra spese attive e 45 milioni di euro in capitale sociale. I ricavi? Zero. Presidenti? Tre in poco più di due anni, oltre a un direttore generale. Ma cosa fa davvero la 3-i spa?

A cosa servirebbe la 3-i spa

Doveva essere uno dei perni della nuova pubblica amministrazione digitale. Prevista dal governo Draghi nell’ambito delle riforme del Pnrr e costituita nel dicembre 2022, quando era già in carica il governo Meloni, 3-i era proprio una "milestone": la sua creazione era legata alle riforme Pnrr della transizione digitale nella pubblica amministrazione. Centrato l'obiettivo, il decreto istitutivo del 2022 autorizzava la nascita della società per lo "sviluppo, manutenzione e gestione di soluzioni software e di servizi informatici". Tradotto: un soggetto pubblico che gestisce parti sensibili dell'infrastruttura digitale dello Stato, come dati previdenziali, assicurativi, statistici e amministrativi di milioni di cittadini in mano a Inps, Inail e Istat.

Sono i tre enti ad averci messo i fondi iniziali. Il capitale da 45 milioni di euro è tripartito, ma non in parti uguali: Inps ci ha messo 22,05 milioni, Inail 13,5 e Istat 9,45. Il tutto si svolge anche sotto il controllo del ministero del Lavoro e della presidenza del Consiglio, attraverso il Dipartimento per la trasformazione digitale.

consiglio indirizzo vigilanza inps 3-i spa

Come ricorda il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'Inps, il progetto nasceva con l'obiettivo di produrre "economie di scala" e favorire la "gestione diretta rispetto al ricorso a forniture esterne per attività informatiche", riconosce anche che "il progetto negli anni ha subito una ridefinizione dei suoi obiettivi". Cosa sta facendo dunque la 3-i Spa?

22 dipendenti e appalti milionari "esternalizzati"

La società nasce con una missione enorme, ma a quattro anni di distanza la struttura rimane ridotta. A fine 2024 risultavano 4 unità di personale, poi diventate 20 a fine 2025 per poi arrivare a 22 al 31 marzo 2026. L'ultimo costo complessivo pubblicato per il personale è di 469.637 euro nel 2025. A maggio 2026 l'avviso per selezionare altre 9 figure - collaboratori a tempo indeterminato - tra profili amministrativi, contabili, esperti di contratti, privacy, approvvigionamenti pubblici e comunicazione istituzionale, con compensi annui tra 29.000 e quasi 37.000 euro.

Anche i pagamenti in uscita sono rimasti modesti, circa 93mila euro nei primi tre mesi del 2026 tra spese correnti e in conto capitale. Nel 2025 erano stati 1,3 milioni. C'è più movimento sul fronte degli appalti. Tra gli affidamenti di 3-i compaiono importi significativi verso colossi del settore informatico. L'ultimo a giugno 2026, una determina da 18,793 milioni di euro. Di questi, 14,7 milioni serviranno per digitalizzare gli archivi di Inail, ministero del Lavoro, Istat e Inps, mentre i restanti 4 milioni andranno all'evoluzione dell'ecosistema applicativo e cloud della stessa 3-i. 

L'appalto è affidato a un raggruppamento temporaneo di imprese guidato da Ibm Italia, con McKinsey e altri operatori. Tra questi c'è anche la Deas (Difesa e analisi sistemi s.p.a.) con amministratore delegato e presidente l'ex Capo di Stato maggiore della Difesa, Enzo Vecciarelli. La società, con la sua fondatrice Stefania Ranzato, è finita in un filone dell'inchiesta Sogei per peculato. L'ipotesi degli inquirenti è che il progetto da oltre 1 milione e 600 mila euro affidato da Sogei alla Deas, se fatto internamente o con altra ditta, sarebbe costato appena 200mila euro. Le accuse non sono state accertate con sentenza definitiva.

deas spa appalto fornitura 3-i spa

Tra luglio 2025 e maggio 2026 risultano poi altri affidamenti "corposi" per un totale di oltre 15 milioni di euro tra Ibm Italia (5,5 milioni), Telecom (oltre 8 milioni) e il raggruppamento Engineering D.Hub, che comprende Engineering ingegneria Informatica, Cybertech, Accenture, Avanade, Netgroup, M&C e Kirey (circa 1,2 mln).  

Valore della produzione di 3 euro, 0 ricavi: il paradosso nei bilanci

Il paradosso della 3-i Spa emerge dai bilanci. Nel 2022, anno della costituzione, 3-i chiude con una perdita di 6.107 euro. Nel 2023 la perdita sale a 162.287 euro: il conto economico mostra valore delle vendite e prestazioni pari a zero, costi per servizi superiori a 207mila euro e nessun vero ciclo operativo. Nel bilancio 2024 la società scrive che il valore della produzione ammonta a 3 euro, con una perdita di 93.119 euro. Il bilancio 2025 non risulta ancora pubblicato.

