Gonnesa-Carbonia-Portoscuso.
11 agosto 2026 alle 00:37
Esposto alla Procura degli ambientalisti: si indaghi sui danni alle personeEsposto alla Procura sugli impianti di energia rinnovabile nell’area Gonnesa-Portoscuso-Carbonia e sui numerosi cavidotti, diretti alla futura sottostazione Terna da costruire a Nuraxi Figus. L’ha presentato l’associazione Adiquas e l’ha inviato anche alla presidente della Regione Alessandra Todde, al ministero della Transizione ecologica e a quello della Cultura. «Ci sono più di venti progetti per impianti di rinnovabili tra fotovoltaico ed eolico nell’area, questi sono quelli nei siti istituzionali», dice Giancarlo Ballisai, presidente di Adiquas, l’associazione ambientalista di Nuraxi Figus, frazione di Gonnesa.
Impatto pesante
«L’impatto cumulativo», aggiunge Ballisai, «sarebbe devastante. Alcuni cavi passeranno vicino alle case, talvolta a meno di cento metri. Quali effetti avranno sulla salute delle persone?». Gli ambientalisti battono molto su questo punto: «Abbiamo segnalato la mancanza di studi sanitari su campi elettromagnetici, riscaldamento del suolo ed effetti sulle aree urbane attraversate. Ci sono poi la modifica permanente alla morfologia dei terreni e la presenza, in questa zona, di un contesto archeologico di rilevanza nazionale. Tante criticità: chiediamo verifiche specifiche, la salute delle persone è una questione molto seria».
I timori
Sono potenzialmente otto i cavidotti dalle diverse sottostazioni in arrivo alla sottostazione Terna di Nuraxi Figus, se i progetti si tramutassero in impianti. Otto cavidotti che raggiungerebbero prima Cortoghiana e poi Nuraxi Figus, passando nel centro abitato fino alla sottostazione Terna. Nella frazione di Gonnesa, sospesa tra la miniera della Carbosulcis e l’area industriale di Portovesme, la futura sottostazione elettrica è guardata con sospetto. «Gli impianti Fer, i cavidotti e la sottostazione – si legge nell’esposto di Adiquas – ripropongono problematiche ambientali e sanitarie già sperimentate in passato con esiti catastrofici. Nei progetti si riscontra una sottovalutazione e banalizzazione dei problemi, con affermazioni che giustificano la necessità del sacrificio del territorio e di chi lo abita, ignorando il diritto alla salute».
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