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Rientro a scuola in Puglia tra anticipi e caldo: le date e le polemiche


I ragazzi e le ragazze del quadriennale dell’Itt Savoia-Caracciolo di Bari rientreranno in classe a partire da giovedì. Orario ridotto per loro nella prima settimana (fino al 10 settembre). Solo tre ore al giorno, dalle 8.30 alle 11.30. Se il caso del Savoia-Caracciolo è l’eccezione, iniziando le lezioni due settimane prima del calendario regionale, c’è comunque chi ha deciso di partire il 9 o il 10, anticipando di una settimana il rientro per poter poi fare altri ponti o festività durante l’anno.

Tra questi ricordiamo il Liceo Linguistico e Istituto Tecnico Economico Statale “Marco Polo” che avvierà il nuovo anno scolastico il 9 settembre, prevedendo poi di non far andare i ragazzi e le ragazze a scuola il 30 ottobre, l’8 e il 9 febbraio per carnevale, il 30 aprile, il 31 maggio e l’1 giugno. Mentre al liceo classico Orazio Flacco la prima campanella sarà il 10 settembre prevedendo di fare “festa” durante l’anno scolastico l’8 e il 9 febbraio, il 31 marzo, l’1 e il 2 aprile, e il 7 maggio.

L'avvio anticipato delle lezioni

L’avvio anticipato delle lezioni, previsto dall’autonomia scolastica, non sempre è visto di buon occhio soprattutto al sud dove le temperature molto alte rischiano nelle prima settimane di rendere la permanenza a scuola problematica. Pochissimi gli istituti scolastici dotati di impianti di climatizzazione, nonché sono poche le strutture che hanno aule abbastanza spaziose considerando anche che spesso le classi sono fatte di oltre 25 alunni.

Ogni anno, a ridosso dell’avvio dell’anno scolastico, si discute di queste problematiche, ma quest’anno l’argomento è particolarmente sentito a causa di una delle stagioni estive più calde degli ultimi anni, con le temperature che non sembrano voler dare tregua in città. Lo stesso ministero della Salute ha diramato un nuovo bollettino di andate di calore previste in città per oggi e domani, con temperature percepite previste che dovrebbero arrivare a 36 gradi.

Le proposte

Tra le proposte lanciate in questi giorni quella di avviare l’anno scolastico ad ottobre, ma si tratta di un’idea che non convince né i presidi né le famiglie. Come sottolineato sul Quotidiano da Tina Gesmundo, dirigente del liceo scientifico Salvemini, «il cambiamento climatico è una realtà e diventerà sempre peggio, non so quanto abbia senso proporre di iniziare a ottobre. I fondi dovrebbero essere investiti sulla climatizzazione generale delle scuole».

Sull’argomento, Terry Marinuzzi di La Scuola che vogliamo - Scuole Diffuse in Puglia, in una nota ha sottolineato: «Autorevoli studi scientifici hanno ormai da tempo acclarato come un’interruzione della routine scolastica e dunque degli apprendimenti per oltre tre mesi determini danni a breve e medio termine sui minori, soprattutto sui più fragili. Pertanto, l’APS Scuole Diffuse in Puglia chiede l’immediata installazione di sistemi di monitoraggio della qualità dell’aria e di condizionamento della temperatura in ogni aula didattica poiché il cambiamento climatico è ormai strutturale; ventilare è la soluzione, non posticipare l’avvio delle attività didattiche».

«Sono ormai abituata – aggiunge - alla “farsa comunicativa” che si consuma periodicamente intorno ai temi dell’organizzazione scolastica, soprattutto alla fine di ogni estate. Il dibattito, ormai stanco e ripetitivo, muove sempre da principi in cui non mi riconosco, poiché nessun ragionamento politico che non proceda dal benessere dei minori e dal futuro delle giovani generazioni desterà mai in me alcun interesse. Devo ormai constatare, con estrema amarezza, che ancora una volta “tutto sembra cambiare affinché nulla cambi”». «La mia generazione (e forse anche quella delle mie figlie) – conclude - non vedrà mai aule climatizzate, edifici sostenibili dal punto di vista energetico, spazi di apprendimento adeguati ai ritmi dei più piccoli, biblioteche e piscine scolastiche, aule natura, cortili interscolastici adeguatamente attrezzati per la didattica, mense, aule studio, sale musica e teatro vere e non riadattamenti di sorta. Soprattutto non avremo mai un calendario scolastico europeo con pause didattiche ogni 8/9 settimane, mai il tempo prolungato sino alle 18 nella scuola del primo ciclo, mai una didattica autenticamente personalizzata nella scuola secondaria di secondo grado. Continueremo ad avere invece edifici roventi da maggio ad ottobre, aule ghiacciate nei brevi inverni e palestre negli scantinati polverosi».