VENEZIA - Sindaco Venturini, dopo decenni di discussioni il tema traffico acqueo e della velocità in laguna continua a tenere banco. E la tragedia di Sean Michieli e Gabriella Querino è stata l’ennesima legata a questa piaga. Lei un mese fa ha costituito un gruppo di lavoro ad hoc, indicando la questione come una priorità della sua amministrazione. Soluzioni?
«Sono sindaco da appena tre mesi ma fin da subito ho chiesto un impegno particolare su questo tema, è una priorità per la città. Per questo, su mio mandato, un mese fa abbiamo costituito un gruppo di lavoro condiviso tra Comune e Città metropolitana sulla sicurezza del traffico acqueo. L’obiettivo è approfondire il quadro normativo e verificare gli spazi di manovra per rafforzare i controlli e, soprattutto, inasprire le sanzioni, che allo stato attuale spesso non rappresentano un deterrente economico sufficiente. Su questo fronte abbiamo già uno strumento che sta dando indicazioni positive: il Si.Sa., ossia il barcavelox. Dopo trent'anni di discussioni, la scorsa amministrazione è riuscita a introdurlo concretamente, portando subito risultati. I controlli in Bacino San Marco, per esempio, hanno determinato un forte calo delle violazioni dei limiti di velocità. Nel 2025 sono state effettuate 11.183 ispezioni nell’ambito della navigazione e, dall’attivazione del Si.Sa., il sistema ha accertato 806 violazioni. La nostra giurisdizione, purtroppo, riguarda solo i canali interni cittadini, una minima parte della superficie totale della laguna. Bisogna far sì che non ci siano zone meno presidiate solo perché cambia la titolarità di un canale. Siamo disponibili a sederci a un tavolo con tutti e a condividere strumenti, informazioni e tecnologia, che c'è e ha dimostrato di essere molto utile».
Perché ogni categoria che usa la laguna non rinuncia a un po’ dei propri interessi per ottenere un obiettivo di cui beneficerebbero tutti?
«Abbiamo il dovere di ascoltare tutti: chi trasporta persone o merci, chi lavora nella pesca, i tassisti, il trasporto pubblico, il diporto e chi pratica la voga. Ognuno ha esigenze legittime, ma la sicurezza delle persone deve venire prima di tutto. Non credo che la soluzione sia mettere una categoria contro l’altra. Se n'è parlato in Prefettura con tutte le realtà coinvolte: serve uno sforzo ulteriore per strutturare regole che siano rispettate da tutti. Da parte nostra lavoreremo sia sulla deterrenza sia sulla cultura della sicurezza. Il Comune sta rafforzando il Corpo di polizia locale: a luglio è stata avviata una selezione per una cinquantina di nuovi agenti che assumeremo entro fine anno e, a regime, arriveremo a 200 nuove donne e uomini in servizio nel Corpo. Questo ci consentirà di stringere le maglie dei controlli sul territorio, città d’acqua compresa. Dobbiamo poi lavorare soprattutto con i più giovani, quindi nelle scuole, e con le associazioni di categoria. Il rispetto delle regole non può dipendere soltanto dalla presenza di una pattuglia o di una telecamera: deve diventare un comportamento normale per chiunque navighi nella nostra laguna».
Il barcavelox funziona dove c’è, poi appena la zona è scoperta si torna a correre: cosa ci vuole per estenderlo? Che problemi ci sono?
«Nei canali di competenza del Comune il Si.Sa. c'è e funziona, con benefici sul fronte del moto ondoso e della sicurezza. Ripeto, siamo pronti a sederci su tutti i tavoli per condividere esperienze e tecnologie affinché l'esperienza barcavelox possa essere mutuata. Una tecnologia che abbiamo introdotto lavorando su tutti i livelli della politica, nella consapevolezza che fosse fondamentale per la nostra città».
Lei prima accennava alla giurisdizione limitata ad alcune aree. Resta il tema delle competenze spezzettate sulla laguna. Sul problema delle competenze, è stata creata un’Autorità proprio per riunirle. A che punto siamo?
«L’Autorità per la Laguna di Venezia - Nuovo Magistrato alle Acque è operativa e sta lavorando su questioni fondamentali come il Mose, ma questo non significa che tutte le competenze sulla navigazione siano state riunite sotto un unico soggetto, non lo prevede la legge istitutiva. Restano ambiti diversi: ci sono canali comunali, canali di competenza statale e ambiti della navigazione marittima e portuale. Su questo ci sono state interlocuzioni a più livelli con il presidente Rossetto e con il ministero. Anche le ordinanze sui limiti di velocità fanno capo ad autorità differenti. È proprio su questo punto che occorre gettare il cuore oltre l’ostacolo: le regole siano chiare e si rispettino senza dar lavoro ad avvocati specializzati in ricorsi».
Buttare il cuore oltre l’ostacolo significa arrivare a un unico ente gestore o coordinarsi di più?
«Occorre coordinarsi di più».
Che ne pensa se il giorno dei funerali se tutte le barche dessero un segnale andando piano? Come presa di coscienza…
«Chiederei che la presa di coscienza non duri solo poche ore, ma venga fatta propria. Serve la consapevolezza che nessun interesse può mettere a repentaglio l'incolumità delle persone. Spero che quanto accaduto sia uno spartiacque per le nostre coscienze, di tutti. Parlo in generale perché non sappiamo ancora con precisione la dinamica dell'accaduto: serve trovare concordia sul fatto che gli interessi economici non possono mettere a rischio le persone».
Quando deciderete per il lutto cittadino per la morte di Sean e Gabriella?
«Siamo in attesa di conoscere la data ufficiale dei funerali. A quel punto valuteremo le forme e le modalità con cui ricordare Gabriella e Sean. La loro tragedia ha ferito un’intera città».