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Rubata l'aquila degli alpini sul cippo della Bastia del castello. Il capogruppo delle Penne nere: «Riportatecela»


PORDENONE - Sparita. Ieri mattina Ervino Mucignat, capogruppo degli Alpini di Torre, è salito alla Bastia del castello e giunto davanti al cippo delle Penne nere si è accorto dell’amara sorpresa: l’aquila che sovrastava il monumento non c’era più. Qualcuno, durante la notte, l’ha staccata e portata via.
Un gesto che lo ha lasciato attonito, anche perché il valore materiale dell’oggetto è praticamente nullo. È di ferro ottonato e, come spiega Mucignat, chi l’ha portato via non può certo pensare di ricavarci qualcosa.
Quell’aquila, però, rappresenta la storia degli Alpini, la memoria dei Caduti e il legame con la comunità. Ed è proprio questo a rendere ancora più sgradevole quello che appare come un gesto vandalico fine a se stesso. «Non so dire se i responsabili di questo fatto mi facciano più rabbia o più pena – racconta Mucignat –. Non possono davvero farci nulla con quell’aquila. Il suo valore è praticamente zero. È proprio un dispetto fine a se stesso».


Il legame


Il legame degli Alpini con la Bastia, del resto, è tutt’altro che casuale. Il Comune ha affidato al gruppo una parte degli spazi dell’area e le Penne nere sono state tra i protagonisti del recupero dell’ex PnBox, insieme ad altre associazioni di Torre. Nel 2017 partirono i lavori per riportare a nuova vita i locali, mentre nel 2018 venne inaugurata la nuova sede del Gruppo Alpini Rionale di Torre. Un intervento che ha contribuito a trasformare quegli spazi in un luogo di aggregazione per il quartiere e per la città, con gli Alpini impegnati anche nella gestione e nella cura della struttura.


Le criticità


Il problema, secondo Mucignat, è che fuori dagli spazi utilizzati dalle associazioni la situazione è diventata da tempo difficile da gestire, soprattutto quando le attività cessano nel tardo pomeriggio. Con il calare del buio la Bastia sarebbe diventata un punto di ritrovo per gruppetti di persone che approfittando dell’oscurità e del fatto che il luogo stesso sia defilato e appartato per bivaccare, bere, fare crocchia. Quasi ogni mattina le Penne nere si trovano a raccogliere bottiglie, bicchieri, immondizie e resti.
«Troviamo per terra di tutto – spiega Mucignat –. Di giorno c’è movimento, ma calato il sole ci vanno solo loro. Con il buio quella zona diventa praticamente una zona franca».
E questa volta qualcuno ha preso di mira il cippo. Mucignat ha anche provato a cercare lungo le rive del Noncello, nel caso l’aquila fosse stata gettata nei pressi del fiume. «Sono andato a fare un giro per vedere se per caso la vedevo da qualche parte, ma non sono stato fortunato».


L’appello


Da qui la decisione di presentare denuncia in Questura. «Non so a cosa possa servire – ammette –. Non ci sono nemmeno telecamere in zona».
Prima della denuncia formale, Mucignat aveva affidato a Facebook, sul gruppo “Sei di Torre se...” un appello rivolto direttamente ai responsabili, invitandoli a tornare sui propri passi: «Ragazzi, fate i bravi. Se non l’avete già buttata nel Noncello, con l’aiuto del buio come siete abituati, riportatecela».
Un appello dai toni amareggiati, ma anche quasi paterni, nel quale il capogruppo invita i ragazzi a riflettere su quello che hanno fatto e sul rispetto per i simboli e per la memoria della propria comunità.
Il gruppo, che è stato costituito nel 1962 e da allora mantiene vivo il ricordo dei Caduti e delle tradizioni alpine, non intende comunque arrendersi. L’auspicio è che quanto è stato portato via possa tornare al suo posto, ma in caso contrario, gli Alpini sono già pronti a far realizzare una nuova aquila. Perché il cippo senza di lei rimarrebbe orfano di uno dei simboli dell’alpinità, che invece vanno tramandati nonostante tutto.

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