Quando si manda un giocatore in prestito l'auspicio è sempre che possa crescere: i giovani spesso vengono ritenuti non pronti o comunque troppo acerbi, e quindi sembra quasi un affare girarlo a una squadra in cui può accumulare minutaggio ed esperienza. Eppure, delle volte quel calciatore conviene quasi tenerlo con sé: è vero che lo spazio nelle big è poco, ma si tende a mandar via ragazzi in maniera troppo sbrigativa. Delle volte lo si fa addirittura per cercare profili più pronti nella stessa casella.
L'esempio più lampante è quello di Antonio Raimondo: il giocatore è di proprietà del Bologna. In avvio di stagione Tedesco ha deciso tuttavia di puntare su Artem Dovbyk, reduce da un'annata travagliata con la Roma, e su Roberto Piccoli, mai definitivamente sbocciato.
E Raimondo? Alvini l'ha accolto volentieri a Frosinone. Ma l'esperienza formativa ha preso una piega interessante.
Due doppiette nelle prime quattro partite per l'attaccante nato a Ravenna. Il suo rendimento fin qui è stato alto ed è andato di pari passo con quello degli altri giocatori ciociari: Ghedjemis, Calò, Schmid e Kvernadze stanno tutti convincendo, merito di un gioco collaudato e di molte idee interessanti. Ma chissà che Palladino non stia disegnando il Bologna del futuro con Raimondo in squadra.
La Roma ha deciso addirittura di privarsi di Alessandro Romano, probabilmente uno dei migliori calciatori usciti negli ultimi anni dal proprio vivaio. Fece bene in Serie B ed è stato ceduto in prestito con obbligo di riscatto al Cagliari in estate. Risultato? Gol nella prima giornata, costantemente tra i migliori in campo e convocazione in nazionale maggiore.
Alla Roma i centrocampisti in mancano: Cristante, Konè, Pisilli e De Roon sono tutti giocatori validi, con esperienze e background diversi ma sicuramente di grande spessore. I risultati della Roma danno ragione a chi ha costruito la squadra, ma Romano poteva comunque tornare utile e Pisacane lo ha definito addirittura «molto simile a Strootman». E se avesse ragione?
Ha un nome esotico e un cognome che rimanda a uno dei migliori doppisti del tennis italiano, eppure Dominic Vavassori è uno dei migliori talenti del calcio italiano. Baldini lo ha capito e lo ha chiamato in occasione dello stage successivo alla debacle Mondiale. L'Atalanta sa di avere tra le mani un ragazzo promettente, tanto è vero che lo spazio in U23 fu molto alto.
Sarri però non ha voluto cambiare la coppia Scamacca-Krstovic, che comunque ha consentito agli orobici di prendersi la qualificazione europea lo scorso anno. Solo il tempo dirà se ha avuto ragione, intanto Vavassori ha segnato già due reti in questo avvio di stagione con il Palermo, che ha tutte le carte in regola per puntare alla promozione.
Ovviamente non è la regola, ci sono casi che certificano invece che con le giuste accortezze e garanzie mandare un prestito un ragazzo può essere una soluzione giusta: Cissè e Liberali lo scorso anno giocarono nel Catanzaro di Aquilani e sono stati lanciati (anche Favasuli è rimasto solo un anno ma a titolo definitivo).
Il posto per Cissè e Liberali al Milan era effettivamente limitato, ma la dirigenza rossonera è stata brava a capire le circostanze e a scegliere il destino giusto per le loro carriere. Non c'è una soluzione giusta e una sbagliata, ma tutto dipende dalla squadra, dal giocatore e dal contesto. Delle volte mandare un ragazzo in prestito può essere utile, ma spesso si commettono errori di valutazione.
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