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Scuola, Meloni: «In classe no al burqa e tetto sugli stranieri». La stretta in Cdm


ROMA Saldamente a destra. E guai a tentare sorpassi sulla corsia che l'ha condotta fino a Palazzo Chigi, perché Giorgia Meloni è pronta a speronare. Roberto Vannacci, per i detrattori e gli ex commilitoni di Modena "Capitan Fetecchia", è avvisato.

Domenica mattina, al laghetto dell'Eur la colonnina di mercurio segna 31 gradi incurante del calendario che indica settembre pieno. C'è la festa di Gioventù nazionale che scalda i motori per la chiusura, a tirare giù la saracinesca la leader di Fdi. Che arriva puntuale come un orologio svizzero, jeans, blazer e sneakers bianchi, sorriso a 36 denti.

E se a Bari la premier aveva confidato di giorni in cui la sensazione è di nuotare nella colla, a Fenix sembra che i giovani militanti in maglietta verde oliva, la fiamma orgogliosamente disegnata sul petto, siano l'acqua e il sapone capaci di scioglierla.

Ne ha per tutti, Meloni. Accusa Elly Schlein di mentire, Giuseppe Conte di aver fatto il superbonus con il solo fine di accaparrarsi voti che gli italiani hanno pagato carissimo, 3500 euro a testa fa di conto. Vannacci non lo nomina mai, ma puntella in casa quello che è il suo territorio: giù le mani dalla destra, il sottotesto, a lei il bollino di qualità. E così mentre a Pontida lo slogan dei leghisti è "non passa lo straniero", all'Eur, quartiere razionalista per eccellenza, Meloni annuncia l'imminente arrivo in Consiglio dei ministri del tetto per gli studenti immigrati nelle classi, l'obbligo per i genitori di allievi stranieri in affanno con la lingua di imparare l'italiano e il divieto di burqa e niqab a scuola. Ce ripigliamm tutt chell ch'è o nuost è il fil rouge che sembra unire idealmente Roma e Pontida. E il generale, dalla kermesse di Orvieto, per una volta è costretto a inseguire, a mettersi in scia: lo stop al velo integrale tra i banchi? «Assolutamente d'accordo sulla misura, peccato sia tardiva», prova a pungere.

Le misure

Ma veniamo a un provvedimento destinato ad arroventare il clima da campagna elettorale. «Non devono esserci scuole aperte a qualcuno e precluse ad altri», esordisce Meloni come a prender le distanze dalla proposta di classi differenziate per i disabili, idea cara al leader di Fn e bandiera degli ultranazionalisti tedeschi dell'Afd. Ma ecco che sugli stranieri la premier cambia spartito, eseguendo le note care alla destra. «Se in una classe la maggioranza dei bambini non capisce l'italiano, quella non è integrazione, ma è abbandono. L'unica cosa che rischiano di imparare è l'emarginazione, chiamarla integrazione è una menzogna. Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano i bambini italiani perché sono diventati la minoranza». E allora che si fa? «In Cdm vareremo un provvedimento che introduce per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe». Non più del 30% il tetto imposto. Ma anche divieto di burqa e niqab «perché a scuola si va a viso scoperto, la parità tra uomo e donne in Italia non è negoziabile». Standing ovation al grido di "Giorgia-Giorgia-Giorgia". «Siete d'accordo? Me pare de sì», incassa la «professoressa», perché è così che Meloni dice di sentirsi, un'inflessibile docente di matematica che ha costretto i suoi ragazzi a saltar giù dal letto di domenica mattina.

Bollo ciao

La leader di Fdi si copre a destra, ma sa che per vincere deve colpire e affondare anche il fronte progressista. Lo fa ricorrendo all'ironia, romanesco a colpi di fioretto. «Elly cara, carissima, ma non riesci a trovare un solo argomento vero per contestarci? Te prego, dì una cosa vera, te le passo io sottobanco, perché pure noi qualcosa la sbagliamo. Parli di tagli all'università? Oggi il fondo di finanziamento è a 9,4 miliardi e quando siamo arrivati era a 8,6. E allora, 9,4 sono più o meno di 8,6? E se sa che io non sono un fenomeno in matematica. E su...». Applausi e risate, l'ingrediente giusto per rincarare la dose. «Neanche lo stop al bollo auto gli è andato giù. Pensavamo di cantare insieme "bollo ciao-bollo ciao" - intona - Faremo un conto corrente dedicato per i nostalgici, così lo possono pagare».

Tornando a Vannacci l'innominato, Meloni non parla di interferenze sul voto, ma mette in guardia il popolo di Gioventù nazionale sull'uso dell'IA, dove il generale ha già dispensato chicche in versione imperatore romano: «Non prendete per vero tutto quello che vedete, particolarmente negli ultimi giorni prima delle elezioni».

Finale sulle note dell'inno di Mameli e di A mano a mano di Rino Gaetano che Meloni canta coi ragazzi a squarciagola: «Ve voglio bene». Abbraccio corale e giro tra gli stand per il bagno di folla e i selfie d'ordinanza. Uno spritz, i giornalisti tenuti a debita distanza - «non voglio parlare con voi, fatemi stare con loro» - e l'offerta di una carbonara declinata a malincuore per ragioni di dieta: «Già peso 100 chili...», rifiuta con un sorriso scherzandoci su. Ma i giornalisti non demordono, nel parapiglia qualcuno le fa notare che a disarmare il 13enne che ha accoltellato la prof di lettere in una scuola romana è stato uno studente congolose, uno tra quelli che il tetto sui migranti in classe potrebbe spostare da un'altra parte: «Ha fatto una grandissima cosa», taglia corto. Di poche parole anche sulla "lode alla donna dalla gonna lunga" di Antonio Tajani, ieri descritta dal vicepremier come più seria e affidabile, un tormentone sul web: «Gli è uscita male». In pratica, uno scivolone comunicativo. Sospiro di sollievo per tutti: Divieto di burqa, ma niente obbligo di veste alla caviglia.

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