Sigfrido Ranucci torna all'attacco di Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, scelti dalla Rai per la nuova conduzione di Report. E questa volta precisa cosa intendesse quando aveva definito «mediocre» la decisione dell'azienda. Il bersaglio, sostiene, non sarebbe la professionalità dei due giornalisti, ma la scelta di affidar loro uno dei programmi d'inchiesta più importanti della Rai. Una distinzione che Ranucci mette subito in chiaro nel lungo post indirizzato in particolare a Piervincenzi: «Mediocre non è la vostra professionalità, che non metto in discussione, mediocre è la scelta di mettervi alla guida del programma». Ma andando avanti i toni diventano decisamente più duri, soprattutto nei confronti di Presutti.
La replica nasce dalle dichiarazioni rilasciate da Daniele Piervincenzi al quotidiano Domani. Ranucci contesta il peso dell'esperienza maturata dal giornalista all'interno dell'universo di Report. «Un servizio realizzato per Report, peraltro mai andato in onda, non fa di nessuno un conduttore», scrive. Ricorda quindi la precedente esperienza di Piervincenzi alla guida di Popolo Sovrano nel 2019, citandone gli ascolti, oscillati secondo Ranucci tra il 2,4% e il 3,8%. L'ex conduttore interviene anche sull'inchiesta realizzata da Piervincenzi in Congo sulla morte dell'ambasciatore Luca Attanasio. Ranucci conferma di aver accettato quel lavoro, ma precisa che si trattava di un progetto destinato ai Lab e non di un'inchiesta principale di Report. Poi rivendica il percorso che lo portò alla conduzione: 36 anni di Rai, gli anni da inviato, le missioni nei Balcani, in Iraq e a Sumatra, fino all'arrivo a Report nel 2006 e al lungo affiancamento a Milena Gabanelli. Il messaggio è chiaro: per Ranucci, guidare Report dovrebbe essere il punto di arrivo di un percorso costruito all'interno del giornalismo d'inchiesta, non una semplice nomina.
Ancora più pesanti sono le parole riservate a Giulia Presutti. Ranucci ricorda di essere stato tra i primi a credere nelle sue capacità e di averla successivamente riaccolta nel programma dopo una precedente uscita. Ma ora la accusa di aver nascosto per settimane a lui e agli altri colleghi l'accordo per la nuova conduzione. Secondo la sua ricostruzione, Presutti avrebbe saputo già da tempo che sarebbe diventata uno dei nuovi volti di Report, senza comunicarlo alla redazione. Un comportamento che Ranucci definisce una rottura difficilmente ricomponibile. Ed è qui che arriva uno degli attacchi più duri: «Il coraggio e la tenuta psicologica non sono le sue migliori qualità. Se la cava meglio con opportunismo e furbizia». Ranucci sostiene inoltre che, da quando la notizia della nuova conduzione è diventata pubblica, Presutti non gli avrebbe più risposto al telefono.
Per l'ex conduttore il problema non riguarda soltanto il curriculum della giornalista, ma anche il rapporto con la squadra che dovrebbe guidare. Ranucci si domanda come Presutti possa diventare «il volto credibile» di una redazione alla quale, secondo la sua versione, avrebbe nascosto per settimane l'accordo raggiunto con la Rai.
Parla quindi di una «frattura insanabile» e tira in ballo anche la «gratitudine». Nel post difende contemporaneamente gli inviati storici di Report, descrivendoli come giornalisti «straordinari», anche se «ruvidi» e capaci di non fare sconti neppure a lui.È proprio sul termine che ha acceso lo scontro che Ranucci sceglie di chiudere il suo intervento. Ribadisce che ambire alla conduzione di Report è legittimo. Ciò che contesta è arrivarci, a suo giudizio, senza un percorso adeguato e mentre la squadra storica del programma vive una delle fasi più difficili della sua storia. E la conclusione è probabilmente la frase più pesante dell'intero post: «Non è mediocre chi non ce l'ha fatta. È mediocre chi ce l'ha fatta senza essersela guadagnata».
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