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"Rock vuol dire spaccare". 50 anni di carriera di Gianna Nannini


Cinquant’anni dopo l’inizio della sua carriera, Gianna Nannini non sembra interessata a guardarsi indietro. O meglio, lo fa per capire da dove è arrivata quella voce che ancora oggi continua a spaccare, come dice lei, e che l’ha portata da Siena a Milano, dalla California alla Germania, fino a costruire un suono tutto suo. Il viaggio di GiannaGold, il tour con cui nel 2027 celebrerà il suo anniversario nei principali palasport italiani, è iniziato dalla Waldbühne di Berlino con uno speciale rock show sinfonico.

In esclusiva per Harper’s Bazaar Italia, Gianna Nannini racconta cinquant’anni di musica, ricerca e libertà, e il rapporto con Giorgio Armani, che per l’occasione ha creato per lei tre look custom made. Un guardaroba che traduce la sua attitudine rock attraverso una giacca in pelle metallica anticata, una giacca ispirata al tight e un completo nero in lana, impreziosito da strass e da un gilet di cristalli oro pallido. Tre interpretazioni diverse dello stesso linguaggio, tra richiami al guardaroba maschile, pelle e dettagli preziosi. Perché, per Gianna, anche un abito deve fare la stessa cosa della musica: aiutare a esprimere quello che hai dentro.

⁠Per un concerto così importante indosserà sei look custom made Giorgio Armani. Quanto è importante per lei che i look riflettano l’energia della sua musica? E qual è il capo più emblematico del suo stile?

Per questo concerto per me così importante indosserò un look custom made, un dono che è nato proprio da Giorgio Armani, con cui ho collaborato tante volte. Per me è importante cantare libera, e questa linea creata da lui su di me esalta il mio modo di essere, di cantare, e Giorgio. Era ancora in embrione quando ci ha lasciati, e questo grande dono lo porto volentieri su questo palco, perché la classe italiana di Armani è unica e mondiale.

person with hands on head wearing robe labeled "gianna gold"

Courtesy of Giorgio Armani

La moda ha attraversato decenni di cambiamenti, ma lei non ha mai perso il suo stile personale. Qual è il segreto per evolvere senza mai perdere la propria identità?

Quando ero a Siena volevo andare a vivere a Milano perché la musica a Siena non la trovavo, non facevo ancora rock, facevo la cantautrice, non sapevo ancora cosa fosse. Il rock vuol dire spaccare, vuol dire cantare dentro una base, dentro una batteria. Io andavo per conto mio, col mio tempo. E poi è arrivato il sogno americano. Sono partita per la California, si suonava per strada con tutti, cosa che non avveniva in Italia, neanche a Milano. Da noi c’era il mito degli americani, della musica americana, suonavano insieme, si scambiano delle cose, e io volevo scoprire la mia identità, vocale e musicale. E poi grazie al mio manager Peter ho incontrato Conny a Colonia. Abbiamo fatto i primi esperimenti insieme a Mario Pagani che suonava tutti gli strumenti cosiddetti etnici dell'area mediterranea e abbiamo creato il mio suono mediterraneo, nato per la mia voce.

Cinquant’anni di carriera: quali sono le canzoni che hanno segnato le svolte più importanti del suo percorso? E in che modo?

Nella prima parte della carriera, fino ai 30 anni non sapevo bene chi ero. Musicalmente avevo questa voce, però non avevo il vestito o il sound design adatto alla mia voce. Poi l’ho scoperto appunto in Germania e sono nata un'altra volta nell'83, e dall'ottantatré non ho più perso il centro della mia musica, il mio centro e sono sempre andata avanti su quello sentivo. Quando scrivo una canzone non mi arrampico negli specchi, deve arrivare il messaggio, quella fonte che mi dà l'ispirazione. La fonte è più brava di me.

elegant armani clothing on hangers, featuring a sparkling vest, black jacket, and metallic jacket.

Courtesy of Giorgio Armani

Quanto una città può influenzare il modo in cui un artista sceglie di esprimersi? E perchè Berlino per questo anniversario?

Perché non c'è altro luogo nel mondo con cui potevo esibirmi con la sinfonica con così tanta gente, 22.000 persone non le fa in un teatro e non puoi avere questo tipo di disegno, fatto da questo architetto del 36 che ha praticamente preso tutto da Epidauro, uno spirito mediterraneo come il mio.

Berlino appartiene a una parte fondamentale della sua storia, legata alla sperimentazione, alla libertà e all’apertura internazionale. Che cosa rappresenta oggi per lei questa città?

Allora da Colonia sono venuta a conoscere Berlino. C’era ancora la Panam, si volava molto basso perché c'era ancora il muro. E questo periodo mi ha fatto capire che c'era una città che veniva abitata da persone che dalla Germania andavano a vivere lì per evitare il servizio militare e mi sembrava una grande forza quella che aveva questa città. Da questo antimilitarismo è partita un po’ tutta la mia poetica, sono venuta qua a sperimentare anche con altri musicisti, con loro ho contaminato la mia la mia italianità.

person wearing a metallic jacket and black pants in a room with wood flooring.

Courtesy of Giorgio Armani

Armani la accompagna da tanto tempo. Qual è uno dei ricordi più simbolici legati al Signor Armani o al brand?

Innanzitutto le linee di Armani le vedi, Armani veste sobrio, non ha bisogno di fronzoli perché conta il contenuto, e il contenuto sei tu. Tu sei quello che c'è dentro. Il vestito deve aiutare quello che hai dentro. Per questo ho scelto Armani, per poter esprimere meglio quello che ho dentro. La musica è anche quello, l’anima. Che è l'anima, quindi lui. Per questo abbiamo collaborato.

Con la maturità artistica arriva più libertà o al contrario si è più inquadrati nella propria identità? C’è qualcosa che può permettersi oggi che non aveva mai immaginato ai suoi inizi?

Posso permettermi di dire no a ciò che non voglio fare. La libertà artistica è difendere la vera libertà, visto che di libertà non ne è rimasta tanta. Lo spazio che abbiamo nel comporre, è una grande spazio di libertà, anche quella di poter dire la tua, e questa libertà va difesa fino alla morte.

close up of a metallic gold giorgio armani jacket with label visible.

Courtesy of Giorgio Armani