Intriga già dal titolo, “Scherzetto”. Una parola giocosa, quasi innocente, eppure misteriosa, che spinge a chiedersi perché proprio questa sia stata scelta per raccontare una storia. Il film nasce dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone ed è diretto da Mario Martone. Presentato in anteprima assoluta alla Mostra del Cinema di Venezia, “Scherzetto” arriva al pubblico con una promessa precisa: far sorridere, far riflettere e sorprendere grazie soprattutto all’interpretazione di un giovanissimo attore, Lorenzo Perrotta, che a soli sei anni dimostra una naturalezza fuori dal comune.
Accanto a lui c’è Toni Servillo, affiancato da Serena Rossi e Leonardo Lidi, già protagonista a Venezia 83 del rivoluzionario “Serpenti”, film che racconta il femminicidio attraverso la chiave, apparentemente inconciliabile, della comicità.
Ma torniamo a “Scherzetto”.
Il film, distribuito prossimamente al cinema da 01 Distribution, ci trasporta dentro una casa di Napoli, dove un nonno e suo nipote si ritrovano a trascorrere tre giorni insieme.
Toni Servillo veste i panni di un artista e illustratore di libri. Proprio mentre è alle prese con un progetto importante, si ritrova a Napoli, nella casa della figlia: un luogo che in passato è stato anche la sua casa, quella in cui è cresciuto.
Il compito è semplice solo in apparenza: occuparsi per qualche giorno del nipotino di sei anni.
Rimasti soli, i due vivranno piccole avventure quotidiane, giocheranno, si scontreranno, si abbracceranno e, soprattutto, saranno costretti a guardarsi davvero. In quei tre giorni non impareranno soltanto a conoscersi: scopriranno qualcosa anche di loro stessi.
“Scherzetto” non ha una trama particolarmente avvincente. Non ci sono grandi colpi di scena, misteri da risolvere o momenti capaci di lasciare lo spettatore a bocca aperta.
E forse è proprio questo il punto.
Il film racconta una quotidianità apparentemente insignificante, fatta di piccoli gesti e situazioni ordinarie, che però nascondono un significato molto più profondo.
Racconta i dubbi di un uomo che ha scelto una professione difficile, andando contro la propria famiglia. Racconta l’impossibilità, per un bambino, di distinguere sempre ciò che è gioco da ciò che è realtà. Racconta quanto sia difficile, per una madre, trovare un equilibrio tra maternità e lavoro. E racconta anche una domanda che, prima o poi, può riguardare tutti noi: chi saremmo diventati se avessimo fatto scelte diverse?
Perché basta una decisione, una strada presa invece di un’altra, per ritrovarsi a vivere una vita completamente differente.
Non aspettatevi, quindi, un film costruito sul grande intrattenimento. Aspettatevi piuttosto spunti di riflessione, momenti di tenerezza e qualche risata, soprattutto grazie alla straordinaria schiettezza del piccolo Lorenzo Perrotta.
Il bambino sembra muoversi davanti alla macchina da presa senza filtri, con una spontaneità che rende difficile distinguere l’attore dal personaggio. Come ha raccontato lo stesso Martone, Perrotta è stato nel film esattamente come nella vita reale, senza fare differenza fino in fondo la finzione dalla realtà. Ed è probabilmente proprio questa autenticità a rendere il suo personaggio uno degli elementi più riusciti del film.
A tratti lento, “Scherzetto” oscilla continuamente tra oscurità e luce, proprio come i disegni del suo protagonista. È un film fatto di contrasti: tra adulti e bambini, tra passato e presente, tra ciò che siamo e ciò che avremmo potuto essere.
E alla fine ci ricorda che i demoni interiori fanno parte della vita di tutti. Non possiamo eliminarli, forse, ma possiamo imparare a guardarli in faccia e ad affrontarli senza lasciarci dominare dalla paura.