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Quest’estate ci sono stati 30.000 morti in più della media


L’estate europea del 2026 verrà ricordata per le temperature oltre i 40 °C, la siccità e gli incendi, ma il suo effetto più grave è meno visibile. Secondo le prime stime disponibili, durante le ripetute ondate di calore che hanno attraversato il continente si sono verificati oltre 30.000 decessi in più rispetto alla norma. EuroMOMO, il sistema che monitora la mortalità in numerosi Paesi europei, ne ha stimati più di 32.000 tra metà giugno e metà agosto, mentre una ricostruzione basata sui dati delle autorità sanitarie nazionali è arrivata a circa 33.000 morti in eccesso o associate al caldo in appena otto Paesi.

Sono numeri ancora provvisori e destinati a cambiare quando arriveranno dati più completi. Ma soprattutto non significano che sui certificati di morte di 30.000 persone compaia la scritta “ondata di calore”. Il caldo uccide spesso in maniera indiretta, aggravando malattie cardiovascolari, respiratorie e renali o portando oltre il limite organismi già fragili. Per misurarne davvero l’impatto bisogna quindi cercare nelle statistiche persone che normalmente non sarebbero morte in quel momento. Ed è qui che entra in gioco il concetto di mortalità in eccesso.

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Anadolu//Getty Images

Come si contano i morti per il caldo

In qualsiasi settimana dell’anno muore un certo numero di persone, e questo numero può essere stimato sulla base degli anni precedenti, della stagione e della struttura della popolazione. Se durante un’ondata di calore i decessi osservati superano nettamente quelli previsti, la differenza viene definita mortalità in eccesso. È lo stesso strumento diventato familiare durante la pandemia di COVID-19: invece di cercare soltanto una causa specifica sui certificati, permette di osservare quanto cambia complessivamente la mortalità quando una popolazione viene sottoposta a un evento eccezionale. Naturalmente non significa che ogni singola morte in più sia automaticamente causata dal caldo, ma una coincidenza temporale forte e ripetuta con temperature estreme permette di misurarne l’impatto sulla salute pubblica.

Nell’estate 2026 il segnale è stato enorme. Le prime stime indicano quasi 16.000 morti in eccesso nell’ultima settimana di giugno e circa 8.000 nella prima di luglio, entrambe coincidenti con fasi di caldo eccezionale in gran parte dell’Europa occidentale. Le statistiche nazionali mostrano poi dimensioni impressionanti: circa 14.000 decessi associati al caldo in Germania, 7.300 morti in eccesso durante i periodi più caldi in Francia, quasi 4.500 in Spagna e 2.877 in Inghilterra già soltanto durante le ondate di maggio e giugno. Questi numeri non sono perfettamente confrontabili, perché Paesi diversi utilizzano metodi e periodi differenti, ma raccontano tutti la stessa cosa: durante le settimane più calde è morta molta più gente del normale.

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Perché il caldo uccide senza sembrare la causa della morte

Il nostro organismo funziona bene soltanto all’interno di una finestra termica relativamente stretta e deve continuamente liberarsi del calore prodotto dal metabolismo. Quando la temperatura esterna sale, i vasi sanguigni della pelle si dilatano, il cuore deve pompare più sangue verso la superficie del corpo e cominciamo a sudare. L’evaporazione del sudore sottrae calore, ma contemporaneamente perdiamo acqua e sali minerali. Se l’ambiente è anche molto umido, poi, il sudore evapora con maggiore difficoltà e uno dei nostri principali sistemi di raffreddamento diventa meno efficace. Per mantenere stabile la temperatura interna il corpo è quindi costretto a lavorare sempre più duramente.

È per questo che spesso il caldo non appare come causa immediata del decesso. Può contribuire a un infarto, uno scompenso cardiaco, un’insufficienza renale o una crisi respiratoria, soprattutto in chi ha già una patologia. Le persone anziane sono particolarmente vulnerabili: in Germania gli over 75 risultano la fascia più colpita, mentre in una delle ondate francesi circa tre quarti dell’eccesso di mortalità riguardava persone sopra quella soglia. Contano anche l’isolamento sociale, il tipo di abitazione, il lavoro all’aperto e la possibilità di raffrescare gli ambienti. E sono particolarmente pericolose le notti che rimangono molto calde, perché tolgono al corpo le ore nelle quali dovrebbe recuperare dallo stress accumulato durante il giorno.

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Non chiamatela “estate sfortunata”

Il caldo del 2026 si inserisce in una tendenza molto più ampia. Giugno è stato il secondo più caldo mai registrato in Europa e il più caldo mai osservato nell’Europa occidentale, mentre la combinazione giugno-luglio ha raggiunto valori eccezionali. Le analisi climatiche mostrano inoltre che il riscaldamento prodotto dalle attività umane non si limita ad aumentare leggermente la temperatura media: rende ondate di calore come queste più frequenti e soprattutto più intense. Un confronto con eventi atmosferici simili del passato indica che una configurazione paragonabile, negli anni Settanta, avrebbe prodotto temperature di diversi gradi inferiori.

Questo non significa però che 30.000 morti siano inevitabili ogni volta che arriva un’ondata di calore. L’impatto dipende anche da quanto le città e i sistemi sanitari sono preparati: allerte tempestive, assistenza agli anziani, edifici che non si trasformino in forni, alberi e superfici verdi, accesso al raffrescamento e organizzazione del lavoro durante le ore più calde possono ridurre concretamente la mortalità. Il caldo estremo è quindi contemporaneamente un problema climatico e un problema di adattamento. E forse proprio il numero dei morti in eccesso aiuta a capire quanto sia grave: incendi e termometri a 42 °C sono immagini spettacolari, ma la parte più letale di un’ondata di calore avviene spesso lontano dalle telecamere, nelle case e negli ospedali, quando migliaia di organismi fragili non riescono più a sopportare una temperatura che fino a pochi decenni fa sarebbe stata eccezionale.

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Scrivo di cinema, in particolare quello con i mostri, le esplosioni e i calci volanti, da prima della crisi dei mutui subprime del 2008. Ho scritto anche dei libri sull'argomento insieme al resto della redazione dei 400calci. Traduco libri, organizzo eventi e parlo anche, quando me lo chiedono. Ho persino lavorato alla scrittura di un gioco di ruolo fantasy-satirico, giusto per non farmi mancare nulla.