Più fondi alla ricerca di frontiera e meno burocrazia per favorire l'innovazione e rendere l'Europa più competitiva: lo chiedono all'Unione Europa 60 ricercatori, 20 dei quali di sette enti di ricerca e università italiane, che dalla rivista Science lanciano l'appello perché la ricerca sia più valorizzata in quanto motore della crescita economica. L'appello arriva in vista della definizione del prossimo programma quadro di investimenti europeo per il 2028-2034.
"L'Europa dispone di uno straordinario talento scientifico, ma troppo spesso perdiamo slancio tra la scoperta e l'applicazione", dice Dario Polli, del Politecnico di Milano e uno degli autori principali dello studio, al quale hanno partecipato anche Istituto Italiano di Tecnologia, Politecnico di Torino, Scuola Imt Alti Studi Lucca, Università Bocconi, Consiglio Nazionale delle Ricerche e Ifom (stituto Fondazione di Oncologia Molecolare) di Airc. "Abbiamo bisogno di un percorso più continuo - osserva - che consenta alle idee promettenti di passare dalla ricerca fondamentale a tecnologie, imprese e soluzioni capaci di generare impatto economico e sociale".
Queste conclusioni nascono dall'iniziativa Inpact!, la rete nata che dal 2023 riunisce oltre 120 ricercatori-innovatori di 20 Paesi dello Spazio europeo della ricerca, vincitori di bandi del Consiglio Europeo della Ricerca (Erc). Per gli autori dell'articolo sarebbe necessario rafforzare ulteriormente i fondi europei per la ricerca, che in Ue sono circa un decimo di quelli investiti negli Usa, e redistribuirli riducendo i finanziamenti alle tecnologie mature per aumentare quelli a ricerche di base e di frontiera, capaci di generare più valore economico e competitività.
"L'Europa è in una 'trappola delle tecnologie intermedie': siamo specializzati in settori maturi come l'automotive e i macchinari industriali, mentre settori di frontiera come l'IA e le biotecnologie rimangono troppo piccoli", osserva Giorgio Presidente, dell'Università Bocconi. "Per rafforzare competitività e autonomia strategica dell'Europa, dobbiamo ricostruire il percorso dalla scoperta scientifica al mercato, finanziando le idee migliori e mettendo ricercatori e innovatori in condizione di trasformare le scoperte di oggi nelle industrie ad alta tecnologia di domani".
I ricercatori rilevano inoltre che le candidature ai finanziamenti Ue dovrebbero essere più rapide e valutate più direttamente sulla sostanza dell'idea e il potenziale utilizzo; propongono poi che le agenzie nazionali di finanziamento assumano impegni pluriennali per sostenere i progetti eccellenti, che superano con successo la valutazione europea ma che non possono essere finanziati con il budget Ue disponibile.
"Per trasformare un maggior numero di scoperte scientifiche in nuove tecnologie, prodotti e servizi che raggiungano il mercato, sarebbe utile disporre nelle nostre istituzioni di un percorso più chiaro, con passaggi ben definiti, tempistiche prevedibili e procedure semplificate", aggiunge Amanda Silva Brun, del Consiglio nazionale della ricerca scientifica francese e prima autrice dello studio. "Rendere l'intero processo più semplice da seguire - ha concluso - potrebbe consentire a un maggior numero di noi di trasformare la conoscenza in soluzioni per la società".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA