Segnali ambigui dal Cremlino, che prima sostiene di essere disponibile ad aprire una trattativa con l'Ucraina, ma poi fa una mezza marcia indietro. «Intanto - ha chiarito il presidente Putin al Forum economico di Vladivostok - sono Mosca e Kiev a dover raggiungere un accordo. Se mi domandate se ci sono delle chances, la risposta è positiva».
Il Cremlino è grato «a chi cerca di contribuire alla soluzione del conflitto». Tuttavia la minaccia di Volodymyr Zelensky di rendere "totalmente insicuro lo spazio aereo russo per i voli civili con lanci di droni complica" la situazione. Questo è «terrorismo di Stato», ha sentenziato Putin. In precedenza, poche ore prima, parlando della fine della cosiddetta "Operazione militare speciale", il presidente russo aveva affermato che Mosca mantiene immutati gli obiettivi, ossia il raggiungimento del pieno controllo del Donbass. Circa il 20% della regione contesa - comprese le due importanti città di Slavjansk e Kramatorsk - rimangono, al momento, in mano ucraina.
Putin ha poi rivelato che Mosca continua ad aver contatti con Kiev attraverso la linea dei Servizi segreti; e che «Donald Trump è orientato a un lavoro positivo e costruttivo con la Russia. Il dialogo con gli Usa sta funzionando». A questo punto la domanda è: perché il capo del Cremlino sta tenendo questa posizione, con aperture e chiusure in serie a una soluzione diplomatica del conflitto? La ragione probabile è che, tra due settimane, i russi si recheranno alle urne per le legislative federali, invero scontate nel loro esito finale. Secondo i sondaggi, però, la popolazione è stanca del conflitto e chiede una sua definitiva composizione. La crisi della benzina si aggrava e le difficoltà quotidiane dei russi sono in costante aumento. La gente è anche preoccupata dalle voci insistenti su una prossima mobilitazione in ottobre. Così Putin a Vladivostok - per la seconda volta in due giorni - si è affrettato ad evidenziare che «oggi non esiste alcuno scenario che richieda una mobilitazione. Si tratta di un attacco informativo da parte del nemico in vista delle elezioni della Duma (ndr. la Camera bassa del Parlamento russo)».
La crisi diplomatica - apertasi con la Germania per la misteriosa vicenda dei droni all'aeroporto di Lipsia - continua, nel frattempo, a tenere banco. Il portavoce del Cremlino ha dichiarato che Mosca non avvierà un declassamento delle relazioni con Berlino. «È palese - ha sottolineato Dmitrij Peskov - che in questo momento (ndr. i tedeschi) sono capaci di compiere qualsiasi atto assurdo». Mosca, che rigetta l'accusa di aver scatenato la "guerra ibrida" contro la Germania e l'Europa, è irritata dalla decisione del cancelliere Merz - che "fa il duro, ma è goffo" - di chiudere il consolato generale russo a Bonn. Tale scelta è stata qualificata come «incoerente e assurda».
A tal proposito Peskov è pure passato al contrattacco. Riferendosi all'attentato al gasdotto Nord Stream, ha aggiunto: "Tutti coloro che negli ultimi anni hanno fatto esplodere qualcosa di tedesco erano ucraini"; "hanno forse chiuso anche un solo consolato ucraino sul territorio tedesco, alla luce del processo giudiziario in corso? No, non l'hanno fatto".
In breve, i russi - parola del Cremlino - con i droni di Lipsia non c'entrano nulla. Gli inquirenti tedeschi hanno indagato due persone «vicine alla Russia», uno con un visto italiano. Come prima contromisura alla chiusura del centro culturale "Russkij Dom" in Germania, Mosca ha deciso di sospendere l'attività del Goethe Institut, punto di riferimento per l'apprendimento della lingua e della cultura tedesca nel mondo. Ieri la sua sede nella capitale russa non era accessibile al pubblico, sebbene gli impiegati fossero presenti negli uffici e avessero avuto ordine di non rilasciare commenti.
Dure sono state anche le parole dal ministro degli Esteri di Mosca. "Abbiamo visto - ha detto Serghej Lavrov - le metastasi del nazismo riemergere in Germania. Ma quando il cancelliere Merz ha dichiarato che avrebbe reso la Germania di nuovo la principale potenza militare in Europa, sono rimasto semplicemente sbalordito". I bombardamenti incrociati, intanto, continuano. Pesantemente sono state colpite Kiev, Odessa e Dniepr. Ad Engels è stato ferito un generale russo.
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