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«Raid su obiettivi europei? Mi sembra una minaccia seria, occorre tenere alta la guardia»  - L'Unione Sarda.it


Analisi.

25 settembre 2026 alle 00:50

Il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della difesa, analizza il rischio di raid russi contro obiettivi europei (Italia compresa), le possibili conseguenze politiche e la vulnerabilità delle installazioni militari e industriali. «Non credo che un attacco sia imminente, ma sarebbe imprudente ignorare questa possibilità».

Un attacco con droni contro obiettivi europei è uno scenario tecnicamente realistico?

Dal punto di vista tecnico, sì. I nuovi ordigni possono essere costruiti e trasportati con relativa facilità, senza particolari precauzioni, e anche il loro impiego è diventato più semplice. Lo abbiamo visto con l’attacco alle basi aeree russe in Siberia: droni trasportati su camion hanno colpito bombardieri di enorme valore.

Ci sono elementi per ritenere concreta questa minaccia?

È evidente che qualcuno considera la minaccia abbastanza seria. Penso alla decisione di Macron di riunire riservatamente i leader politici francesi, di maggioranza e di opposizione. Al termine dell’incontro, anche il Rassemblement National, generalmente considerato vicino alla Russia, ha diffuso un comunicato molto deciso sulla sovranità della Francia e sulla necessità di proteggerla. Questo ci dice che la questione viene presa sul serio.

Se accadesse, sarebbe un salto di qualità nel confronto tra Russia ed Europa?

Dobbiamo anche ricordare che da tempo assistiamo a episodi che mettono alla prova la nostra capacità di resistenza: attacchi informatici, incursioni di droni oltre i confini, sconfinamenti di velivoli. Sono fatti diversi tra loro, ma possono essere letti anche come un modo per mostrare capacità operative e osservare le nostre reazioni. Un’azione dimostrativa più grave potrebbe rafforzare, in alcuni settori dell’opinione pubblica, la richiesta di ridurre il sostegno all’Ucraina per timore delle conseguenz e.

L’Italia corre un rischio serio?

Il rischio è ipotetico, ma non può essere escluso. L’Italia presenta anche una certa fragilità politica: sul rapporto con la Russia e sul sostegno all’Ucraina le posizioni sono divergenti sia a destra sia a sinistra. Questa divisione potrebbe essere considerata da qualcuno un elemento su cui fare leva. Un certo livello di rischio esiste.

Quali precauzioni ritiene necessarie?

Anzitutto una sorveglianza attenta di quello che accade. Si parla di navi mercantili o apparentemente tali che potrebbero trovarsi in posizioni adatte a lanciare droni. Ricordo che, in un passato abbastanza recente, una nave mercantile russa sostò per un certo periodo al largo di Perdasdefogu, davanti all’area del poligono del Salto di Quirra. Naturalmente la presenza di una nave, da sola, non prova alcuna intenzione ostile. Ma quando si verificano situazioni di questo tipo bisogna prestare attenzione. È il lavoro che la nostra intelligence è chiamata a svolgere .

La Sardegna, con le sue installazioni militari, è particolarmente esposta?

La Sardegna corre un rischio come il resto dell’Italia. Sull’isola ci sono installazioni importanti, ma ce ne sono anche in altre regioni. Siti industriali e militari sono distribuiti sul territorio nazionale e potrebbero diventare il bersaglio di un atto dimostrativo. Parliamo di questo: l’esplosione di un ordigno in un luogo scelto per il suo valore simbolico avrebbe un impatto notevole.

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