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Salerno piange Silvano annegato nel viterbese: «Era un uomo buono»


Salerno l’aveva lasciata diversi anni fa. Ma era casa. La famiglia, gli amici di sempre. Il ritorno di chi non abbandona le radici, ma ha la straordinaria visione di costruire una vita altra. Silvano Loia è morto. L’uomo affogato l’altro giorno tra Tarquinia e Montalto di Castro è il manager di Rai Way e compagno dell’attrice Francesca Neri.

L’ALLARME

L’allarme era stato lanciato intorno alle 11 dal gruppo di amici che erano con lui su una spiaggia, non vedendolo ritornare dopo che era entrato in acqua per fare il bagno. Immediatamente è scatta la macchina dei soccorsi e la zona è stata battuta da un natante e da una moto d’acqua dei vigili del fuoco. Intorno alle 19 il corpo senza vita del 52enne è stato ritrovato a pochi metri dalla riva a Montalto di Castro. Silvano, occhi chiari come il mare, era stato allievo del liceo Tasso. Sezione E. La sua gentilezza, il suo garbo, la sua grazia, ne facevano una persona speciale. Riallacciando i fili della memoria, c’erano i Ringo Boys. Così li definivano. Così si divertivano. Una giovinezza allegra, spensierata. Piena di sogni e di ambizioni coltivate fino in fondo. Chi lo conosceva bene sapeva del suo grande sorriso e del suo grande cuore. Avvocato, poi manager, il salto nella capitale, condiviso in parte con sua sorella Rosalia, fotografa e artista, per anni in quota a La Città ai tempi del gruppo Espresso.

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La notizia della sua morte è stata devastante per chiunque lo avesse intercettato. Ultimamente si vedeva poco, ma non ha mai mancato di essere presente, con i suoi familiari innanzitutto. Apparteneva a una generazione che ha voluto ridere, sorridere, crescere. Gli anni perduti, in senso cronologico, con Bruno Perrotta e Roberto Pennasilico, Fabio Castaldi, Federico Gentile. Le gite, i primi esordi della movida. La sua frase, “ci sono sempre”. E veramente c’era e ci sarebbe stato per tutti. Poi la carriera brillante. La capacità di sfidare e crescere. Restando sempre e comunque un uomo buono anche in perimetri in cui le difficoltà da affrontare crescono. La sua morte improvvisa ha lasciato tutti increduli. Silvano non c’è più.

LE PAROLE

«È morto un buono - racconta l’attore Yari Gugliucci che l’aveva incontrato neppure due settimane fa - Lo stupore a cui ti costringe la vita è doloroso. Perdiamo pezzi importanti della nostra storia. Ridevamo molto, mi apprezzava tanto. Era impaziente di vedere il mio lavoro su Alfonso Gatto. Di guardarmi in Malinconico. Conosceva la stima e l’affetto incondizionato. Con quel suo sorriso alla Christian Bale era capace di entrarti dentro. Troppo dolore, troppa angoscia che non dovrebbe essere provata quando il destino si accanisce contro chi ha sempre avuto una parola gentile per tutti». Difficilissimo riannodare il nastro per chi ha conosciuto la sua forza. Oggi nella chiesa dei Salesiani sarà allestita la camera ardente alla quale seguiranno i funerali. Con Silvano se ne va un altro pezzo di storia di questa città. Se ne va un galantuomo di altre fattezze. Una persona buona, vicina agli eventi culturali, agli uomini e alle donne che lo hanno accompagnato sempre e a cui lui ha scelto di accompagnarsi. «Un uomo buono, infinitamente coerente e dedito al rispetto delle regole - ricorda uno dei suoi migliori amici - Una sorta di maratoneta che aveva deciso di raggiungere un obiettivo e ci era riuscito, nonostante tutto e tutti». Intanto l’attore Claudio Amendola, ex marito dell’attuale compagna di Silvano, ha rimandato la sua presenza, prevista ieri sera, al Premio Fabula in programma a Bellizzi (dovrebbe essere recuperata in questi giorni). «Il Festival - si legge in una nota - esprime la propria vicinanza a Claudio Amendola in questo momento e lo ringrazia per la disponibilità».