L’eliminazione dell’obbligo del vaccino MMR (Morbillo-Parotite-Rosolia) per l’accesso a scuola in Florida potrebbe innescare la più grande epidemia di morbillo negli Stati Uniti negli ultimi 500 anni, provocando un’ondata di decessi pediatrici mai vista dall’era pre-vaccinale. È la conclusione a cui è giunto un nuovo studio guidato dai matematici della University of Maryland (UMD), pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Analizzando i dati del focolaio esploso nel 2025 in Texas e applicandoli alla demografia e ai tassi di contatto della Florida, i ricercatori hanno dimostrato come anche una ridottissima flessione nella copertura tra i bambini sia in grado di far crollare l’immunità di gregge.
“Vaccinare un bambino è tre volte più efficace nel ridurre la trasmissione rispetto al vaccinare un adulto”, spiega Alice Oveson, prima autrice dello studio. Il motivo risiede nella rete sociale dei più piccoli, fatta di interazioni quotidiane strette e prolungate. “Piccole riduzioni nei tassi di vaccinazione infantile possono portare ad aumenti sproporzionatamente grandi nell’ampiezza dei focolai. È come avere una foresta molto secca piena di fiamme: un’ampia popolazione non vaccinata di bambini è la condizione perfetta per scatenare un incendio devastante e potenzialmente letale”, aggiunge.
Le conclusioni dello studio americano non rappresentano uno scenario isolato, ma costituiscono un monito diretto per l’Italia, dove la circolazione del virus sta già mostrando un’accelerazione preoccupante. Nei primi cinque mesi del 2026 i casi confermati nel nostro Paese sono stati 472, contro i 322 dello stesso periodo del 2025: un incremento del 47%.
“Lo studio dell’Università del Maryland lancia un avvertimento importante: ridurre le coperture vaccinali contro il morbillo può aprire la strada a epidemie molto estese”, commenta Ivan Gentile, ordinario di Malattie Infettive all’Università Federico II di Napoli. “Gli autori hanno simulato che cosa potrebbe accadere in Florida eliminando l’obbligo vaccinale per l’accesso a scuola. Sono proiezioni – specifica – ma il messaggio è chiaro: con un virus così contagioso, anche piccoli arretramenti nelle vaccinazioni possono avere conseguenze rilevanti. E proteggere i bambini ha un ruolo decisivo anche nel limitare la circolazione dell’infezione”.
In Italia la copertura per la prima dose sfiora il 95%, ma crolla all’84% per la seconda dose in età prescolare, ben al di sotto del target di sicurezza fondamentale per bloccare la trasmissione. In questo contesto, qualsiasi ipotesi di rimozione dell’obbligo rischierebbe di compromettere la tenuta della sanità pubblica. “Questo richiamo riguarda direttamente l’Italia”, sottolinea Gentile. “In questo contesto, eliminare l’obbligo vaccinale contro il morbillo in Italia sarebbe una scelta inappropriata sul piano della sanità pubblica: rischierebbe di indebolire una protezione che oggi dobbiamo rafforzare. L’obbligo va accompagnato da servizi accessibili, informazione chiara e dialogo con le famiglie”, aggiunge.
I dati nazionali del 2026 evidenziano inoltre che l’età mediana dei contagiati si attesta sui 30 anni e che, tra i casi con stato vaccinale noto, oltre il 90% non era vaccinato. “Occorre inoltre recuperare gli adulti non immunizzati, che rappresentano una parte importante dei casi italiani”, prosegue Ivan Gentile. “Il morbillo può causare polmoniti, encefaliti e, purtroppo, anche decessi. L’invito è quindi a verificare le vaccinazioni proprie e dei figli e a completare le dosi mancanti con il proprio medico o centro vaccinale”.
Un’esortazione che richiama il valore collettivo della vaccinazione, indispensabile per proteggere chi non può accedere ai sieri per ragioni di salute. “Servono informazioni chiare e servizi accessibili: proteggere se stessi significa anche proteggere i neonati e le persone fragili che non possono vaccinarsi”, sottolinea Gentile. “Ad esempio, un bambino con leucemia non può vaccinarsi per morbillo. La sua protezione dipende esclusivamente dal fatto che il virus non circola perché tutti – o almeno una percentuale elevatissima – si vaccinano”.
Valentina Arcovio