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Rissa in campo San Bortolo, indagine in corso: i video finiscono in Questura


VENEZIA - La rissa di San Bortolomio tra antifascisti e un gruppo di stranieri, sarà oggetto di un’indagine. «C’è un’indagine in corso, è importante capire cosa sta succedendo» ha detto ieri il vicesindaco Francesca Zaccariotto. 
Quattro, cinque minuti di follia hanno acceso i riflettori su campo San Bortolo, quando alcuni giovani sono venuti alle mani per posizioni ideologiche opposte. Tommaso Cacciari ha annunciato per oggi una conferenza stampa «in cui presenteremo i video che abbiamo. Si vedono le varie fasi e le facce, che abbiamo girato alla Questura. Si è trattato di un incontro casuale, in cui dieci naziskin olandesi e neozelandesi aggrediscono i “fioi” per una maglietta antifascista. È gravissimo. Si vede anche che nessuno dei ragazzi alzi un dito, mentre loro sono partiti con spray al peperoncino, pugni alle ragazze per circa cinque minuti. So che ci sono interrogazioni parlamentari in arrivo».

Le reazioni

Per Cacciari è «singolare» che tra «control room, mappatura dei telefoni e intelligenza artificiale, il "Far West" a San Bortolo non sia stato fermato da nessun vigile o poliziotto». 
Anche perché «hanno potuto attraversare San Marco, tornare indietro a Bologna dovendo passare per piazzale Roma o stazione pubblicando selfie online. Se l’avessimo fatto noi saremmo stati fermati a Rialto». 
Il rappresentante dei centri sociali definisce il momento «preoccupante», soprattutto dopo l’incremento di episodi accaduti, culminati con la rissa di sabato. C’è anche l’annuncio, per il 19 prossimo, di un evento in piazza, in cui si chiede che «Venturini venga a chiedere scusa pubblicamente».

Una riflessione è offerta anche sull’ideologia razzista: «C’è un legame razzista tra immigrazione e delinquenza. Non dimentichiamoci che i furtarelli li faceva una volta chi non aveva da mangiare. È impensabile che l’umanità non si muova, lo fa da sempre, come gli italiani che vanno a Londra». 
Per il vicepresidente di Fratelli d’Italia in Senato, Raffaele Speranzon, è fondamentale che «chi venga a casa nostra scelga di rispettare la norma e di diventare “noi”, accettando un processo di assimilazione, come hanno fatto gli italiani all’estero, che sono diventati americani, brasiliani, argentini, accettando di chiamare i propri figli Joseph e John». Più precisamente: «Ci sono tre modelli di accoglienza, il primo, il riconoscimento, caro alla sinistra, di venire a stare qui come se si fosse a casa propria. Poi l’integrazione, che vuol dire anche rispettare le leggi, riconoscendo diritti e doveri, fino all’assimilazione, e sarei per questo. Cioè rinunciare a quello che sei per diventare quello che sono io, diventare italiani. Se voglio andare nel West Usa mi devo andare a vestire da cowboy, come gli altri, accettando l’idea, perché lo spazio è riempito anche di contenuti, costumi, usi e tradizioni». Da ultimo, sui provocatori chiarisce «non mi piacciono», per aggiungere che «per me non c’è un brutto clima, speriamo che la violenza politica sia distante». 

Martella: «Venezia non merita questo»

Per il consigliere comunale e senatore Pd Andrea Martella, oltre alla solidarietà, «Venezia non merita queste violente provocazioni da parte di soggetti riconducibili all’estrema destra e non può diventare un palcoscenico per propaganda, intimidazione e violenza politica. Ho depositato un’interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’Interno, chiedendo che sia fatta piena luce sulla dinamica dei fatti. Fino a Rifondazione Comunista Veneto, che ha aggiunto: «Si tratta una vera e propria aggressione squadrista che è lo specchio del clima di intolleranza e sdoganamento che da quattro anni a questa parte si respira nel Paese».