Allegri prepara, non prevede ma ha la forza di provvedere rapidamente in caso d’imprevisto. Userà tanti moduli diversi in questa stagione. E tanti calciatori. Succederà anche quest’oggi, come d’altronde si è visto a Marassi. In passato ha dimostrato una certa saggezza, anche se lui appare piuttosto affezionato esclusivamente alla difesa a 4. Qualche incertezza per la formazione anti-Como fa finta di averla. I tre petali che deve sfogliare sono: De Bruyne o Anguissa; Olivera o Spinazzola; Lang o Alisson. Ci sta, in una vigilia di una gara di agosto. I pretoriani vanno ancora scelti. Lucca e Lang hanno un conto aperto con l’orgoglio perduto: sono le sue due grandi scommesse. Ancor prima del mercato, è stato lui a tirarli fuori dalle liste dei cedibili. Lucca, per esempio, già da Ferragosto. Lang si è dovuto piegare al fatto che nessuno ha accettato le condizioni che il ds Manna aveva fissato per la sua cessione. Ora, però, per l’ex Udinese e l’olandese, in totale 65 milioni spesi l’estate passata, il tempo della villeggiatura, del “vorrei ma non posso” è finito: perché tolta di dosso la maschera delle vittime sacrificali, dei calimeri, tocca adesso dimostrare che la fiducia sterminata che Allegri e De Laurentiis hanno riposto in loro è giusta.
In realtà proprio oggi con il Como, Max il pensiero di piazzare sulla corsia di sinistra la strana coppia Olivera-Lang l’ha accarezzata. E chissà se questo è il vero dilemma della vigilia: col Genoa, l’uruguaiano è entrato in campo solo nel finale, al posto di Rafa Marin. Quindi da centrale. Rrhamani non è proprio al top della condizione, ma con il Como stringerà i denti, perché dietro non c’è ancora l’abbondanza: Badiashile è in ritardissimo, Beukema sta recuperando ma con i tempi giusti. Lang dall’inizio è un’idea, al posto di Alisson: proprio nell’ottica di riservarsi i mostruosi dribbling del brasiliano per il secondo tempo. In questo momento, Alisson Santos appare uno più completo e devastante di Noa Lang, più preciso nel millimetro e nel chilometro. Però, messa da parte la chitarra e le ambizioni canore dei tempi in cui viveva nei Paesi Bassi (ad Allegri piacciono le sue canzoni), Lang si prepara alla seconda vita in azzurro che non è difficile possa essere migliore della prima da fantasma. Se era colpa di Conte, come magari può far comodo all’olandese andare in giro a dire (vi ricordate quel «non mi ha mai parlato», detto prima della gara di Eindhoven?), questo è il momento migliore per dimostrarlo.
Conte non era tipo di mezze misure. Visto che li considerava due flop senza segnali di miglioramento, li ha spediti via a gennaio. Uno al Galatasaray, l’altro al Nottingham Forrest: né i turchi né gli inglesi hanno fatto qualcosa di serio per riscattarli. Ecco, la grande scommessa di Conte è la rivalutazione di un patrimonio che adesso è assai svalutato: Lucca e Lang. Non è questione di poco conto: calcisticamente, sono due pedine chiave, perché Lucca è l’unica alternativa a Hojlund. E i gol devono arrivare da lui. Anche da lui. Con il Como, quando verranno chiamati, serve vedere il furore mai visto prima: loro non si sentono orfani di Conte, dunque hanno tutto l’interesse a infiammarsi e a infiammare d’un colpo. Solo Max ha creduto in loro. E De Laurentiis. Hanno un solo modo per ripagarli e togliersi di dosso l’etichetta di reietti. Il pubblico del Maradona non vede l’ora.