Mostra del Cinema.
08 settembre 2026 alle 00:35
Un padre, un figlio disabile, i sogni perduti in concorso ieri a VeneziaUn padre amorevole di un bambino con una disabilità, interpretato dal bravissimo Andrea Aggio, con un forte rapporto di confidenza con il nipote adolescente: insieme a perché condividono le esperienze, da genitore, sempre sognate e impossibili da vivere con il figlio. Ecco l’intenso personaggio interpretato da Riccardo Scamarcio in “I figli della scimmia”, l’opera prima di Tommaso Landucci, con Fausto Russo Alesi, Lidiya Liberman, Cristina Odasso, Tancredi Naldini, Luigi Diberti e James Ivory come produttore esecutivo, al debutto alla Mostra internazionale del Cinema di Venezia in concorso nella sezione Orizzonti e in sala dal 17 settembre con Medusa.
«Le parole giuste»
«Quando si toccano questi temi, si rischia sempre che diventino un macigno», spiega Scamarcio che è anche coproduttore con la sua Lebowski a fianco di Lungta Film e Mosaicon Film, con la partecipazione di Hbo Max in collaborazione con Rai Cinema. «A volte anche parlandone con rispetto, gravità, solennità, sono mtutti argomenti che si prestano alla retorica. Qui in realtà l’elemento della disabilità non è preponderante: è più un film sulla genitorialità, sulla paternità e sulla famiglia in genere, quasi un'educazione sentimentale di un padre».
La storia
Nella storia (vincitrice, fra gli altri, del premio Solinas nel 2021), l’attore si cala nei panni di Dario, padre di Enrico, un bambino disabile, al quale dedica ogni cura e attenzione; l'uomo parallelamente ha anche un bel rapporto con il figlio adolescente di suo fratello, Giacomo (Naldini) al quale trasmette le passioni che non può vivere con il figlio, come quella per la moto. Una proiezione di sogni inespressi che prende sempre più spazio nella sua vita famigliare.
La forza di Andrea
«Il fatto che il film riesca ad essere lieve, delicato, trattando un argomento del genere è dato dalla struttura, dalla regia e da quest’ensemble, anche di attori», aggiunge Scamarcio. Landucci si sofferma sul tono del film: «L'incontro con Andrea è stato fondamentale. Ci serviva per il ruolo un ragazzo con disabilità, che però fosse anche consapevole di quello che stava facendo e potesse recitare. Andrea, affetto da paralisi cerebrale infantile, come avevamo scritto nella storia, è totalmente cognitivo, tanto che ha anche arricchito il personaggio con gesti che compie nella sua vita». Per conoscere Andrea «sono andato a casa sua», racconta Scamarcio. «Ho incontrato i genitori, la sorella. Lui che guida la sua sedia a rotelle elettrica col piede sinistro su un joystick, è quindi indipendente del movimento, mi ha acchiappato la mano e mi ha portato davanti alla tv per vedere un mio film su Netflix».
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