ROVIGO - Altro che Futuro. Per Luca Bellotti quello di Roberto Vannacci rischia di essere «un tonfo nel passato». E dopo appena cinque mesi, l'ex sottosegretario polesano restituisce la tessera e demolisce il progetto politico al quale aveva aderito in aprile: troppi proclami, troppe provocazioni, soluzioni irrealizzabili e, soprattutto, una destra nella quale dice di non ritrovare più «umanità e rispetto».
Fino alla bordata più pesante: «Non vorrei fosse un Grillo 2, la vendetta
Abbiamo già visto i grandi fenomeni. Poi che fine hanno fatto?». Non proprio un addio in punta di piedi. Eppure dal mondo vannacciano arriva immediatamente il tentativo di trattenerlo: «Ci ripensi, le sue motivazioni non sono campate in aria».
A sbattere la porta non è un militante arrivato ieri alla politica. Bellotti, altopolesano, è uno dei nomi pesanti della destra polesana tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila: assessore regionale al Bilancio, tre volte deputato, capogruppo di Alleanza nazionale in commissione Agricoltura e sottosegretario al Lavoro nel quarto governo Berlusconi. E proprio mentre lascia Vannacci rivendica la propria storia: «Resto un uomo di destra, con le mie idee, il mio passato e le mie convinzioni». Ad aprile aveva aderito a Futuro Nazionale mettendoci faccia, esperienza e relazioni e contribuendo, racconta, all'ingresso di oltre 500 persone nella sola provincia di Rovigo. «Leggendo il primo Vannacci avevo pensato che potesse stare all'interno del centrodestra, che fosse aggiuntivo e non sottrattivo. Poteva servire a differenziare e stimolare una compagine di governo che forse sulla sicurezza nelle città e sull'immigrazione avrebbe dovuto essere più efficace. La gente si attendeva qualcosa di più».
Cinque mesi dopo quel giudizio si è rovesciato. «Negli ultimi tempi sembra quasi che la destra sia nata dalla testa di Vannacci. E si arriva a mettere in discussione anche il voto a un governo che, per carità, ha margini di miglioramento, ma che mai e poi mai si può contribuire a indebolire favorendo la sinistra».
Ma è soprattutto sui valori che la distanza diventa una voragine. «Credevo di poter contribuire alla costruzione di una destra rigorosa sui temi dell'immigrazione, della sicurezza, della legalità e del merito, ma anche capace di mettere al centro umanità e rispetto verso le persone di qualunque credo o colore. Purtroppo avevo visto male», scrive Bellotti nella lettera inviata direttamente a Vannacci.
E insiste: «La destra nella quale credo non ha bisogno di esasperare i toni per dimostrare la propria forza, né di rinunciare all'umanità per affermare i propri valori».
Bellotti non rinnega affatto la linea dura sull'immigrazione clandestina. Anzi, attribuisce alla sinistra «la responsabilità di avere aperto all'immigrazione permettendo a tanti di entrare senza programmazione» e invoca pene severe per gli stranieri che commettono reati. Ma traccia una linea netta tra chi delinque e chi vive, lavora e si integra.
«Io non valuto le persone se pregano in una sinagoga o in una moschea. Le valuto per come si comportano, per come rispettano le leggi, per come si sono integrate e per come contribuiscono a lavorare, a far crescere le nostre fabbriche o a curare i nostri anziani». Da qui anche lo scontro sulla possibilità di realizzare uno spazio cimiteriale islamico a Rovigo: «Siamo andati subito in conflitto. Nella mia testa negare un cimitero a chi professa l'Islam è inaccettabile. Si parla tanto di romanità e della nostra storia: i romani avevano la pietas. Significa avere rispetto anche per i morti di altre culture».
Ancora più netto il giudizio sulla remigrazione, uno dei cavalli di battaglia dell'area vannacciana. Per Bellotti è, semplicemente, un'utopia. «Reimmigrare costa 15-20mila euro a persona. Vorrebbe dire mettere sul tavolo l'equivalente di due finanziarie: sono cose irrealizzabili». E poi c'è una questione ancora più elementare: il Paese che esiste già. «Guardiamo i bambini di tutti i colori nelle scuole di oggi e chiediamoci cosa sarà l'Italia tra vent'anni. È evidente che i nostri figli si "mischieranno". E cosa facciamo, li rimigriamo?». La critica è politica prima ancora che economica: «Non si governa con il terrorismo. Ad annunciare i problemi sono capaci tutti, poi bisogna dare risposte fattibili».
Una demolizione alla quale dal mondo di Futuro Nazionale arriva una risposta che, significativamente, non liquida affatto le critiche. Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, invita Bellotti a ripensarci: «La sua sensibilità di uomo di destra ed esperto di lavoro non può andare dispersa». E soprattutto ammette: «Le sue motivazioni non sono certo campate in aria e hanno tutto il diritto di trovare ascolto e riscontro». Per Bellotti, però, ormai, non è neanche più tempo di parlare: quel Futuro promesso da Vannacci è già diventato passato.