Ormai è ufficiale: il marchio Igp per il presepe napoletano è stato depositato lo scorso 15 settembre. A darne notizia è Francesco Musella, legale dell’Associazione Le Botteghe di San Gregorio Armeno, che lunedì con il presidente Vincenzo Capuano aveva organizzato una serrata delle botteghe storiche in segno di protesta contro l’ipotesi dell’apertura dell’ennesimo negozio straniero che non avrebbe venduto presepi e pastori, com’è nella vocazione della strada.
Proprio come per i prodotti agroalimentari il marchio Igp (acronimo di Indicazione geografica controllata) diventerà il marchio di origine – riconosciuto dall’Unione Europea – del presepe napoletano. Ad anticipare la notizia era stato Vincenzo Capuano, tra i pastorai storici di San Gregorio Armeno e presidente dell’omonima associazione. Detto fatto. Un progetto partorito la scorsa primavera vedrà finalmente la luce, dopo la consegna di tre giorni fa, come afferma Musella: «Il deposito, avvenuto il 15 settembre presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, della domanda di registrazione dell’indicazione geografica protetta “Presepe Napoletano di San Gregorio Armeno”, ai sensi del Regolamento (Ue) 2023/2411 e del decreto legislativo del 22 aprile 2026, numero 51, non rappresenta un gesto meramente simbolico. Al contrario segna l’attivazione di uno strumento giuridico destinato a produrre effetti concreti e verificabili».
«Fino a oggi, infatti, l’arte presepiale napoletana ha beneficiato soprattutto di una tutela indiretta, fondata sulla reputazione e sul riconoscimento culturale - prosegue il legale - con questa iniziativa si apre invece il percorso verso un titolo di proprietà intellettuale collettiva azionabile, fermo restando che il procedimento è appena iniziato». In attesa dell’ok alla richiesta dei pastorai Musella spiega ancora che «alla base della domanda c’è un disciplinare di produzione molto preciso: la zona geografica viene circoscritta al centro antico di Napoli, con il suo fulcro in via San Gregorio Armeno e tutte le fasi della lavorazione devono svolgersi manualmente nelle botteghe insediate in quest’area. Parliamo della costruzione dello scoglio, della modellazione dell’argilla, della cottura, della vestizione, fino all’assemblaggio e all’imballaggio. Il disciplinare esclude espressamente lo stampaggio plastico, l’impiego di materiali sintetici e l’utilizzo di macchinari industriali».
Una volta ottenuta la registrazione, il nome diventerà un diritto protetto in tutti gli Stati membri. «È importante chiarire che la disciplina non colpisce soltanto la contraffazione in senso stretto: la tutela si estende anche all’imitazione e all’evocazione, alle indicazioni ingannevoli sulla provenienza o sulla natura del prodotto, siano esse apposte sugli imballaggi o utilizzate sulle piattaforme online, nonché a ogni pratica idonea a indurre in errore il consumatore. È proprio lo strumento che occorre quando un manufatto realizzato industrialmente altrove viene presentato al turista come “presepe napoletano”. È in questo quadro che va letta anche la protesta dei maestri artigiani contro l’apertura, a San Gregorio Armeno, di attività destinate alla vendita di articoli estranei alla tradizione presepiale. Non si tratta di corporativismo, ma della difesa dell’identità economica e culturale di un luogo», conclude l’avvocato. Il marchio Igp sancirà dunque il valore identitario di un prodotto come il presepe napoletano, che negli ultimi anni è stato messo a dura prova dal cambiamento merceologico in atto nel cuore del centro storico. Da qui infatti era nata l’iniziativa di lunedì scorso, promossa dai portavoce dell’associazione Le Botteghe di San Gregorio Armeno, Gabriele Casillo e Vincenzo Capuano, che ne è il presidente.
Nessuna forma di razzismo, era stato il coro unanime dei maestri dell’arte presepiale, ma piuttosto l’obiettivo di tutelare e salvaguardare un patrimonio culturale e artigianale che è nelle radici della nostra città, rispetto alla possibilità di nuove iniziative imprenditoriali lontane dal prodotto locale della zona in questione. Tra le richieste dei bottegai al Comune di Napoli, che - come aveva spiegato l’assessore alle attività produttive e al turismo Teresa Armato - con una delibera di tre anni fa e il piano commercio approvato a giugno aveva sostenuto l’area di San Gregorio, quella di istituire un tavolo tecnico di confronto con le istituzioni.