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«Prezzo del latte, industriali e Regione ci incontrino»  - L'Unione Sarda.it


Mobilitazione.

16 settembre 2026 alle 00:50

I pastori: «Gasolio agricolo a 1,60, la situazione di oggi è peggiore di quella del 2019» 

Una nuova assemblea, ancora a Tramatza, questa volta con i rappresentanti della filiera lattiero casearia, il Consorzio di tutela del Pecorino Romano, l’assessorato regionale all’Agricoltura, le agenzie regionali e la presidente della Regione Alessandra Todde. È la decisione assunta all’unanimità dall’assemblea generale dei pastori sardi riunita all’Hotel Anfora. «Abbiamo deliberato all’unanimità di convocare urgentemente un’altra assemblea», annuncia Gianuario Falchi, uno dei quattro organizzatori e firmatari della convocazione insieme a Fabio Pisu, Mario Carai e Nenneddu Sanna. «Vogliamo riunire i rappresentanti del mondo della produzione lattiero casearia, il Consorzio del Pecorino Romano, la Regione con la presidente Todde».

L’obiettivo

La richiesta è quella di aprire un confronto in tempi stretti, «nelle prossime ore faremo partire le pec», perché dalle campagne arriva una fotografia che i pastori considerano persino peggiore di quella che precedette la protesta del latte del 2019. Il prezzo dell’oro bianco scende, mentre i costi necessari per mandare avanti le aziende continuano a salire. Falchi li mette in fila uno per uno. «Un litro di gasolio agricolo oggi costa 1,60 euro, un quintale di concime circa 120 euro, un quintale di sementi arriva a 400 euro. Come si fa a programmare una nuova campagna se gli incassi tornano indietro e i costi aumentano sempre di più?». E aggiunge, «Siamo in un momento, secondo me, anche peggiore di 7 anni fa. Il latte ha subito un calo importante e non sappiamo come sarà la prossima campagna».

Caro gasolio

Una condizione che Nenneddu Sanna sintetizza con un’immagine che racconta la pressione quotidiana sulle aziende. «Siamo arrivati al punto che si pensa prima a mettere il gasolio nel trattore, per poter continuare a lavorare, che a portare la pagnotta a casa». Il prezzo del latte rimane uno dei nodi principali e dall’assemblea arriva la richiesta inderogabile di costruire regole capaci di durare nel tempo. «Dobbiamo provare a strutturare qualcosa che dia stabilità alle nostre aziende. Sul prezzo del latte puntiamo alla direttiva 633, che stabilisce che non si possa vendere sotto il costo di produzione. E naturalmente questo deve valere anche per le carni». L’obiettivo, aggiunge Fabio Pisu, è avere «almeno una base che permetta di coprire i costi di produzione, poi si può ragionare su un prezzo equo, per chi produce e per chi vende».

I giovani

La crisi non riguarda soltanto i numeri ma la prospettiva stessa del lavoro nelle campagne. Mario Carai guarda alle aziende che stanno riducendo o vendendo il bestiame e soprattutto alle nuove generazioni. «Come fa un giovane ad avvicinarsi a un’attività che comporta una vita di sacrifici se quei sacrifici non producono neppure un ritorno economico? Così siamo in via di estinzione». E alla Regione Carai chiede un ruolo che vada oltre i bandi. «Non basta intervenire nei tempi e nei modi previsti, serve un indirizzo. La Regione deve essere vigile e deve intervenire, perché nella filiera il produttore primario è il gradino sul quale alla fine viene scaricato tutto».

Sul tavolo restano anche il blocco delle movimentazioni dei bovini, le conseguenze delle emergenze sanitarie, dalla dermatite bovina alla lingua blu, la situazione dei cereali e le incognite della nuova Pac. I pastori temono in particolare che una programmazione sempre più centralizzata non riesca a tenere conto delle specificità produttive della Sardegna. Ed è proprio la somma delle emergenze a riportare la memoria indietro di tanti anni. «Se devo fare una fotografia di oggi, vedo il 2019, anzi il settembre del 2018», dice Falchi, ricordando i tavoli che precedettero la guerra del latte. Il timore è di arrivare nuovamente a febbraio, quando il prezzo della nuova campagna sarà più chiaro, con aziende più indebitate e allevatori «più disperati del 2019».

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