3 euro spese correnti

Dopo 4 anni dalla fondazione, la 3-i comincia a muoversi attraverso contratti di servizio con le amministrazioni. Con il ministero del Lavoro compare un primo contratto da 200mila euro più Iva, firmato a dicembre 2025, per attività legate a dematerializzazione, gestione documentale e raccolta dei fabbisogni. Per il periodo 2026-2028 il ministero affida poi a 3-i un altro servizio di supporto specialistico da 2,2 milioni con decorrenza dall'1 luglio 2026 al 31 dicembre 2028. 

Per Inail il contratto vale 5,37 milioni di euro e riguarda la gestione del nodo blockchain dell'Istituto, un'area cloud per i progetti di ricerca, la dematerializzazione degli archivi e lo studio di fattibilità per un Libro unico del lavoro interoperabile. L'ultimo contratto pubblicato è di Inps e vale circa 2,29 milioni: finanzia progetti come "Welfare as a Service", l'hub per i dipendenti pubblici, il sistema europeo Eessi e la piattaforma unificata per il Durc. Con Istat è invece previsto un accordo transitorio fino a 200mila euro, dedicato alla progettazione di una soluzione per la gestione documentale e la dematerializzazione. Nel complesso, i contratti e gli accordi pubblicati valgono sfiorano i dieci milioni di euro.

Chi comanda alla 3-i Spa

La traiettoria della 3-i era subito partita male. Il primo presidente, Claudio Anastasio, nominato alla guida della società nel dicembre 2022, è durato appena quattro mesi a causa della pubblicazione di una sua email inviata al Cda che ricalcava il discorso pronunciato da Benito Mussolini alla Camera del 3 gennaio 1925, quello della rivendicazione della responsabilità politica per il delitto Matteotti e dell'avvio della dittatura. Nel testo, il riferimento al fascismo veniva sostituito con il nome della 3-i. Anastasio parlò poi di dimissioni "doverose". Gli succede l’avvocato e professore Gennaro Terracciano, nominato l’11 maggio 2023 e dimessosi nell’aprile 2024.

Ora, la direzione operativa è affidata a Stefano Acanfora. Ex Sogei e dirigente della Regione Lazio, il suo trattamento economico lordo annuo da direttore generale è di 156mila euro, di cui 25mila come quota variabile legata agli obiettivi. Nel 2024 ha percepito 121.426,37 euro, inclusi di 12.500 euro in bonus. La sua nomina ha alimentato polemiche politiche per una consulenza da 166.896 euro affidata nel 2017 dalla struttura da lui diretta a Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

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Accanto ad Acanfora opera Stefano Tomasini, dirigente di prima fascia della Ragioneria generale dello Stato in assegnazione temporanea, direttore operativo da novembre 2024, con compensi indicati in 192.937,08 euro per il periodo gennaio-ottobre 2025. 

Il consiglio di amministrazione 2025-2028 è invece composto da cinque membri. Il presidente è Domenico Mastrolitto, direttore generale di Campus Bio-Medico, nominato nel 2025 con compenso annuo di 15mila euro. Gli altri consiglieri sono Maurizio Mensi (vicepresidente), Paolo Guidelli, espressione Inail, Massimiliano D'Angelo (Inps) e Massimo Fedeli (Istat), con compenso annuo di 10mila euro ciascuno.

Che fine fa la 3-i Spa: le proteste dei sindacati e le voci su Sogei

A oltre quattro anni dalla nascita non è chiaro cosa ne sarà della 3-i Spa. Come ha ricordato il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'Inps nella sua ultima seduta, "il progetto negli anni ha subito una ridefinizione dei suoi obiettivi". Non si conoscono quelli nuovi. 

Fonti informate riferiscono che ci sono state delle "manovre" per rilanciare la società, ma gli enti che hanno versato il capitale (Inps, Inail e Istat) avrebbero respinto questi tentativi di rilancio: gli istituti sarebbero restii a vedersi portare via pezzi di infrastrutture informatiche. La stessa tesi portata avanti dai sindacati, che hanno contestato 3-i fin dall'inizio, temendo che il trasferimento di attività informatiche a una società per azioni, pur interamente pubblica, potesse svuotare le strutture interne di Inps, Inail e Istat e aumentare il ricorso ai fornitori privati.

Per questo l'epilogo della 3-i potrebbe essere già scritto, con la società che andrebbe a finire dentro Sogei.  

Continua…

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