Fino a qualche anno fa eravamo convinti che non avremmo mai ascoltato o visto certi leggendari tesori rimasti chiusi per anni negli archivi degli artisti. Non in versione ufficiale almeno, visto che alcuni sono usciti sotto forma di bootleg anche se spesso di pessima qualità. Poi band ed etichette discografiche hanno capito che quel materiale doveva essere pubblicato prima che la gente smettesse del tutto di comprare vinili e compact disc o che i fan anzianotti e facoltosi finissero nelle case di riposo. E quindi oggi abbiamo Get Back dei Beatles, le Smile Sessions dei Beach Boys, The Basement Tapes Raw di Bob Dylan con la Band, Homegrown di Neil Young, Tracks II coi Lost Albums di Bruce Springsteen e persino il suo mitizzato Electric Nebraska.
Non significa che gli archivi dei rocker siano stati del tutto svuotati. Anzi, c’è ancora moltissimo materiale che mai uscito, nemmeno in versione “pirata”. Ecco 10 dei tesori più allettanti che non vediamo l’ora di ascoltare e vedere.

The Beatles
È un pezzo di quasi 14 minuti che i Beatles hanno inciso il 5 gennaio 1967, poco dopo l’inizio delle session di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Quasi nessuno l’ha ascoltato. Messa così potrebbe sembrare che un Da Vinci è sepolto nei sotterranei di un qualche museo, ma va fatta un’importante precisazione: Carnival of Light è un esperimento d’avanguardia improvvisato solo strumentale creato dalla band su richiesta di Paul McCartney per il Million Volt Light and Sound Rave alla Roundhouse di Londra. In altre parole, al confronto Revolution 9 è una canzonetta normale. È per questo che Ringo Starr e George Harrison hanno posto il veto quando McCartney voleva includere il pezzo nella seconda Anthology. È in ogni caso una registrazione autentica dei quattro Beatles, realizzata quando erano al top e quindi deve essere pubblicata.

The Beach Boys
Dice il mito che negli anni ’70 Brian Wilson non era più l’autore brillante di un tempo e che ha passato il decennio a combattere contro gravi problemi di dipendenza e di salute mentale. È vero che è stato un periodo a dir poco tormentato per lui, ma è pur sempre riuscito a scrivere canzoni straordinarie come ‘Til I Die o The Night Was So Young. La seconda canzone citata è stata pubblicata nel 1977 su The Beach Boys Love You, album realizzato quasi interamente sotto la guida di Wilson. È stato un insuccesso e perciò il gruppo ha deciso di non pubblicare il seguito, l’altrettanto bizzarro Adult/Child. Versioni alternative di Hey Little Tomboy e Shortenin’ Bread sono uscite in altri dischi dei Beach Boys e quattro canzoni di Adult/Child sono apparse nel box set Good Vibrations, ma la maggior parte del materiale resta inedito. La buona notizia è che potrebbe uscire all’interno di un box set insieme a Love You e M.I.U., ma finora nulla è stato annunciato ufficialmente.

Bob Dylan
Il 7 giugno 1988 Bob Dylan ha dato il via a un tour che è tuttora in corso. Ha superato quota 3000 concerti e pare non abbia intenzione di fermarsi tanto presto, alla faccia dei suoi i 85 anni. Nonostante la ricchezza delle Bootleg Series, Dylan non ha ancora dedicato un capitolo al progetto a cui si è dedicato negli ultimi quattro decenni, il suo tour infinito. C’è un problema: i concerti degli anni ’90 e dei primi 2000 non sono stati registrati molto bene dal team di Dylan. «Alcuni sono stati registrati su DAT o su altri formati dell’epoca», ha raccontato una fonte a Rolling Stone nel 2017. «Chi avrebbe mai pensato che non sarebbero durati? Nei ’90 c’erano questi due fan che andavano ai concerti e nascondevano i registratori sotto i cappelli. Si sedevano in sezioni diverse del pubblico per ottenere un effetto stereo. Quelle registrazioni suonano meglio dei nastri fatti al mixer». È per questo che nel box set Time Out of Mind del 2023 sono state utilizzate anche registrazioni effettuate dal pubblico. E là fuori ci sono abbastanza nastri di qualità eccellente da permettere, un giorno, di assemblare un box set straordinario. Consiglio spassionato: si cominci dal Supper Club del 1993, dall’El Rey Theatre del 1997 e da qualsiasi cosa del tour europeo del 2000.

