È nelle dichiarazioni rese dagli indagati durante gli interrogatori di garanzia che il gip Elio Sparacino ha trovato gli elementi per distinguere le posizioni dei cinque agenti della Polizia Locale di Milano, arrestati nell'ambito dell'inchiesta coordinata dal pm Giovanni Tarzia che li vede accusati di peculato, arresto illegale e falso ideologico. Da una parte la commissaria Ilenja Sabato, per la quale il giudice parla di "un'ampia dichiarazione confessoria" e dispone i domiciliari.
Dall'altra i quattro agenti Mattia Rignanese, Denni Dileo, Vincenzo Compagnone e Rosario Piscopo per i quali resta il carcere, anche per "l'elevato rischio di inquinamento probatorio". Sabato, secondo quanto ricostruito nell'ordinanza, ha riferito che "tutti gli indagati erano perfettamente a conoscenza delle modalità con cui sarebbe avvenuto l'intervento" che ha portato all'arresto di un pusher, condividendo le scelte operative con tutta la squadra. La commissaria ha inoltre ammesso di aver falsificato i verbali relativi a un arresto dell'1 agosto. Una condotta che, per il gip, "denota un affievolimento del rischio di inquinamento probatorio" e che ha portato a una misura meno afflittiva rispetto a quella degli altri. Non tutto, però, è chiarito. Restano "senza dubbio alcuni elementi da verificare - si legge nell'ordinanza - primi fra tutti l'effettiva estraneità in merito al malfunzionamento della telecamera del circuito comunale" di via Ludovico il Moro. A tal proposito, Sabato ha detto di non sapere nulla della disattivazione. Per gli altri quattro vigili il quadro delineato dal gip è invece più severo.
Rignanese, Dileo, Compagnone e Piscopo hanno offerto "dichiarazioni soltanto parzialmente confessorie", in alcuni punti tacendo "con tutta evidenza elementi a loro conoscenza nel chiaro tentativo di proteggere gli altri elementi della squadra". Ma soprattutto, secondo il giudice, così facendo hanno mostrato la "chiara volontà di proteggere il gruppo", senza un'intenzione di dissociarsi da quanto commesso. C'è poi il caso Dileo. L'agente aveva inizialmente dichiarato di voler rispondere alle domande, ma di fronte alle osservazioni del gip ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Alla fine, quindi, il gip ha rigettato le richieste di revoca o sostituzione della misura cautelare per Piscopo, Rignanese e Compagnone, confermando il carcere. Per Sabato ha invece disposto i domiciliari nell'abitazione del padre, vietandole di incontrare persone diverse dai genitori conviventi e dalle due figlie minorenni e di comunicare con terzi diversi da quelli indicati nell'ordinanza.
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