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Sandro Mazzola e l’Inter degli invincibili: “Così alzammo la Coppa dei Campioni dopo aver rifilato tre gol al Real Madrid”


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“Quando mi trovai davanti Puskas e Di Stefano non riuscivo a crederci. Catenaccio? Rivedetevi le partite, noi giocavamo bene, ed eravamo spietati in attacco”

Sandro Mazzola con Helenio Herrera

Sandro Mazzola con Helenio Herrera

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Milano – “Vi racconto la mia Invincibile Inter. Riuscimmo a battere la squadra dei miei sogni. E questo le fa capire quanto fu importante alzare la Coppa dei Campioni a Vienna dopo aver rifilato tre gol al Real Madrid”.

Sandro Mazzola nel 2006 (foto Liverani)

Sandro Mazzola nel 2006 (foto Liverani)

Era metà maggio del 2023, quando alla vigilia dell'ultimo atto di Champions League che i nerazzurri avrebbero poi perso di misura con il Manchester City a Istanbul, Sandro Mazzola aprì lo scrigno dei segreti in una piacevolissima e nostalgica chiacchierata.

Sandro Mazzola e Boninsegna

Sandro Mazzola e Boninsegna

La Beneamata si apprestava a disputare la sua sesta finale del più prestigioso trofeo continentale e nella mente dell’icona nerazzurra passavano i ricordi più belli che il tempo non avrebbe mai cancellato. Anche perché il “Baffo“ (che di finali ne aveva disputate ben 4 vincendone due) in quella partita sull’erba del Prater realizzò due reti ponendo fine ad un periodo irripetibile dei “Blancos“.

“Di quella serata intanto ricordo l’incontro con i due miti come Puskas e Di Stefano. Quando all’improvviso me li trovai davanti non riuscivo a crederci. Rimasi come pietrificato di fronte a quella visione”.

Lorenzo e i fratelli Mazzola (Vassallo)

Lorenzo e i fratelli Mazzola (Vassallo)

Già, perché due fenomeni di tale spessore incutevano timore e grande rispetto. “Soprattutto Di Stefano per me era una sorta di Dio del calcio, la persona che avevo sempre ammirato - ci raccontava Mazzola -. Vederlo da vicino quasi mi traumatizzò, per fortuna ci pensò Armando Picchi a riportarmi sulla terra. Mi diede una botta sulla spalla dicendomi: noi andiamo a giocare, tu stai pure qui impalato a guardare Di Stefano. Invece Puskas mi venne incontro a fine partita, camminando molto lentamente e dicendomi: ‘Ragazzo ho giocato contro tuo padre...sei degno di lui. Questa è per te’. Mi diede la camiseta del Real...resta il mio più bel ricordo”.

Ragazzo ho giocato contro tuo padre… Sei degno di lui

Sul campo Sandrino fu uno dei grandi protagonisti, e lo ricordò con orgoglio e un pizzico di emozione. “Mai ho festeggiato così tanto una rete, soprattutto la prima. Mi lasciai andare perché mi resi conto di aver firmato un’impresa memorabile.

Sandro Mazzola nel derby del 1969

Sandro Mazzola nel derby del 1969

Di quella festa mi ricordo il nostro grandissimo capitano Picchi: sollevò la coppa e facemmo un bellissimo giro di campo. Ogni tanto col suo permesso potevamo toccarla e alzarla, ma non troppo. A tutti noi sembrava un sogno. Al ritorno in albergo non riuscivamo a prendere sonno, rimanemmo in piedi tutta la notte a parlare. Solo allora capimmo di aver vinto la Coppa dei Campioni”.

Sandro e Ferruccio Mazzola

Sandro e Ferruccio Mazzola

Poi il nostalgico Mazzola si lasciò andare ad un confronto con quella che è l'attualità. Un paragone fra due ere diverse: “Le emozioni di quel calcio oggi è difficile trovarle. E pensare che alla Grande Inter veniva rinfacciata la qualità del gioco, molto difensivo, ma mi viene da ridere. Non scherziamo, quale catenaccio? Rivedetevi le partite, noi giocavamo bene, ed eravamo spietati in attacco. La Grande Inter segnava tanti gol”. E come dargli torto. Nella notte in cui la Beneamata perde uno dei suoi meravigliosi simboli, quella squadra sembra ancora più Invincibile.

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