The Rolling Stones
Il tour di Exile on Main Street del 1972 è stato filmato da Robert Frank e Daniel Seymour. Erano gli anni selvaggi degli Stones e le telecamere hanno catturato Mick Jagger che sniffava coca, una groupie intenta a iniettarsi eroina e ogni sorta di eccesso sessuale. Frank e Seymour hanno dato al film il titolo di una famigerata canzone che gli Stones avevano consegnato alla Decca nel 1970 per rispettare un obbligho contrattuale sapendo che era troppo oscena perché l’etichetta la pubblicasse. Per ragioni comprensibili, gli Stones hanno storto il naso quando hanno visto il film finito e hanno deciso di far uscire al suo posto Ladies and Gentlemen: The Rolling Stones. È stato raggiunto un accordo insolito in base al quale Frank poteva proiettare il film alcune volte all’anno a patto di essere fisicamente presente alle proiezioni. Questo significa che il film è stato effettivamente proiettato più volte nel corso del decennio ed è facile trovarlo online. Manca però una pubblicazione ufficiale e immaginiamo che non arriverà tanto presto.

Bob Seger
Per ragioni incomprensibili, la stragrande maggioranza della musica che Bob Seger ha realizzato nel primo decennio della carriera, in buona sostanza un album all’anno, è fuori catalogo da decenni. Non è stata pubblicata in cassetta né in CD e, naturalmente, non è disponibile in digitale. L’unico modo per procurarsela attraverso canali legali è acquistare i vinili fuori catalogo, spesso a prezzi maggiorati. Abbiamo chiesto molte volte a Seger, quasi supplicandolo, di ristampare quei dischi. «Jack White me lo chiede sempre», ha detto nel 2018. «Vuole remixarli tutti, lo farebbe gratis. Ma io sono sempre concentrato su quello che verrà: il prossimo album, il prossimo tour. Forse quando andrò in pensione mi occuperò seriamente della questione». In pensione c’è già e da sei anni. E quindi gli diciamo: lascia che Jack White o qualcuno con quel talento metta mano al tuo catalogo. E già che ci sei, lascia che un regista faccia un documentario su di te. Non ci spiacerebbe nemmeno leggere un’autobiografia. Sei uno dei grandi, un collega di Bruce Springsteen. Lui ha fatto un gran lavoro nel ricostruire la propria storia. Lui ha imparato molto da te, ora impara tu da lui su questa cosa.

Neil Young
In lutto per la morte del roadie Bruce Berry e del chitarrista Danny Whitten, nel 1973 Neil Young ha registrato quello che è forse il suo disco più bello, Tonight’s the Night. È un album ruvido, emotivamente tosto, realizzato velocemente sotto l’effetto di droghe pesanti. Young pensava fosse troppo intenso per essere pubblicato, 18 mesi dopo ha ceduto. Nel frattempo perà ha messo mano al mix, ha cambiato l’ordine dei brani, ne ha aggiunti alcuni e ha eliminato gli intermezzi parlati. «La gente pensa che quel Tonight’s the Night sia la versione autentica», ha detto il produttore dell’album David Briggs, «ma io so che non è così: è la versione annacquata». Secondo lui, Young, il manager Elliot Roberts e la casa discografica hanno rovinato il vero Tonight’s the Night e l’hanno lasciato in disparte «manco fosse una specie di mostro». Non è chiaro se la versione originale montata da Briggs esista ancora. Se non esiste, va ricreata. I fan aspettano da una vita di poterla ascoltare.

