16 agosto 2026 | 06:21

A sinistra la chiesa di San Rocco in via Broseta. A destra, "San Rocco e i disciplini verdi" esposta momentaneamente al Museo Bernareggi (foto www.ilbernareggi.it)
Dalla piaga al bastone da pellegrino, dal cane al mantello: il direttore del Museo Diocesano Bernareggi racconta il santo di Montpellier e le sue rappresentazioni iconografiche nel territorio bergamasco
Bergamo. “A mio parere, la pestilenza che più affligge il mondo di oggi è quella che Papa Francesco definiva la globalizzazione dell’indifferenza: questa fatica immane nell’entrare in empatia con ciò che accade”. A parlare è Don Davide Rota Conti, direttore del Museo Diocesano Adriano Bernareggi e dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Bergamo.
Una riflessione che parte da San Rocco, santo legato da secoli alla devozione popolare e alla protezione dalle epidemie. La sua presenza è particolarmente diffusa nel territorio bergamasco, dove affreschi e tele ne rappresentano la figura attraverso alcuni elementi iconografici ricorrenti.
A Bergamo le rappresentazioni di San Rocco sono veramente numerose.
Assolutamente sì, è molto difficile tracciare tutte le opere raffiguranti il Santo. Tra affreschi e tele non c’è praticamente chiesa che ne sia sprovvista. Una delle più belle, a mio parere, che abbiamo in diocesi, in questo momento, è al Museo Diocesano Bernareggi, arriva dalla chiesa di San Rocco a Bergamo, e che molto probabilmente ci tornerà in occasione della processione del 16 agosto. Un olio su tela eseguito da Gian Paolo Cavagna: a mio parere è uno dei quadri più belli dell’artista. Un’altra opera molto bella si trova, per esempio, nella chiesa di San Defendente a Clusone, ma il nostro territorio è davvero pieno di bellissime rappresentazioni del Santo.
Quali sono gli elementi iconografici che permettono di riconoscere immediatamente San Rocco?
Riconoscerlo è molto semplice. Generalmente viene rappresentato vestito da pellegrino con in mano un bastone, la veste sollevata per mostrare la piaga della peste sulla gamba e a fianco un cagnolino che gli porta un pezzettino di pane.
Perché, nonostante sia spesso rappresentato ferito, mentre mostra la piaga della pestilenza, il volto è sereno?
È un Santo che serenamente si avvicina ai malati, che aiuta a sta vicino ai più deboli senza paura e senza timore.
La devozione così forte nel nostro territorio e la presenza così capillare nelle chiese bergamasche è legata solamente alle epidemie di peste?
Parte della devozione è certamente di origine medievale ed è legata alla peste che ha colpito il nostro territorio. Ma credo che la forza nella devozione sia legata anche al fatto che il modo in cui San Rocco ha scelto di vivere abbia ancora molto da dire all’uomo di oggi. È un uomo semplice, che si libera di tutti i suoi averi e sceglie di essere un pellegrino: sceglie la leggerezza, sceglie di non avere paura di aiutare e di mettersi in cammino. Forse le persone sentono il bisogno di esempi come questi.