Avi Loeb, astrofisico di Harvard e direttore fondatore della Black Hole Initiative, insieme ai colleghi Adam Hibberd e Adam Crowl dell'Initiative for Interstellar Studies di Londra, ha applicato un esperimento mentale a 3I/ATLAS: cosa cambierebbe, nei dati raccolti finora, se l'oggetto interstellare fosse davvero un manufatto tecnologico e non un semplice ammasso di roccia e ghiaccio.
3I/ATLAS è il terzo oggetto di origine interstellare mai osservato nel Sistema Solare, dopo 'Oumuamua nel 2017 e 2I/Borisov nel 2019. Lo studio, presentato come nota di ricerca all'American Astronomical Society, prende ispirazione dalla "dark forest hypothesis" — l'idea secondo cui civiltà tecnologicamente avanzate tenderebbero a nascondersi tra loro, muovendosi nello spazio sotto forma di oggetti apparentemente naturali. Loeb lo definisce un esercizio teorico. Non una tesi. Eppure alcuni dati orbitali restano statisticamente scomodi. L'orbita di 3I/ATLAS è retrograda — percorre cioè la direzione opposta rispetto al moto degli altri corpi del Sistema Solare attorno al Sole — ma il suo piano orbitale si discosta da quello terrestre di appena cinque gradi: una coincidenza che, secondo i calcoli di Loeb, ha una probabilità di verificarsi pari al 2%. Il punto di massimo avvicinamento al Sole si colloca esattamente all'estremità opposta rispetto al perielio terrestre, e la traiettoria porta l'oggetto a passare in prossimità ravvicinata di Venere, Marte e Giove — un allineamento multiplo altrettanto improbabile su base statistica. Restano poi le anomalie fisiche.
3I/ATLAS misura circa 20 chilometri di diametro, dimensione che lo rende sorprendentemente luminoso per un asteroide di quella grandezza. Se si esclude l'ipotesi asteroide, resta quella cometaria — ma le osservazioni condotte con lo strumento spettroscopico MUSE del Very Large Telescope dell'ESO non hanno rilevato le tracce di gas tipicamente rilasciate da una cometa attiva. L'oggetto risulta però estremamente ricco di polvere, un fattore che potrebbe di per sé mascherare segnali spettrali altrimenti visibili. La luce solare riflessa dalla sua superficie assume inoltre una tonalità rossastra più marcata rispetto alla maggior parte delle comete conosciute, più vicina semmai alla colorazione tipica di alcuni Oggetti Transnettuniani e Centauri. Un dettaglio che si somma a un'altra stranezza osservata da dicembre: 3I/ATLAS mostra una strana sporgenza mentre si avvicina alla Terra, una struttura luminosa rivolta verso il Sole che lo stesso Loeb interpreta come un possibile getto di materiale espulso dal lato riscaldato del nucleo. Nell'ipotesi — puramente speculativa — di un'astronave che seguisse la stessa traiettoria, Loeb calcola che basterebbero variazioni di velocità minime per indirizzare eventuali proiettili verso Venere, Marte o Giove, con la Terra stessa non del tutto fuori portata geometrica. Lo stesso Loeb, però, chiude il cerchio con una previsione opposta a quella che il titolo del suo lavoro potrebbe suggerire: l'esito più probabile, dichiara, è che 3I/ATLAS risulti un oggetto interstellare del tutto naturale — quasi certamente una cometa — in attesa che i dati astronomici confermino questa origine. Il valore dello studio, in fondo, non sta nell'ipotesi extraterrestre in sé, ma nel metodo: un modo sistematico per interrogare ogni futuro visitatore interstellare prima di archiviarlo come semplice sasso vagante nello spazio.
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