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Russia, le basi dei missili Tomahawk in Norvegia obiettivo in caso di guerra totale. «Possono colpire Mosca»


La Russia alza il livello dello scontro con la Nato e indica per la prima volta in modo esplicito i possibili bersagli di un eventuale conflitto nel Nord Europa. Nel mirino di Mosca finiscono i siti di dispiegamento e i centri di comando e controllo collegati ai sistemi missilistici statunitensi schierati in Norvegia. Un avvertimento che arriva mentre la tensione cresce lungo tutto il fianco settentrionale dell'Alleanza, dalla penisola di Kola al confine russo-norvegese, e mentre sul fronte occidentale la Germania accusa Mosca di una crescente campagna di guerra ibrida.

Secondo quanto riferito da Reuters il 7 settembre, il ministero degli Esteri russo ha dichiarato che Mosca presterà «particolare attenzione» alle postazioni associate ai sistemi missilistici americani in Norvegia, aggiungendo che queste installazioni e i relativi centri di comando «diventerebbero obiettivi in caso di conflitto militare».

I Tomahawk a pochi passi dalla Russia

Il riferimento è al sistema basato sui lanciatori Mk-41, consegnato dagli Stati Uniti alla Norvegia ad agosto secondo quanto riportato dai media americani. I lanciatori possono utilizzare diversi tipi di missili, compresi i Tomahawk, sistemi da crociera a lungo raggio.

Per Mosca è un passaggio particolarmente sensibile. Dalla Norvegia, sostiene il ministero degli Esteri russo, missili di questo tipo potrebbero raggiungere una parte consistente della Russia europea, compresa Mosca.

Il Cremlino considera quindi il dispiegamento parte di un più ampio rafforzamento militare occidentale lungo i confini russi.

La risposta russa arriva proprio mentre Oslo sta potenziando le proprie forze nell'estremo Nord. Ad agosto la Norvegia ha annunciato l'ampliamento della Finnmark Brigade, la brigata creata vicino al confine russo. Entreranno nella struttura un battaglione di artiglieria, una batteria di difesa aerea e una compagnia di comunicazioni. La brigata potrà inoltre coordinare il fuoco con aerei e navi norvegesi e della Nato.

Mosca ha contestato anche i piani norvegesi per nuovi sistemi missilistici a lungo raggio entro il 2030. È la stessa area geografica nella quale si concentra una parte essenziale della capacità militare strategica russa.

La penisola di Kola

Il punto più delicato è la penisola di Kola, nell'Artico russo. Qui si trovano alcune delle installazioni più importanti della Flotta del Nord e una parte fondamentale della capacità nucleare strategica di Mosca. Secondo un'analisi di Reuters, la penisola ospita circa due terzi delle capacità russe di deterrenza nucleare di secondo colpo e sei dei dodici sottomarini nucleari armati della Marina russa.

È un'area sempre più osservata dalla Nato dopo l'ingresso di Finlandia e Svezia nell'Alleanza. La penisola di Kola si trova infatti a ridosso del territorio norvegese e finlandese, trasformando l'estremo Nord in uno dei punti più delicati del confronto militare tra Russia e Occidente.

L'intelligence norvegese considera la situazione particolarmente sensibile. Nel suo rapporto annuale 2026 sottolinea che la Flotta del Nord continua ad avere un ruolo centrale nella deterrenza russa e che i sottomarini strategici e quelli dotati di missili da crociera mantengono una presenza vicino ai confini norvegesi, con le missioni nell'Atlantico considerate una priorità.

Non è solo una questione di missili. Nell'area della penisola di Kola la Russia ha intensificato anche le attività di guerra elettronica. I disturbi ai sistemi di navigazione satellitare Gnss vengono registrati con regolarità dal 2022 e sono aumentati dopo gli attacchi ucraini contro installazioni russe. Le interferenze hanno avuto effetti anche nello spazio aereo norvegese.

Inoltre proprio dalla penisola di Kola operano le unità russe specializzate nelle attività di guerra sottomarina e di intelligence sulle infrastrutture. Secondo l'intelligence norvegese, le capacità offensive del "Gugi", la struttura russa per le operazioni in acque profonde, comprendono mezzi progettati per mappare e, in caso di conflitto, colpire infrastrutture occidentali sottomarine.

La guerra ibrida

Se nel Nord la contrapposizione è soprattutto militare, nel resto d'Europa la Russia sta conducendo una guerra combattuta sotto la soglia del conflitto aperto. Cyberattacchi, sabotaggi, operazioni di influenza, spionaggio e droni rappresentano l'altro fronte dello scontro. Berlino ha attribuito alla Russia il tentativo di attacco con un drone all'aeroporto di Lipsia/Halle, considerato un importante snodo logistico per il trasporto di materiali destinati all'Ucraina. Il governo tedesco ha affermato che gli elementi raccolti indicano un coinvolgimento dello Stato russo e ha parlato di una campagna sistematica di attacchi ibridi. Mosca ha respinto le accuse.

Nelle stesse ore le autorità tedesche stanno indagando su altri possibili atti di sabotaggio contro infrastrutture energetiche. In particolare, sono stati registrati episodi sospetti ai danni di sottostazioni elettriche in Brandeburgo e nella zona di Colonia, mentre a Berlino la polizia sta indagando sull'incendio di una sottostazione nel quartiere di Moabit.

Dopo le accuse tedesche sul caso di Lipsia, Berlino ha deciso la chiusura del consolato russo di Bonn e di un centro culturale russo nella capitale. Mosca ha risposto oggi annunciando la chiusura del consolato generale tedesco a San Pietroburgo e dei centri del Goethe-Institut in Russia. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov è arrivato a definire le accuse tedesche sull'attacco di Lipsia come «l'inizio di una vera guerra», accusando il cancelliere Friedrich Merz di voler trasformare la Germania nella principale potenza militare europea. Berlino, naturalmente, respinge questa lettura e considera invece le azioni russe parte di una strategia di pressione e destabilizzazione.

La Norvegia

È dentro questo scenario che va letta la reazione russa ai missili americani in Norvegia. Il ministero degli Esteri di Mosca ha sostenuto che il dispiegamento europeo di sistemi missilistici statunitensi a medio raggio basati a terra rappresenti una minaccia diretta per la Federazione Russa e abbia di fatto «azzerato» le condizioni per un dialogo costruttivo con Washington sulla stabilità strategica.

La posizione russa si scontra però con un altro elemento. Il Cremlino ha contemporaneamente lasciato aperta la possibilità di riprendere i colloqui trilaterali con Stati Uniti e Ucraina. Lunedì 7 settembre Mosca ha infatti dichiarato di non escludere la ripresa dei negoziati, anche se non esistono ancora date o sedi definite. È una contraddizione solo apparente. Da una parte il canale diplomatico resta formalmente aperto. Dall'altra, sul terreno militare, Russia e Nato continuano a rafforzare le proprie posizioni.

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