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Ritorno a scuola in Puglia: presidi contro il caldo e aule senza climatizzatori


Parte il conto alla rovescia per il ritorno a scuola di docenti e studenti. E in Puglia, ultima delle regioni a riprendere le lezioni il 17 settembre, a preoccupare e a scatenare già le prime polemiche sono le alte temperature, difficili da gestire in edifici spesso datati e senza impianti di climatizzazione.

«È un problema oggettivo che non possiamo non vedere – spiega Tina Gesmundo, preside del liceo scientifico Salvemini di Bari – noi, anche per ragioni legati ai lavori del Pnrr e ai problemi collegati di natura gestionale credo che inizieremo proprio il 17, non mi sembra il caso di anticipare per fare eventuali ponti durante l’anno con questi chiari di luna meteorologici e con i lavori in corso. I genitori che parlano di fare lezione all’aperto nei cortili perché non vogliono ritardi nella ripresa delle attività non hanno evidentemente contezza delle temperature che si registrano all’esterno. La scuola non ha funzione di babysitteraggio». La polemica insomma torna come ogni anno nonostante le regole siano chiare per tutti: la Regione impone l'inizio delle lezioni in una certa data, e le diverse scuole adattano il calendario con un certo grado di autonomia.

«Noi abbiamo l’esigenza di ricominciare, di avviare una serie di attività – aggiunge Lara Castellana, preside dell’istituto Panetti -. Forse più che spostare il calendario bisognerebbe pensare a delle misure da parte del Ministero e dei vari enti proprietari degli immobili per dotare tutte le aule di un sistema di climatizzazione, visto che stiamo andando verso la desertificazione e il caldo crescente. Dobbiamo capire quali effettivamente sono i vincoli e gli spazi per operare, per adottare le misure che servono per vivere meglio l'inizio della scuola. Smettere di concentrarsi sui palliativi visto che noi 200 giorni di scuola dobbiamo farli per obbligo di legge». Le possibilità di manovra di presidi e docenti sono limitate, come aggiunge Gesmundo: «Il cambiamento climatico è una realtà e diventerà sempre peggio, non so quanto abbia senso proporre di iniziare a ottobre. I fondi dovrebbero essere investiti sulla climatizzazione generale delle scuole. Siamo costretti ad autorizzare vestiti leggeri, come se fossimo dei carcerieri e non volessimo i bermuda per chissà quali ragioni militaristiche».

L'orario ridotto

Tra le misure che le scuole baresi come il Panetti introdurranno anche quest’anno almeno per i primi giorni di lezione c’è l’adozione di un orario ridotto, ma non è «risolutore di nessuna problematica, anche perché poi arriviamo a dicembre e abbiamo il problema opposto, tutti che si lamentano perché dovremmo cominciare più tardi», conclude la preside Castellana. Per gli istituti che si apprestano a ricominciare le proprie attività non ci sono però solo le polemiche sul caldo e sul calendario scolastico.

Tra l’applicazione delle nuove indicazioni ministeriali, l’uso etico dell’intelligenza artificiale e l’armonizzazione delle esigenze dell’utenza con gli scopi educativi fondamentali della scuola, l’anno si appresta a incominciare in uno stato vicino all’emergenza. «Le nuove regole noi le abbiamo già applicate dallo scorso anno – aggiunge la preside del Salvemini - hanno certamente causato qualche dispiacere, soprattutto per i problemi legati ai punti “premio” di credito formativo, per cui alcuni genitori si sono lamentati per mancanza di voti molto alti. Ci si adeguerà. Una stretta disciplinare c’è stata, però a mio avviso le scuole l’hanno applicata con intelligenza. Le indicazioni nazionali sui programmi e la didattica sono invece un'incognita e poi ci sarà da riflettere, e lo dico con grandissima serietà, su questo nuovo esame di Stato che non mi è sembrato brillare per efficienza ed efficacia. L'ultima edizione è stata ancora più mortificante per tutti. Niente di quello che è stato fatto sembra produrre al momento fioriture educative».

A livello organizzativo invece, la preside Castellana dovrà portare avanti la riforma degli istituti tecnici: «Ci è richiesto un certo impegno, soprattutto in fase di riorganizzazione degli indirizzi che ora si sviluppano in verticale, non più con il biennio comune e il triennio di indirizzo. Ogni anno la scuola si apre con delle questioni che devono essere vissute, risolte e quindi portate avanti con il massimo dell'impegno da parte di tutti».