La corsa alle elezioni politiche del 2027 passa dalla sfida interna al Campo largo.
Da una parte Elly Schlein, che rivendica per il Partito Democratico il ruolo di prima forza della coalizione e si prepara a giocare la partita della leadership anche attraverso le primarie.
Dall’altra, Giuseppe Conte, che continua a spingere sul Movimento 5 Stelle come forza centrale dell’alternativa al centrodestra di Giorgia Meloni e ha già aperto alla possibilità di un nome diverso per guidare la coalizione.
Nella direzione Pd di venerdì 2 ottobre, Schlein ha messo sul tavolo una posizione molto chiara: prima si costruisce il programma comune, poi si decide chi guiderà l’alleanza. Ma, quando arriverà il momento della scelta, il peso elettorale del Pd dovrà essere riconosciuto.
"Il programma si scrive con tutta l'alleanza", ha spiegato Schlein, sottolineando la necessità di un percorso comune e partecipato. Subito dopo è arrivata la precisazione rivolta al Movimento 5 Stelle: "Bisognerà fare il programma con un grande percorso d'ascolto, tutti insieme".
Il riferimento è anche alle dichiarazioni con cui Conte ha rivendicato nei giorni scorsi il programma già elaborato dai 5 Stelle, sostenendo che ora si attende il Pd, ma Schlein non ci sta: "C'è chi ha fatto quello di partito a settembre, noi lo avevamo fatto a febbraio e abbiamo aspettato gli altri".
Poi la frase che è diventata il simbolo della giornata:

La nostra sarà un'alleanza inclusiva, ma non è che uno vale uno. Siamo il primo partito della coalizione e abbiamo il doppio dei voti delle altre forze. Generosi sì, ingenui no
Il ragionamento della segretaria dem è netto: "In qualsiasi altro Paese europeo il partito che ha un voto in più guida il governo. Si chiama democrazia, non egemonia". Schlein non ha mai citato direttamente Conte, ma il destinatario del messaggio è evidente.
Il leader M5S, alla vigilia della Direzione, aveva raccontato di aver proposto alla segretaria Pd di cercare insieme un terzo nome per la guida della coalizione. Una prospettiva che metterebbe in discussione sia la candidatura della stessa Schlein sia l'ipotesi di affidare automaticamente la leadership al partito più votato.
Conte non ha ancora trasformato il confronto con Schlein in una rottura, ma la sua linea sulla leadership resta diversa.
Il leader del Movimento 5 Stelle ha insistito sulla necessità di definire prima un progetto politico condiviso e ha sostenuto che il tema della guida della coalizione non debba essere dato per scontato.
Da qui la proposta di individuare insieme un terzo nome, avanzata alla vigilia della Direzione Pd. Una soluzione che consentirebbe di evitare uno scontro diretto tra Schlein e Conte e, soprattutto, di rinviare la decisione sulla leadership a una fase successiva della costruzione dell'alleanza.
Questo il punto di frizione tra i due: per Schlein, il Pd, essendo la prima forza della coalizione, parte da una posizione politica precisa; per Conte, la leadership non può invece essere considerata automaticamente assegnata sulla base dei rapporti di forza attuali.
Intanto, resta aperto anche il nodo del programma. Schlein ha ribadito che il percorso dovrà coinvolgere tutta l'alleanza progressista, territori, amministratori e mondo associativo. E questo significa anche lasciare la porta aperta alle forze che Conte guarda con diffidenza, a partire da Italia Viva di Matteo Renzi.
Insomma, il Campo largo dovrà trovare un equilibrio tra programmi, alleanze e leadership prima del voto del 2027. E la partita sulla guida della coalizione è già aperta, con Schlein e Conte su posizioni distanti.