Pink Floyd
Grazie a The Dark Side of the Moon i Pink Floyd sono diventati una delle band più grandi al mondo. Ma in fondo erano ancora un gruppo art rock e non sapevano bene che farsene di tutto quel successo. La loro prima idea è stata realizzare un album radicalmente anti-commerciale e sperimentale, utilizzando esclusivamente oggetti di uso quotidiano come elastici, bombolette spray, bottiglie di birra, bicchieri da vino. Hanno trascorso diversi giorni negli studi di Abbey Road a registrare canzoni di questo tipo, finché non si sono resi conto che sarebbe stato un suicidio e hanno iniziato a lavorare a Wish You Were Here. I nastri di Household Objects sono rimasti negli archivi e alcuni elementi sono stati utilizzati all’inizio di Shine On You Crazy Diamond. Nel 2011, inoltre, due pezzi sono stati pubblicati nei box set di Dark Side of the Moon e Wish You Were Here, ma l’album completo non si è mai sentito. Sony ha acquistato di recente il catalogo dei Floyd e sta preparando l’ennesima grande campagna di ristampe. Non mi sorprenderei se lo pubblicasse prima o poi.

Jimi Hendrix
Nel 1970, pochi mesi prima di morire, Hendrix ha registrato 16 nuove canzoni con una chitarra acustica. Aveva intenzione di pubblicarle in un album provvisoriamente intitolato Black Gold. Il nastro è passato per molte mani, finendo alla fine in possesso della sorellastra Janie eppure, nonostante la quantità sterminata di album dal vivo, raccolte di outtake e compilation pubblicate dopo la sua morte, è ancora chiuso negli archivi. Difficile distinguere la leggenda dalla realtà quando si parla di Black Gold, ma a quanto pare le canzoni hanno un carattere autobiografico e ripercorrono la storia della sua vita. I fan aspettano da anni una pubblicazione ufficiale, ma quel giorno sembra non arrivare mai. Forse nel 2030, in occasione del 60esimo anniversario della morte, ci sarà finalmente concesso di ascoltarlo?

Bruce Springsteen
Grazie ai bootleg e alle pubblicazioni d’archivio, i fan di Bruce Springsteen hanno accesso a una quantità incredibile di materiale prodotto in studio durante il periodo d’oro, quello che va dal 1973 al 1987. L’unica eccezione è Tunnel of Love. È un peccato, perché sarebbe affascinante ascoltare demo, outtake e versioni alternative. Pezzi come Beneath the Floodline, Don’t Go Givin’ Up, Pretty Baby Will You Be Mine, Things Ain’t That Way e Rain (In the Pourin’) non sono mai state ascoltate. Sappiamo che esistono soltanto grazie ai registri delle session. Forse nel 2027, per il 40ennale, avremo un Walk Like a Man – The Tunnel of Love Sessions. Fino ad allora, questa rimane l’epoca meno esplorata della carriera di Springsteen.

Prince
O.J.: Made in America di Ezra Edelman è uno dei più grandi documentari di sempre. Quando si è saputo che il regista stava lavorando a un documentario in più parti su Prince, con la piena autorizzazione degli eredi, le aspettative erano altissime. Edelman ci ha lavorato per cinque anni intervistando quasi tutte le persone che conoscevano bene il musicista e facendo una full immersion negli archivi audiovideo di Paisley Park. Ne è uscito un film di nove ore. Chi l’ha visto ha detto che è un capolavoro. Purtroppo nel frattempo la nuova dirigenza della Prince estate ha bloccato il documentario temendo che i dettagli su come il musicista trattava le donne potessero danneggiare il brand. Non è piaciuta nemmeno l’affermazione di Wendy Melvoin secondo cui Prince le avrebbe detto che avrebbe riunito la vecchia band soltanto se lei avesse rinnegato la propria omosessualità. A chi può decidere sulla sorte del documentario diciamo: guardate che sappiamo che Prince non era un santo, sappiamo che maltrattava le donne, sappiamo che era un complottista e che negli ultimi anni di vita aveva idee discutibili. Sappiamo che è morto per un’overdose di farmaci. Sappiamo che era tormentato e che ha lasciato dietro di sé molta sofferenza. Ma, per favore, lasciateci vedere il documentario. Un regista geniale ha dato cinque anni della sua vita per realizzarlo. Tenerlo chiuso in un cassetto è un crimine. Fate uscire quel maledetto film, farete un enorme favore al mondo.