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Scuola, a Taranto si torna tra i banchi con il caldo infernale. «Ipotesi orari ridotti»


La prima campanella si avvicina, ma nelle scuole tarantine (e non solo) il problema è già dentro le aule: il caldo. Con le temperature che continuano a mantenersi elevate, il ritorno sui banchi rischia di trasformarsi nell’ennesima odissea annunciata. La stragrande maggioranza degli istituti scolastici è priva di impianti di climatizzazione, costringendo studenti, insegnanti e personale Ata a trascorrere ore stipati in ambienti che somigliano a vere e proprie serre. «Nelle strutture della provincia di Taranto, così come in tutto il resto d’Italia, le criticità ci sono perché non ci sono parametri adeguati al rispetto della legge sul microclima», spiega Viviana Lusso, segretaria generale della Flc Cgil di Taranto.

Il paradosso è che la scuola deve ripartire, mentre il clima sembra non voler arretrare. Per le prime settimane diversi istituti stanno valutando una modulazione dell’orario per evitare le ore più calde. Anche a Taranto e provincia, la risposta al grande caldo si riduce alla buona volontà e alle acrobazie organizzative dei dirigenti scolastici. «Molti istituti – osserva Lusso - stanno valutando di ridurre l'orario, uscendo alle 12 per le prime settimane e andando a regime solo a ottobre. Negli anni passati si ricorreva all'orario ridotto per la mancanza di organico; quest'anno le cattedre sono quasi tutte coperte, ma a fermare le lezioni sono le temperature torride. Un calvario che peraltro si ripete anche a luglio, durante gli esami di Stato».

Le scuole, sottolinea la sindacalista, si attrezzano «al massimo con dei ventilatori. E bisogna ricordare che la macchina scolastica non si ferma nei mesi estivi: a luglio e ad agosto le strutture restano aperte per il personale che deve riordinare e preparare il nuovo anno, lavorando in ambienti caldissimi». E lascia «l’amaro in bocca – incalza Lusso - sentire qualche politico sostenere che i problemi climatici non esistano e che ci si debba solo abituare. Nelle aule non ci sono solo i lavoratori, ci sono soprattutto i minori. Serve rispetto sia per chi lavora sia per i diritti delle nuove generazioni».

Questa situazione «si ripete ogni anno ma in questo momento sta facendo notizia perché le temperature restano roventi», dice Lusso, ricordando che le poche scuole che hanno installato condizionatori, lo hanno fatto in autonomia «per preservare i pochi locali della presidenza o delle segreterie, lasciando al caldo le aule».

Sul tavolo c’è anche il piano annunciato dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara con un contributo di 20 milioni di euro per sostenere le scuole nell’acquisto di dispositivi di raffrescamento e negli interventi di efficientamento energetico. Per il sindacato, però, la risposta non può essere affidata a misure episodiche né a risorse che rischiano di tradursi in interventi minimi rispetto alle necessità.

Lusso fa un esempio concreto: «Facendo dei calcoli e suddividendo quella cifra per il numero delle scuole italiane, verrebbe più o meno un contributo di 50 euro a scuola, quindi il costo neanche di un ventilatore». Una critica che va oltre il singolo provvedimento: «Siamo stanchi di annunci pensati solo per fare presa su chi la scuola non la vive quotidianamente».

Il punto, per la Flc Cgil, è soprattutto il metodo. «Io credo che non si debba più intervenire – insiste Lusso - a livello di emergenza all’interno degli istituti. La scuola ha bisogno di attenzioni costanti, di investimenti reali e di una chiara visione politica a lungo termine».

Anche l’ipotesi di posticipare l’apertura delle scuole non sarebbe, secondo la sindacalista, una risposta risolutiva. «C’è un tempo scuola – rammenta - che va rispettato per avere la validità dell’anno scolastico. Rinviare la partenza a fine settembre non risolve il problema. Chiudere più tardi a giugno ci riproporrebbe lo stesso clima invivibile. Inoltre, Comuni e Province non hanno i fondi per pagare le bollette e la manutenzione periodica o la sanificazione dei filtri, un aspetto che del resto spaventa i genitori degli alunni delle scuole dell'infanzia».

L'illusione di affrontare una crisi climatica globale muovendo le lancette del calendario si scontra così con la dura realtà dei fatti. Di fronte ad aule che somigliano sempre più a gironi danteschi, la risposta delle istituzioni rischia di rivelarsi un'altra doccia fredda. Anzi, a giudicare dai fondi messi sul piatto, nemmeno quella.