«Scuola per la Palestina» diffonde un «prontuario» politico per i docenti Con tanto di istruzioni da seguire e procedure per affrontare le contestazioni
16 settembre 2026
«Appunti resistenti per la libertà d’insegnamento», «la checklist del docente consapevole», istruzioni per webinar e ospiti esterni, rapporti con le famiglie, procedure da seguire in caso di contestazioni e perfino un capitolo dedicato al disegno di legge sull’antisemitismo. Sono questi gli elementi che compaiono nel vademecum diffuso da «La Scuola per la Palestina» per orientare i docenti nelle attività da portare dentro le classi. Il lessico è quello dei diritti e dell’autonomia scolastica.
L’impianto, però, è quello di una campagna politica organizzata: fornire agli insegnanti strumenti didattici, normativi e procedurali per introdurre nella scuola una precisa lettura della questione palestinese e difenderla quando viene contestata. La locandina si presenta come un prontuario: Costituzione, norme, bilance, checklist, richiami alla responsabilità professionale. Titolo: «Libertà di insegnamento. Diritto, responsabilità, pratiche». A firmarlo è «La Scuola per la Palestina», rete nata nell’estate 2025 da un nucleo di insegnanti bresciani e diventata in pochi mesi un coordinamento nazionale. La rete dichiara oltre 22 mila adesioni e gruppi territoriali in numerose regioni. Chiede la cessazione della cooperazione militare, politica ed economica con Israele, il riconoscimento dello Stato palestinese e propone nelle scuole approfondimenti su sionismo, antisemitismo e antisionismo.
In sostanza, il vademecum trasforma la mobilitazione in metodo: offre ai docenti una cornice didattica e normativa per portare quelle iniziative nelle classi e sostenerne la legittimità in caso di contestazioni. La finalità dichiarata, infatti, è tutelare l’autonomia professionale. Ma il materiale nasce dentro una rete che sulla Palestina ha già assunto una posizione politica precisa. E dunque, la questione non è se parlare di Gaza in classe, ma come si forma il giudizio degli studenti quando il percorso didattico nasce dentro una mobilitazione che possiede già la propria chiave di lettura. Tra i «gruppi amici» di «La Scuola per la Palestina» compare «Docenti per Gaza», una rete nata nel novembre 2023, un mese dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre e l’inizio della guerra nella Striscia. Nel manifesto parla di «decolonizzare gli spazi del Sapere» e di approdare a un sapere «decoloniale».
Sul sito offre materiali didattici, bibliografie, film e lezioni sulla Palestina e ha aperto un canale per segnalare casi di presunta censura. Con Docenti per Gaza lavora l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, nato nel 2023 per iniziativa di sedi Cobas Scuola insieme al CESP, Centro Studi per la Scuola Pubblica. Insieme hanno elaborato «Appunti Resistenti per la libertà d’insegnamento», che gli stessi autori definiscono insieme «strumento politico» e «guida normativa». Il testo nasce dopo le ispezioni legate ad alcuni incontri con Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. All’Istituto Enrico Mattei di San Lazzaro di Savena un procedimento disciplinare contro una docente, avviato dopo il webinar del 10 dicembre 2025, è stato archiviato senza sanzione.
La libertà costituzionale d’insegnamento, però, non vive nel vuoto. Con la nota 5836 del 7 novembre 2025 il Ministero ha chiesto che gli eventi scolastici su temi politici e sociali garantiscano pluralismo, confronto tra posizioni diverse e un giudizio «autonomo e non condizionato» degli studenti. È il punto che il vademecum lascia sullo sfondo. Intanto, la strategia entra nel nuovo anno scolastico. Il 30 agosto l’Osservatorio ha lanciato con Docenti per Gaza e Scuola per la Pace la campagna «Non dimentichiamoci di Gaza»: mozione al primo collegio docenti e invito a dedicare una lezione del primo giorno di scuola alla Palestina. Tra le attività suggerite, una poesia di Mahmoud Darwish e un video di Luigi Lo Cascio e Moni Ovadia. La battaglia sulla libertà d’insegnamento diventa così un programma organizzato per decidere che cosa portare nelle classi e da quale premessa.