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Roma fabbrica di campioni: da Berrettini alla Quadarella, tutti gli atleti cresciuti nella Capitale


La frase è da dépliant, e difatti l’hanno stampata in più d’uno: “Roma è la città degli echi, delle illusioni, dei desideri”. L’hanno anche attribuita, ma è improbabile che il presunto autore sia quello vero, giacché si tratta di Giotto, il genio che dipingeva a mano libera un cerchio perfetto, la famosa “o”. E’ difficile pensare che ai tempi suoi, nel Trecento, si parlasse quel linguaggio. Oggi, oltre che una leggenda metropolitana, quella affermazione sarebbe incompleta: agli echi, alle illusioni ed ai desideri sarebbe da aggiungere un’altra categoria, questa volta non di sensazioni e sentimenti ma di persone: Roma è la città dei campioni.

DIFFUSA

È una specie di fabbrica di questi ragazzi e ragazze (adolescenti e no, giacché l’età dello sportivo, l’aspettativa di medaglia, s’è allungata, e i nuotatori, per dire solo di loro, non mettono più in naftalina i costumi a vent’anni o poco più ma vanno avanti contro il tempo e i tempi). E’ diffusa sul territorio della Capitale, con centri d’eccellenza. E’ diffusa anche nella mappa degli sport, che non se ne nega nessuno, che sia dei più “basici”, come l’atletica e il nuoto in tutte le loro discipline, dei più “popolari” (anche il calcio è di questi), dei più “esclusivi” (gli aggettivi non sempre rendono con precisione una realtà ma a volte scivolano nell’immaginario) come l’equitazione, dei più “à la mode”, come il tennis, dei più “radicati” in tradizioni d’antico stampo ma rivitalizzate da successi contemporanei, come il canottaggio o la scherma o quel riassunto di cinque sport che pure variando il palinsesto è sempre il pentathlon, o dei destinati alla novità di Los Angeles 2028, che ci sono pure, da qualche parte a Roma dove c’è tutto, campioni che s’allenano al flag football o al cricket: what else? Non è più tempo di incrociare per strada “ragazzi di vita”, i “borgatari” che Pasolini raccontava con i loro dialoghi non sempre “politically correct” e con i loro gesti magari e fortunatamente talentuosi e non ancora imbrigliati negli schemi da esterno alto o esterno basso, braccetto e altre diavolerie da neo-calcio.

OPPORTUNITÀ

Ma, se c’è il talento, c’è anche l’opportunità a Roma. L’hanno scoperto, per esempio, Matteo Berrettini e Flavio Cobolli, i due “romani a New York” del momento (“Flavietto” ha voluto testimoniare la sua “romanità”, e la sua passione romanista cercando un “Roma Club” nella Grande Mela, vestendosi con la maglia da trasferta e godendosi Malen e Joya a Lecce): sono cresciuti e diventati amici e campioni al Tennis Club Parioli, quello che sta nel verde sulla coda di Villa Ada. Lo sa Simona Quadarella, la nuotatrice azzurra più medagliata in Europa (pure più della Divina Pellegrini a dare i numeri, anche se si sa che nello sport i numeri non sono sempre tutto: i record sono fatti per essere battuti, no? Sì, ma le medaglie restano, è la pronta risposta), vasche su vasche prima alla Borgata Ottavia, poi all’Aniene, all’Acqua Acetosa, all’Aquaniene. E Chiara Pellacani, altra romana-copertina dei recenti Europei in acqua: quanti metri avrà fatto in volo tuffandosi dai trampolini dello Stadio del Nuoto al Foro Italico (ma sì, ripetiamolo: la piscina più bella del mondo e se l’hanno detto fra gli altri Phelps e la Pellegrini è obbligatorio crederlo. Se ne intenderanno, no?) o da quelli del Centro Federale messo all’interno di un altro luogo simbolo dello sport a Roma e non solo qual è il CPO Giulio Onesti, quello all’Acqua Acetosa, scuola di sport. CPO è l’acronimo di Centro Preparazione Olimpica ed è dunque il nucleo fondamentale dal quale partono poi tutti i conteggi di medaglie olimpiche che fanno dell’Italia uno dei Paesi sportivi di maggior successo tanto da essere sempre ai primi posti nelle statistiche dedicate. Lì, al CPO, si fa di tutto: per i tuffi è un angolo di Cina a Roma, puoi incontrarci le ragazze di Velasco quando stanno in città per qualche evento a disputare (e vincere magari); e adesso puoi guardare anche a un pezzetto di basket dell’Nba.

UN GIRO IN CITTÀ

Ma in questo “giro per Roma”, magari da fare in Vespa (più sicura la guida di Gregory Peck, più piacevole quella di Audrey Hepburn) puoi arrivare fino al mare di Ostia, che Paltrinieri, allenandosi lì, lo guarda e pensa a Long Beach e ai Giochi 2028, o a quello che puoi respirare a Castel Porziano, al Centro Sportivo delle Fiamme Gialle. Pure lì si vola, ma non da un trampolino o da una piattaforma, bensì da una pedana: citofonare Andy Diaz e la voglia che già s’è tolta dei 18 metri nel salto triplo e la sua non pazza idea che gli frulla per la testa da quando ha scelto di farsi italiano: è il mondiale della specialità, l’ormai più che trentenne 18,29 di Jonathan Edwards, l’inglese che non saltava la domenica perché era “il giorno del Signore” ma poi quando troppe volte aveva dovuto rinunciare a una finale scelse il peccato e l’ingaggio. Andy, 18,15, è a meno di un palmo: vuole costruirlo a Castel Porziano. L’atletica, ovviamente, non è solo qui: ci sono il “Paolo Rosi” (Jacobs vi dice niente?), le Fiamme Azzurre a Casal del Marmo, l’Esercito alla Cecchignola, i Carabinieri a Tor di Quinto e tanto altro. Perfino i sampietrini, volendo: i piedi scottano, ma Abebe Bikila li percorse scalzo. Abebe Bikila! Ogni giorno potrebbe essere da Olimpiade in questa fabbrica dei campioni. Dove vennero su i D’Inzeo e Mancinelli (alla Farnesina) adesso c’è Pigì Bucci; a Capannelle sono tornati i cavalli (lì imparò Cristian Demuro); a Pietralata (aspettando la Roma che verrà) crescono artisti del nuoto; al Foro Italico si può fare e vedere di tutto. Lì Roma ’60 non è solo un ricordo: è una possibilità.

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