Il Canada risponde a Donald Trump e annuncia dazi fino al 50% su oltre 700 prodotti 'Made in Usa' dal valore complessivo di 20 miliardi di dollari. Come promesso dal premier Mark Carney, Ottawa non si piega dunque al tycoon, replicando "dollaro su dollaro" alle tariffe statunitensi, senza lasciarsi spaventare neanche dalle mire espansionistiche del commander-in-chief che, sulle scia di quanto fatto per il Golfo del Messico, ha annunciato di voler cambiare il nome del lago Ontario in 'lago America'. Una provocazione che conferma la fissazione di Trump nel voler ridisegnare la mappa dell'emisfero occidentale su cui gli Stati Uniti si sentono leader indiscussi.
Di fronte alle minacce di Washington, Carney ha sfoderato ancora una volta il pungo duro. Lo aveva fatto a Davos decretando la fine dell'ordine mondiale a guida americana, ed è tornato a farlo ora per proteggere il suo Paese. Nella battaglia può contare sull'appoggio del premier dell'Ontario, Doug Ford, che ha definito il presidente americano un "perdente" e un "tiranno", spingendosi a suggerire di lasciare gli Stati Uniti al buio tagliando le forniture di corrente elettrica. Trump dal canto suo non ha lesinato parole pesanti eni confronti di Carney e Ford, chiamandoli "pagliacci" e bollando il premier candese come un "leader inefficace a caccia di un sostegno politico che non ha". Un'analisi che, però, non rispecchia la realtà: nella battaglia commerciale contro gli Stati Uniti, i canadesi sono più che uniti con il loro premier. Mentre gli americani, soprattutto quelli che vivono negli Stati confinanti con il Canada, non sembrano voler seguire Trump. "Il 40% delle esportazioni dell'Ohio e il 60% di quelle Michigan è diretto in Canada. Non riesco a immaginare che i repubblicani di quegli stati e nel resto del Paese siano entusiasti dell'assurdità promossa da Trump. Probabilmente in segreto fanno il tifo per Carney", ha commentato l'ex segretario di Stato, Hillary Clinton.
partire dall'8 settembre, intanto, il Canada applicherà dazi del 15%, del 20% e del 50% su oltre 700 prodotti importati dagli Usa, colpendo una serie di beni che vanno dai fogli di alluminio per uso domestico ai componenti per il settore ferroriviario, passando per l'acciaio. Ma anche articoli come lavastovoglie, lavatrici e cucine. Per infliggere uno schiaffo ancora più pesante alla Casa Bianca, le tariffe canadesi colpiranno soprattutto alcuni Stati americani per aumentare la pressione politica sull'amministrazione in vista delle elezioni di metà mandato. La raffica di dazi è poi accompagnata da un pacchetto di aiuti da 5,5 miliardi di dollari per le aziende e i lavoratori canadesi.
Nell'annunciare le contromisure alla stangata americana, Ottawa ha esortato i canadesi ad acquistare sempre più i prodotti 'Made in Canada' e ha promesso che risponderà a qualsiasi altro attacco di Trump, anche a quello sui dazi al 50% sulle auto. "Abbiamo parlato con Ford, Honda e Toyota della minaccia" a stelle e strisce, ha detto la ministra dell'industria Melanie Joly. Ma da quando Trump è tornato alla Casa Bianca e ha provato a rivendicare il Canada come 51mo Stato, i canadesi hanno già fatto muro e causato un crollo delle vendite di prodotti 'Made in Usa'. In forte calo anche il turismo canadese negli Stati Uniti, per anni meta privilegiata e facilmente raggiungibile. Per il Canada, indubbiamente, la stretta di Trump rappresenta un duro colpo all'economia. Ma anche per gli Stati Uniti le conseguenze non sono indifferenti: il rischio è un ulteriore aumento dei prezzi per i consumatori, già messi alla prova da un carovita che non molla la presa e che, a loro avviso, vede nei repubblicani i maggiori responsabili.
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