Mario Roggero ci spera davvero di poter ottenere la grazia da Sergio Mattarella. Il gioielliere di Grinzane Cavour in cella dal 17 luglio - quando si è è presentato a Bollate dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per l'uccisione di due rapinatori che erano usciti dal suo negozio - si sta adattando alla vita in carcere dove sono state continue le visite di consiglieri regionali e politici.
La prima quella del vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini il giorno dopo il suo ingresso in cella, ieri quella del senatore leghista Giorgio Maria Bergesio che è un amico di famiglia.
Al parlamentare, che ha riferito dell'incontro alla Stampa, Roggero ha spiegato che la sua speranza è che "il presidente Mattarella prenda in esame la richiesta di grazia con molta attenzione e umanità al di là e al di sopra delle polemiche che hanno segnato la mia vicenda".
E polemiche, e posizioni differenti certo non mancano. Sono partite raccolte firme, ieri a Milano è stata fatta una manifestazione per la grazia (invero con una unica partecipante), e fra i membri del governo Salvini subito ha proposto il provvedimento di clemenza mentre il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha definito "non opportuno" sollecitare su questo il Capo dello Stato.
Una posizione condivisa anche dal presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, che ad Avvenire ha osservato come "la grazia è tale, la parola si spiega da sé: c'è il diritto a chiederla certo non quello ad imporla! Ricordando sempre che questo istituto è normato, ha delle regole secondo le quali può essere concessa. Perché fare credere che chi strilla la ottiene? Che prassi di giustizia ne viene fuori?". "Lo Stato di diritto per fortuna è certamente più solido delle turbolenze mediatiche, opportunità ghiotte per polemiche, ma che si rivelano bocconi avvelenati e inquinanti un serio dibattito - ha aggiunto -. Tutti abbiamo bisogno di sicurezza e di protezione, ma mai accettare di cercarle da soli!".
Per la sicurezza della sua famiglia è preoccupato l'ormai ex gioielliere, dopo che moglie e figlie hanno riaperto il negozio.
"So che il negozio ha riaperto e vivo un po' in apprensione pensando a mia moglie e alle nostre figlie che se ne occupano. Mi preoccupa la loro sicurezza" e infatti "ad ogni telefonata - ha spiegato - raccomando perché stiano molto attente". Il suo avvocato invece sta pensando alla richiesta di differimento della pena che ha causato un corto circuito fra il tribunale di sorveglianza di Torino (che l'ha rifiutata) e di Milano che ha invece fissato l'udienza per il 16 settembre.
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