Una lega metallica complessa mai
identificata prima si è formata nell'esplosione atomica di
Hiroshima. Un gruppo di ricerca guidato dall'Università di
Firenze l'ha individuata nei detriti vetrosi prodotti dallo
scoppio del 6 agosto 1945. Una nuova scoperta scientifica,
spiega una nota, che getta luce sui processi fisico-chimici
estremi generati dalle esplosioni nucleari.
Il gruppo di ricerca, coordinato da Luca Bindi, del
Dipartimento di Scienze della terra, ha identificato la lega
all'interno di una particella di hiroshimaite, il materiale
vetroso formatosi durante l'esplosione atomica, proveniente
dalle sabbie della baia di Hiroshima. Le analisi hanno rivelato
una composizione ricca in silicio e costituita da più elementi
metallici, tra cui ferro, cromo, nichel, manganese, molibdeno,
silicio e alluminio. "Le esplosioni nucleari generano ambienti
fisico-chimici estremamente transitori, con temperature
elevatissime, vaporizzazione di materiali eterogenei e
raffreddamenti rapidissimi - spiega Bindi -. In queste
condizioni possono formarsi fasi cristalline e metalliche che
non si osservano nei processi naturali o industriali ordinari".
La lega, aggiunge, si sarebbe formata per condensazione da un
vapore metallico complesso generato dalla vaporizzazione di
materiali urbani, industriali e geologici coinvolti nella palla
di fuoco nucleare: il successivo raffreddamento ultrarapido
avrebbe 'congelato' una configurazione atomica metastabile,
preservandola fino a oggi.
La scoperta ha implicazioni che vanno oltre la mineralogia
dei detriti atomici. Da un lato, conferma che le esplosioni
nucleari possono funzionare come veri e propri "laboratori
naturali" per la formazione di materiali in condizioni lontane
dall'equilibrio. Dall'altro, suggerisce che lo studio di questi
prodotti possa offrire nuove informazioni non solo per la
scienza dei materiali ma anche per la forensica nucleare, ossia
la scienza che analizza materiali radioattivi sequestrati o
residui di esplosioni per scoprirne l'origine, la storia e l'uso
previsto. Infatti, vetri e microleghe prodotti da un'esplosione
possono conservare tracce delle condizioni termiche, chimiche e
dinamiche dell'evento.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA