Rider, film di chiusura della SIC a Venezia 83 e al cinema dal'8 ottobre, è una storia di incontri, quello tra Sami e Nia ma anche quella tra due mondi artistici come quelli del cinema e della musica, sullo sfondo di una Milano contemporanea.
Originalità, innovazione, ma anche una sana dose di coraggio... o incoscienza? Questo è quanto ci è venuto in mente guardando Rider, il film che a Venezia 83 ha chiuso la Settimana Internazionale della Critica. Il motivo è semplice, perché si tratta di un progetto, realizzato da Movimenti Production (la realtà dietro le serie di Zerocalcare per Netflix) insieme a Red Joint, Emotion Network con Rai Cinema e la partecipazione di HBO Max, che punta a mettere insieme due mondi diversi, ovvero quello del cinema e della musica, in modo peculiare e suggestivo. Una contaminazione capace di parlare alle nuove generazioni, che siamo curiosi di vedere come accoglieranno il film quando arriverà al cinema dal'8 ottobre grazie ad I Wonder Pictures.
Un incontro curioso tra cinema e musica in cui si rispecchia anche quello alla base della trama di Rider, quello tra Sami e Nia. La storia parte infatti da Samuele, detto Sami, un giovane rider che si muove con disinvoltura con la sua bici tra le strade di Milano e che la notte di Capodanno, mentre la città si prepara a esplodere di festeggiamenti, consegna un ordine di sushi in una villa di lusso. Con la mezzanotte che incombe e un problema alla bici, viene invitato a restare per la serata e lì incontra Nia, una ragazza concreta e diversa da lui, con cui però scatta subito una forte intesa.
Un nuovo amore che sboccia? Mentre i due iniziano a conoscersi, però, Sami prende una decisione d'istinto che porta a delle conseguenze che deve decidere come affrontare.
Si parte dall'incontro narrativo tra Sami e Nia, tra i bravi Lorenzo Aloi e Kaze che li interpretano e sanno restituire le curiosità e insicurezze di due persone diverse tra loro che imparano a conoscersi, circondati da volti noti sia dell'ambito cinematografico che musicale: Claudio Santamaria, Margherita Vicario, ma anche le apparizioni di Levante e Rosa Chemical, Johnny Marsiglia, Ensi e Axos. Uno spazzato di due mondi che nelle figure di Sami e Kia, di Lorenzo Aloi e Kaze, si incontrano.
Il tutto sullo sfondo di una Milano contemporanea per come viene delineata e messa in scena. Non la Milano da bere di un certo racconto cinematografico, ma una città che appare viva e autentica, che definiremmo da cantare per come il film di Roan Johnson e Dade, lo storico bassista dei Linea 77, la inserisce nell'originale progetto di Rider.
"Un film che si ascolta e un disco che si vede" è la definizione usata dagli autori per descrivere Rider e in qualche modo rende l'idea di un film in cui i mondi del cinema e della musica si incontrano come e quanto i due protagonisti, imparando a conoscersi e contaminandosi a vicenda. Quello che Roan Johnson e Dade hanno messo in piedi non è un film musicale in senso stretto, perché è vero che le immagini seguono la musica, e viceversa, ma è altrettanto vero che la sovrapposizione è costante e totale.
Se è vero che parte della storia è veicolata dalle canzoni, raccolte in una colonna sonora che è quasi un concept album di prossima uscita grazie a Universal, è altrettanto vero che gli stessi dialoghi fanno proprio il ritmo del racconto e del film, proseguendo idealmente il senso stesso delle canzoni, mantenendone il ritmo e a tratti le rime. È un approccio originale alla contaminazione tra i due ambiti, che va a creare un ibrido interessante che saremmo curiosi di veder esplorato ancora in futuro, con sempre maggior sicurezza e consapevolezza.
Rider si dimostra un esperimento audace e fresco nel panorama del cinema italiano contemporaneo. Senza la pretesa di essere un musical classico, il film di Roan Johnson e Dade vive della contaminazione tra immagine e suono, poggiando su due protagonisti capaci di dare corpo e voce alle insicurezze di una generazione. Pur con qualche inevitabile ingenuità legata alla natura ibrida dell'operazione, l'opera convince per l'energia e la lucidità con cui trasforma Milano in uno spartito visivo. Un titolo da supportare in sala per chi cerca nuove strade narrative e linguaggi capaci di dialogare davvero con il pubblico giovane.
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