Siniscola.
27 agosto 2026 alle 00:35
Nel santuario campestre statua rotta e scritte inneggianti al satanismoUn’incursione vandalica nel santuario campestre di Sant’Elene, in località Cuccuru ’e Janas, ha riaperto una ferita a Siniscola. La notizia racconta una devastazione compiuta quando la chiesetta era sottoposta a sequestro cautelativo disposto dal Tribunale di Nuoro nell’ambito di un procedimento per un ipotetico abuso edilizio contestato a un privato, poi assolto. A scoprire la devastazione, alcuni giorni fa, è stato il custode Claudio Marceddu.
I danni
I vandali di turno hanno messo a soqquadro gli interni, rovesciando e rompendo la statua di Sant’Elena e imbrattando muri e suppellettili con scritte sacrileghe, ingiuriose, oscene e inneggianti al satanismo. Un gesto che va oltre il vandalismo, colpendo un luogo di culto e la memoria di una comunità. Della vicenda non risultano, almeno per quanto emerso finora, notizie di successive denunce alla magistratura nonostante dal 2021 la chiesa di Sant’Elene con le sue combissias sia stata inserita dalla Soprintendenza alle belle arti tra i siti che meritano tutela.
La storia
Per generazioni il santuario è stato il punto di riferimento della festa del 16 agosto, quando i fedeli si riunivano per rinnovare l’antica devozione alla santa. Una tradizione lunga più di un secolo, interrotta alcuni anni fa per le questioni legate al contenzioso sulla proprietà. Per capire la storia bisogna tornare all’inizio del Novecento, quando a Siniscola viveva il cavalier Giovanni Puxeddu, figura importante della comunità. Alla sua morte, nel 1911, lasciò gran parte delle proprie sostanze all’ente comunale di assistenza con lo scopo di costruire un ospedale a favore della popolazione e dei poveri. Struttura che però non venne realizzata. Nel corso degli anni il Comune entrò nella disponibilità di tutti i beni, sostenendo la legittimità del trasferimento e della destinazione alla collettività. Gli eredi Puxeddu hanno invece sostenuto che, non essendo state rispettate le condizioni del testamento, il patrimonio avrebbe dovuto tornare nella loro disponibilità. Tra i beni rivendicati è comparso anche il complesso di Sant’Elena. Il santuario, consacrato agli inizi del Novecento, non è mai entrato nel patrimonio della parrocchia di Siniscola. Una sentenza del 1954, divenuta definitiva, respinse le loro richieste. Secondo gli eredi, però, quella decisione non sarebbe mai stata concretamente eseguita.
Il contenzioso
Su questa base, alcuni anni fa, è stata avviata una nuova causa, tuttora pendente. Al centro beni ormai finiti tra lottizzazioni e nella disponibilità di vari privati e della collettività. La richiesta risarcitoria degli eredi ammonterebbe a circa un miliardo di euro. Prima udienza a settembre.
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