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Prof accoltellata a Roma, l'amico dell'aggressore: «Era ossessionato dai TikTok con sparatorie e uccisioni»


Era gentile, non era un ragazzo violento. Anzi, non avrei mai pensato che potesse arrivare a fare una cosa del genere. Però quella professoressa la odiava, lo aveva preso di mira». Per tutelarne l’identità lo chiameremo Giuseppe. Ha tredici anni, frequenta la stessa scuola di Tommaso – nome di fantasia del ragazzo che venerdì mattina ha accoltellato la professoressa Isabella Marsilio all’istituto Giovanni Verga di Centocelle – ma è in un’altra classe. I due si conoscono dalle elementari e uscivano insieme. Ora Giuseppe ripercorre quelle giornate e alcuni particolari che allora non gli erano sembrati strani. Tommaso passava molto tempo con i videogiochi, ma soprattutto gli capitava di guardare su TikTok filmati reali di persone che sparavano e uccidevano altra gente. Giuseppe lo aveva visto farlo anche quando erano insieme. «Passava le giornate a guardare video degli stragisti americani. Diceva che gli piaceva guardarli, ma non mi aveva mai detto perché». Eppure, neanche questo gli aveva fatto immaginare ciò che sarebbe accaduto. «Faceva cavolate per far ridere gli altri, era una persona abbastanza a posto. Quando ho saputo quello che aveva fatto non riuscivo a crederci. Mi ha fatto paura». 
 

Giuseppe, Tommaso aveva mai parlato della possibilità di fare del male alla professoressa? 
«Mai, neanche per scherzo aveva manifestato che voleva farle del male. Lui è sempre stato un ragazzo tranquillo». 
Eppure della professoressa parlava con lei. Cosa diceva? 
«Diceva che la odiava. Sosteneva che fosse razzista e si lamentava perché gli dava tantissime cose da studiare. E poi gli metteva voti bassi nelle sue materie». 
C’è un episodio che ricorda in particolare? 
«Sì. Una volta aveva preso 5,5 in una verifica e si era arrabbiato tantissimo. Gli serviva avere una sufficienza piena per recuperare la materia. Dopo quel fatto aveva iniziato a covare un certo rancore, a quanto pare». 
Ti parlava spesso dei problemi a scuola? 
«Non tantissimo. Sapevo che aveva voti bassi, che non stava andando bene, ma quando uscivamo non parlavamo sempre di scuola». 
Che cosa gli piaceva fare nel tempo libero? 
«Giocava tantissimo ai videogiochi. Era proprio fissato, diceva che gli servivano anche per non pensare. Gli piaceva GTA, il videogioco ambientato nel mondo della criminalità in cui si possono usare armi e commettere reati. Ma ce l’hanno praticamente tutti i ragazzi della nostra età. Non era quello il pericolo di certo». 
Le era mai capitato di vedere che cosa guardava sui social? 
«Sì. Quando uscivamo, a volte lo vedevo scrollare TikTok e guardare video di persone che sparavano o uccidevano altra gente». 
Erano scene tratte dai videogiochi? 
«No, penso fossero immagini reali. Mi sembravano soprattutto video di stragisti americani o russi». 
Lei conosceva il suo profilo TikTok dove aveva annunciato il countdown dell’aggressione? 
«Sì, quello lo conoscevo. Era quello che usava normalmente. Mentre degli altri suoi profili come il gruppo Telegram dove ha trasmesso la diretta dell’aggressione non ne sapevo niente». 
Adesso, dopo quello che è successo, pensa che possa aver cercato di imitare qualcuno? 
«Non lo so. Però, visto che guardava quei video, penso che possa aver voluto riprendere qualche personaggio in particolare». 
Sapeva dell’armamentario: i coltelli, il casco o lo spray che aveva preparato per quella mattina a scuola? 
«No, assolutamente niente. Quella mattina non l’avevo neanche visto: lui era arrivato in ritardo, un’ora dopo la campanella. Io nel mentre facevo lezione, non ho sentito tutto il trambusto». 
Quando pensi all’amico che conosceva dalle elementari e a quello che ha compiuto l’aggressione, riesce a far combaciare le due cose? 
«No. Io conoscevo un ragazzo divertente e gentile, non una persona violenta. È proprio questo che mi fa paura».

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