Estate 1984. Al jukebox comanda Raf con Self Control, un classico. Per far girare il 45 giri servono 200 lire, per comprare un quotidiano 300 e per bere un caffè al bar bastano quattro monete da cento. Un litro di benzina - super, con tutto il piombo - costa 850 lire, lo stipendio medio è di un milione e centocinquantamila. L’inflazione galoppa al 10%, ma c’è sempre la Lotteria Italia che può cambiarti la vita: un biglietto da duemila lire per sognare il primo premio da cinquecento milioni. Estate 1984, il Napoli strappa Diego Armando Maradona al Barcellona per 13 miliardi e mezzo: è la cifra più alta mai pagata per un calciatore da quando l’uomo ha inventato il pallone. Un’operazione pazzesca, deve muoversi anche il Banco di Napoli, che è ancora “la” banca, a Napoli e in tutto il Mezzogiorno. Quarantadue anni dopo, suggerisce il tool di rivalutazione dell’Istat, quei 13,5 miliardi di lire dovrebbero equivalere a qualcosa come 23,39 milioni di euro, spicciolo in più, spicciolo in meno. Non si arriva nemmeno a trenta, come in certe trattative sotto Ponzio Pilato. Dalle mani da lavare alla mano de Dios: anche Diego, del resto, in vita fu tradito più di una volta. Fu anche ceduto più di una volta: tra il 1980 e il 1992, secondo la stima di Transfermarkt, Maradona ha movimentato 23,77 milioni di euro che, rivalutati dopo oltre tre decenni, sarebbero 49,5 milioni di oggi. Una carriera da leggenda condensata in una cifra che è al di sotto dello standard corrente per un singolo acquisto in Premier.
Per tutto il Mondiale in molti hanno continuato a perdere tempo in paragoni impossibili tra Diego e Messi. Più stimolante un altro interrogativo: come siamo passati dal record di Maradona nel 1984 ai 138 milioni spesi dal Chelsea per Morgan Rogers? Bastano due stagioni in doppia cifra con l’Aston Villa per essere pagati oltre sei volte il Pibe rivalutato in eurozona? Potersi permettere sistematicamente acquisti sopra i 100 milioni non vuol dire necessariamente saper dare il giusto valore a cose o persone. Non è il prezzo a misurare il talento.
Abbiamo ricostruito, dall’estate 1984, i trasferimenti più costosi a livello internazionale di ogni singola stagione. L’andamento dei prezzi racconta molto delle rivoluzioni degli ultimi quattro decenni: c’è un mercato pre e post Bosman, c’è un mercato prima e dopo l’Euro, c’è un mercato prima e dopo Cristiano, c’è un mercato prima e dopo il boom dei diritti tv e dei nuovi format delle coppe europee. Per buona parte degli anni Ottanta e Novanta il colpo più ricco veniva piazzato da un club di Serie A, c’è riuscito anche il Bari quando si è regalato Platt. Citiamo altre due operazioni simbolo di quegli anni. Nell’estate delle notti magiche Roberto Baggio passa dalla Fiorentina alla Juve per 25 miliardi di lire: sei anni dopo Diego, gli stipendi medi sono saliti a un milione e mezzo di lire, in edicola il Corriere dello Sport si compra a 1.200 lire, con cento in più si mette un litro di benzina nella Fiat Uno, il caffè ne costa seicento e la Lotteria Italia fa sognare con uno zero in più, cinque miliardi. Il Divin Codino, 36 anni dopo, si sarebbe rivalutato fino a 30,38 milioni di euro. Sette anni dopo, un’altra stella in arrivo da Barcellona sbarca in Serie A. L’Inter si regala Ronaldo, quello vero, il Fenomeno, per 51 miliardi, l’equivalente di 45,7 milioni di euro attuali. Meno di quelli che servivano per Palestra o Lookman...
A cavallo del Millennium Bug l’orizzonte ha iniziato a spostarsi sempre più in là, finché non è stato più alla nostra portata. Figo e Zidane, uno dopo l’altro approdati al Real, sono stati i primi a infrangere il muro dei 100 miliardi quando ancora noi contavamo in lire. Poi la curva ha iniziato a salire rapidamente, senza controllo. Nella prima estate dell’euro, il record è stato il passaggio di Rio Ferdinand allo United per 46 milioni. E la curva si impenna.
Per anni il Real ha fatto credere di aver pagato 94 milioni per Cristiano Ronaldo ed è questa ancora oggi la cifra tracciata da Transfermarkt. Sicché il primo a infrangere quota 100 sarebbe stato Gareth Bale per andare a giocare, guarda un po’, al Bernabeu. Poi è subentrato il revisionismo contabile: Bale era caduto in disgrazia a Madrid e sono spuntati i costi accessori per l’ingaggio del portoghese, con la spesa totale salita a 104,7 milioni di euro. Dopo il ritorno di Pogba allo United - i Red Devils lo avevano perso gratis e se lo sono ricomprati dalla Juve per 105 milioni - l’acquisto top di ogni singola stagione è stato sempre in tripla cifra. A impressionare non sono i 222 milioni versati dal Psg al Barça per Neymar o i 180 pagati dal Psg al Monaco per prendersi Mbappé, è semmai la media di operazioni costosissime per calciatori che non necessariamente rappresentavano in quel momento la prima scelta assoluta sul mercato. A luglio 2022, il Benfica compra Enzo Fernandez dal River Plate per 10 milioni più 8 di bonus, sei mesi dopo lo rivende al Chelsea per 121. Va bene, ha vinto il Mondiale a dicembre, ma basta a moltiplicare per sei volte il prezzo? Nel mondo reale gli affari che fruttano così tanto sono tutti illegali. Durante il Mondiale 2022, PlayRatings aveva realizzato uno studio pubblicato poi dal “Sun” rivalutando le grandi operazioni di mercato del passato, tenendo conto dell’evoluzione dei ricavi dei club e dell’andamento dei prezzi. Il termine di riferimento, allora come oggi, è sempre Neymar con i suoi 222 milioni, il trasferimento più ricco di sempre. Ronaldo all’Inter ai giorni nostri sarebbe costato 450 milioni e Moratti lo avrebbe preso anche a questa cifra. Maradona al Napoli ne sarebbe costato 355, ma questo prezzo vale solo prima della Mano de Dios e dello scudetto, dopo fanno 450. Un sesto di Rogers o il doppio di O Ney? La seconda che hai detto.
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