La sanità campana si prepara a un settembre ad alta tensione: dopo settimane di confronto con la Regione, a fine luglio, lo stato di crisi delle Case di cura private accreditate resta infatti confermato. Ora sul calendario c’è una data precisa sottolineata in rosso: il 15 settembre. Se entro quel giorno dalla Regione non arriveranno provvedimenti capaci di riallineare contratti, flusso dei pagamenti, programmazione delle risorse, fabbisogni assistenziali e sostenibilità economica delle strutture, dal 16 settembre potrebbero essere sospesi i ricoveri programmati di riabilitazione, lungodegenza e quelli medici e chirurgici differibili.
Franco Faella (Cotugno): «Difterite, caso gravissimo: così ritornerebbe una malattia che credevamo sconfitta»
È la decisione ribadita dall’Assemblea generale di Aiop Campania che considera ancora irrisolti i nodi economici e organizzativi all’origine della proclamazione dello stato di crisi. Resterebbero garantite le urgenze ma con il successivo trasferimento dei pazienti verso gli ospedali pubblici. Uno scenario che rischia così di trasformare una vertenza del privato accreditato in un problema per l’intero sistema sanitario regionale. L’ospedalità privata accreditata assorbe infatti una quota rilevante dell’offerta ospedaliera campana erogata in nome del servizio pubblico. Una riduzione delle attività programmate finirebbe inevitabilmente per aumentare la pressione sulle strutture pubbliche, già alle prese con carenze di personale, liste d’attesa e difficoltà nel garantire gli organici necessari nei reparti e nei servizi.
Sul tavolo non c’è soltanto la continuità delle cure ma anche il futuro di migliaia di lavoratori (medici, infermieri e tecnici). In mancanza di una soluzione, le aziende stanno valutando la sospensione di parte delle attività e il ricorso agli ammortizzatori sociali, compresa la cassa integrazione. Alla base della vertenza c’è soprattutto la richiesta di una programmazione economica certa per il 2026. Le strutture denunciano ritardi nei pagamenti delle prestazioni già effettuate e risorse considerate insufficienti rispetto ai volumi di assistenza richiesti oltre a contratti e tariffe risalenti agli anni scorsi su cui le risorse nazionali ripartite alle regioni sono state adeguate. Una forbice che, secondo il comparto, rende sempre più difficile mantenere contemporaneamente livelli di attività di alta qualità, occupazione e sostenibilità dei bilanci. Un primo passaggio potrebbe arrivare tuttavia già nei prossimi giorni: entro la fine di agosto è infatti previsto un incontro con gli uffici regionali guidati da Ugo Trama, direttore del dipartimento Salute della Regione Campania. Un confronto atteso dalle strutture perché potrebbe servire a verificare concretamente margini, risorse e possibili soluzioni prima della scadenza del 15 settembre. Il tempo, tuttavia, è ormai ristretto e il comparto chiede che dal tavolo tecnico si passi rapidamente a decisioni operative.
Il confronto politico è già approdato in Consiglio regionale: il 31 luglio scorso una seduta monotematica dell'Aula era stata dedicata proprio alla crisi della sanità accreditata, alimentando l’attesa di un intervento capace di disinnescare la vertenza. Aiop Campania ritiene tuttavia che finora non sia arrivato quel cambio di passo considerato necessario e chiama direttamente in causa la Regione e il presidente Roberto Fico, chiedendo una risposta politica proporzionata alla dimensione del problema che investe anche le attività di pronto soccorso non riconosciute con un budget ad hoc pur a fronte di una ingente mole di attività salvavita all’interno ere reti tempo-dipendenti. Un punto decisivo: l’eventuale stop dal 16 settembre non riguarderebbe prestazioni marginali: riabilitazione e lungodegenza costituiscono uno degli snodi attraverso cui gli ospedali per acuti possono dimettere pazienti che hanno superato la fase critica ma necessitano ancora di assistenza. Ridurre questi posti significa quindi rischiare di rallentare le dimissioni, occupare più a lungo i letti ospedalieri e produrre un effetto a catena fino ai pronto soccorso. Per questo la partita delle prossime settimane va oltre il tradizionale confronto tra pubblico e privato. La Campania deve decidere quanta assistenza intende acquistare dal settore accreditato, con quali risorse e secondo quale programmazione. L’incontro previsto entro fine mese rappresenta dunque il primo banco di prova. Sullo sfondo resta aperto anche il fronte della radioterapia: gli erogatori privati accreditati, che assicurano una parte molto rilevante dei trattamenti oncologici regionali, considerano insufficiente il provvedimento tampone adottato dalla Giunta agli inizi di agosto e il rischio di esaurimento delle risorse resta concreto. È un’altra faccia dello stesso problema: programmare i fabbisogni reali e garantire che le prestazioni indispensabili, soprattutto quelle oncologiche, non si interrompano per ragioni di un budget già coperto da risorse nazionali vincolate e regionali.