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Raphael Gaspardo: "Forlì, ho detto no all’A1. Subito convinto da Nanni"


Lunedì Raphael Gaspardo compirà 33 anni e li festeggerà ancora in maglia Unieuro Forlì: inizierà la terza stagione di fila, unico ‘sopravvissuto’ insieme a Tommaso Pinza della squadra della scorsa annata. Fra la casa dei genitori in Friuli e qualche puntata a Lignano Sabbiadoro, l’ala forlivese non ha però mai smesso di allenarsi: "Durante l’estate lavoro con i pesi tutti i giorni e per cinque giorni alla settimana faccio anche basket con un allenatore e talvolta con mio fratello Thomas che mi dà una mano".

Gaspardo, può spiegare perché ha scelto di rimanere a Forlì? Erano in pochi a ipotizzarlo. "Le ragioni sono tre. In primo luogo, io a Forlì mi trovo veramente bene: come casa, ambiente, persone, distanza dalla mia terra, oltreché come società e organizzazione. In secondo luogo, non ho avuto voglia di cercare una situazione diversa. Ho avuto richieste da club di A1 e A2, ma avrebbe avuto senso lasciare un posto in cui stai bene e lavori bene solo per un po’ di soldi in più?".

E il terzo motivo? "È il terzo ma in realtà è un aspetto molto importante: dopo aver parlato con coach Nanni, sono molto curioso di essere protagonista nello stile di gioco fatto di velocità, un po’ al ‘corri e tira’ americano che si adatta molto bene al mio modo di giocare e che negli ultimi anni non si è quasi mai visto. Sono carico e non vedo l’ora di iniziare".

La nuova Unieuro sarà una squadra con molti giovani. "Sarà una situazione molto interessante e stimolante, so già che sarà bello lavorare con loro. Vedremo quanto noi esperti li potremo aiutare e consigliare. E sarà interessante vedere come loro potranno aiutare noi, trasferendoci un po’ di quella passione e sana follia che penso che li contraddistingua. Abbiamo due modi diversi di vivere il basket e sarà curioso vedere come si amalgameranno".

Che squadra le sembra la nuova Unieuro? "Non è facile prevederlo. Posso dire che dei giovani nuovi mi parlano tutti molto bene e il quintetto non mi sembra male: Berdini è giovane ma già esperto, Mian, oltre ad essere un mio caro amico, può difendere dalla guardia all’ala forte ed è un tiratore super. E anche i due americani mi sembrano buoni: Santos Silva è un lungo vero, tosto, rimbalzista: i miei amici di Trieste, che l’hanno affrontato nella coppa europea, me ne hanno parlato molto bene. Mentre Carey mi sembra un Harper più grosso, ottimo passatore, e speriamo sia più concreto di Demonte".

Poi dalla panchina c’è Dada Pascolo. "Anche lui mio caro amico, una sicurezza, in campo e fuori. Mi dispiace molto che non sia rimasto Stephens, un ottimo giocatore e un compagno super".

Le riserve sono quasi tutti giovani. "Me ne hanno parlato tutti bene, anche se dovranno abituarsi a un campionato duro come quello di A2. Mi sbilancio e dico che potremmo essere la Mestre dell’anno passato, forse anche meglio. E comunque noi veterani dopo i primi allenamenti porteremo tutti i ragazzi fuori a cena per conoscerli meglio e fare assaggiare le specialità della cucina romagnola".

Senza obiettivi dichiarati di alta classifica, la nuova stagione poteva essere vissuta come un ridimensionamento. Invece in città c’è una certa curiosità, lo sa? "Me lo hanno detto in tanti e l’ho percepito anche dalle parole dei forlivesi con cui sono in contatto. Ma è importante che sia un entusiasmo giusto, che nasce dalla passione e senza troppe aspettative. Poi so che torneranno anche i ragazzi della curva: in casa questo ci potrà aiutare tanto".

Di coach Nanni cosa pensa? "Ci ho parlato e ci ha messo poco a convincermi. Ho sentito parlare molto bene di lui da amici di Trieste e non solo. Le sue idee di gioco si sposano alla perfezione con le mie quindi credo che andremo molto d’accordo".

Ha dato un’occhiata al calendario? "Sì anche se non ne faccio un’ossessione. Vedo che iniziamo a Cividale e che mi sembra alla portata. Comunque la mia filosofia non cambia: alleniamoci bene, prepariamoci, andiamo in campo e vediamo cosa succede".

Si prospetta una A2 sempre molto competitiva. "Secondo me l’A2 fra i secondi campionati è la migliore d’Europa. In Spagna e Francia probabilmente sono più atletici ma da noi si vedono squadre che giocano meglio. Ci saranno come al solito le solite 6-7 squadre di alto livello poi grande equilibrio. E sicuramente qualche sorpresa in positivo e in negativo".

È consapevole che oltre a fornire il solito rendimento in campo, magari migliorando il 67% ai liberi, dovrà con Mian e Pascolo fungere da guida ai giovani della squadra? "Ne sono perfettamente consapevole ed è proprio un aspetto di questa annata che mi attira e mi incuriosisce molto. Anche perché mi è sempre piaciuto parlare con i giovani, cercare di consigliarli, di tenerli su di morale o tranquilli qualora dovessero esaltarsi troppo. Saremo tre vecchi saggi che cercheranno di aiutare chiunque, allenatore compreso. Sì, sarà proprio un’annata interessante".

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