Dal 24 al 27 settembre torna Roma Film Corto con la XVIII edizione, quattro giornate dedicate al cinema breve tra proiezioni, formazione, networking e incontri internazionali. Alla Casa del Cinema saranno presentate le opere selezionate per il Festival, mentre il 26 settembre alla VETRA Academy arriveranno il regista giapponese Akiyoshi Kitagawa con l’anteprima fuori concorso di Portraits e Luis María Ferrández con la prima italiana di Rabiosa. Il 27 settembre la cerimonia di premiazione chiuderà la manifestazione
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Il cortometraggio ha una strana e magnifica presunzione: crede che pochi minuti possano bastare per inventare un mondo. Talvolta ci riesce meglio di film che di minuti ne hanno centoventi. È forse per questo che continua a essere uno dei territori più liberi del cinema, palestra per nuovi autori ma soprattutto forma autonoma, capace di sperimentare linguaggi, immagini e storie senza dover necessariamente chiedere il permesso alla durata.
Dal 24 al 27 settembre Roma torna a fare spazio a questo cinema concentrato con la XVIII edizione di Roma Film Corto, festival internazionale promosso dall’Associazione SB Vision APS, presieduto da Roberto Petrocchi e diretto artisticamente da Adriano Squillante ed Enzo Bossio.
Quattro giornate di proiezioni, formazione, incontri internazionali e networking che attraverseranno diversi luoghi della Capitale, dalla Casa del Cinema alla VETRA Academy – Ex Studi Voxson, fino ai Gold TV Studios, chiamando a raccolta registi, produttori, interpreti, tecnici, professionisti dell’audiovisivo e nuovi talenti.
Il 24 e 25 settembre sarà la Casa del Cinema a ospitare le proiezioni delle opere selezionate per il Festival, con un programma che prova a restituire la pluralità geografica e linguistica del cortometraggio contemporaneo.
Nella sezione Opere Internazionali figurano Lost & Found, Leftover, The Committee, At the Edge of the Waves e Sukua. Prospettive Italia riunisce invece ACE, Linea Parallela – Ligne Parallèle, Un’occasione d’oro, Sombrerete e La Strega del Frutteto.
Lo sguardo si allarga poi all’Area Mediterranea, con Sofiane, Del Otro Lado del Camino, Tesoro, Thysia e La Hora Escrita, mentre la sezione Doc e Docufilm comprende Forever Young, Between Salt and Sky, Os Arcos Dourados de Olinda, The Life of Len e Kovanoz – An Endless Labor.
Particolarmente nutrita la selezione dedicata all’animazione, con Genesis, Snorri, City of Roses, Jungle Race, Kenopsia, Spear, Free Food Race, Les Funérailles de la princesse Limace, The Garden, Tinku, Kosmogonia, The Stonemason, Winter in March, In God We Trust, Les Deserteurs e Forget Me Not.
Completano il programma le opere dedicate a Impresa, Cooperative e Territorio — Nella storia di una rinascita, Farewell, Baytora, Tre Storie e Red Rectangle — e quelle della sezione Talenti Emergenti e Giovani Autori, che presenta Fiji, Shaman Bells, Re-cording, Holy Dues e Fora.
Un catalogo inevitabilmente eterogeneo, perché il corto vive proprio di contaminazioni: può essere racconto, documento, animazione, esperimento, frammento. Non è necessariamente l’anticamera di qualcosa di più lungo. Qualche volta, semmai, è il luogo in cui un’idea arriva prima.
Il 26 settembre il festival si sposta alla VETRA Academy – Ex Studi Voxson, in via di Tor Cervara 286, per una giornata che mette al centro formazione, terzo settore, collaborazioni e dialogo internazionale.
Tra gli appuntamenti principali c’è l’arrivo dal Giappone del regista Akiyoshi Kitagawa, che presenterà in anteprima e fuori concorso il cortometraggio Portraits. La proiezione si inserisce nel percorso dedicato ai festival gemellati, alle collaborazioni internazionali e ai nuovi progetti, allargando ulteriormente la geografia di una manifestazione che considera il formato breve un naturale territorio di scambio tra cinematografie differenti.
Durante la giornata sono previsti anche momenti di confronto con università, professionisti e istituzioni, oltre a occasioni di networking. Perché un festival, soprattutto quando si occupa di cinema indipendente e nuovi autori, non dovrebbe limitarsi a spegnere le luci e accendere lo schermo: dovrebbe anche permettere alle persone di incontrarsi prima e dopo la proiezione.
Sempre il 26 settembre, dalle ore 20, spazio alla prima italiana di Rabiosa, film spagnolo diretto da Luis María Ferrández, presente a Roma insieme a due dei produttori.
La proiezione sarà preceduta da un incontro con gli autori, occasione per entrare nel percorso creativo e produttivo dell’opera e per ribadire una delle vocazioni della manifestazione: mettere in comunicazione chi il cinema lo realizza e chi lo guarda, cancellando almeno per qualche ora quella linea invisibile che troppo spesso separa lo schermo dalla platea.
Il 27 settembre, infine, ai Gold TV Studios di via Giacomo Peroni 150, saranno proclamate le opere vincitrici e assegnati i riconoscimenti nelle diverse sezioni. La cerimonia conclusiva sarà riservata e accessibile esclusivamente su invito.
A valutare le opere della XVIII edizione sarà una giuria presieduta dal produttore cinematografico Pete Maggi, fondatore di Cine1 e tra i fondatori di Eagle Pictures.
Al suo fianco Annaluce Licheri, avvocata esperta in diritto d’autore e proprietà intellettuale, docente e vicepresidente della Genova Liguria Film Commission; Carlo Poggioli, costumista di fama internazionale e presidente dell’ASC – Associazione Italiana Scenografi, Costumisti e Arredatori; e Catello Masullo, giornalista e critico cinematografico, membro del SNCCI e presidente del Cinecircolo Romano.
Accanto alla giuria opera inoltre una commissione di professionisti chiamata a valutare le diverse componenti del lavoro cinematografico. Andrea Starvaggi coordina la selezione delle opere; Sara Petraglia segue la regia, Fabrizio Sabatucci la recitazione, Anna Cadioli il montaggio, Nour Gharbi la fotografia, Lorenzo Crescentini la sceneggiatura, Luigi Maria Mennella la colonna sonora e Fabrizio Mazzotta l’animazione.
Regia, attori, montaggio, fotografia, scrittura, musica, animazione: dietro una manciata di minuti c’è, in fondo, quasi tutto quello che serve per fare cinema. Solo con meno tempo per sbagliare.
Ed è forse questo il senso più interessante di Roma Film Corto 2026: guardare al cortometraggio non come a una versione ridotta del lungometraggio, né semplicemente come a una palestra per chi un giorno girerà film “veri”, ma come a un linguaggio dotato di regole, possibilità e vertigini proprie.
Quattro giorni per ricordare che la grandezza del cinema non si misura necessariamente in minuti. A volte bastano pochi fotogrammi, un’inquadratura inattesa, un montaggio, una voce. E un’idea abbastanza forte da non avere bisogno di due ore per farsi ricordare.