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Segnali tv che non funzionano da anni: ora va in onda la protesta dei sindaci


​VENEZIA -  Ogni giorno, la stessa storia. Da mesi. Forse anni. Per un problema che fatica a trovare una soluzione. E che si intensifica ancora di più durante i mesi estivi. Ancora una volta, tutto inizia con delle immagini sgranate in televisione. Poi, con centinaia di quadrotti colorati che prendono il posto delle trasmissioni in onda sugli emittenti pubblici e privati. E solo infine lo stesso epilogo di sempre. Tutto si fa nero: «Impossibile raggiungere il segnale».
Per i cittadini del litorale del Veneto orientale, questa non è più una novità. Ma un disagio con il quale fare i conti ormai quotidianamente. Uno schema che si ripete in loop ogni giorno. E che costringe ogni sera decine di migliaia di residenti, tra Jesolo, San Donà e Chioggia, a spegnere le televisioni o a passare su piattaforme online di streaming. 

In particolare sarebbe una fascia oraria ben precisa ad interessare il fenomeno. E coinciderebbe con quello che in gergo si indica con il termine prime time. Tradotto: la prima serata. Quel lasso di tempo che raccoglie i maggior ascolti, che va dalle 20 alle 22.30 circa. Proprio in quel lasso di tempo, quando tutti gli occhi sono puntati sul piccolo schermo, le televisioni smettono di funzionare. Rai, Mediaset, ma anche reti locali. Tutto finisce in down. E torna a funzionare solo in mattinata. Innumerevoli le segnalazioni che ogni giorno raggiungono i palazzi comunali. In prima fila da anni per cercare di trovare una quadra al problema, senza però riuscire a toccare la meta. 

GLI ANNI PASSATI

Era stato Valerio Zoggia - predecessore dell’attuale sindaco di Jesolo - ad intentare per primo la battaglia. Presa poi a carico sulle spalle da Christofer De Zotti al passaggio del testimone. Così, già dal primo anno del suo mandato, aveva avviato diverse iniziative. Finite però come un buco nell’acqua. Svariati i tentativi di ripristinare i segnali. Culminati nell’inserimento di ripetitori sui grattacieli di Jesolo, che avrebbero teoricamente dovuto aiutare, creando un ponte provvisorio. Nei fatti però, le cose non hanno funzionato. Lasciando gli utenti senza soluzioni.
Sul campo, altre soluzioni ci sarebbero. Tra le quali il cambio del punto di partenza del segnale. Un rimedio per il quale sarebbe però necessario l’intervento del ministero. Una richiesta arrivata alle porte di Roma già nel 2023, ma alla quale non sarebbe mai stata data alcuna risposta. 

I NUOVI TENTATVI

Ora però, qualcosa si muove. E dopo anni di battaglie, portate avanti dai primi cittadini del litorale orientale, sembrerebbe che dei passi avanti concreti siano stati segnati. E su richiesta del sindaco di San Donà, Alberto Teso, lo scorso 23 luglio si è tenuto un tavolo di lavoro con i vertici dell’amministrazione Rai. Primo passo: circoscrivere la causa. Che sarebbe piuttosto il risultato di una serie di fattori concorrenti che si intrecciano sul campo. Una questione complessa, che non si risolve solo ricorrendo ai trasmettitori, ma che deve tenere conto degli utenti, dei fenomeni di propagazione e delle scelte del ministero. 
In particolare sarebbe stato chiarito che le difficoltà di ricezione riscontrate in questo periodo sono riconducibili principalmente ai «temporanei fenomeni di propagazione del segnale radioelettrico, che possono manifestarsi durante le ondate di caldo intenso, soprattutto nelle ore serali, determinando l’arrivo sul territorio di segnali provenienti da aree che, in condizioni ordinarie, non ne risentirebbero». Fenomeni di propagazione che possono «generare interferenze che incidono in modo significativo sulle trasmissioni televisive nello standard DVB-T». 

Per il momento, continuano i sopralluoghi nel territorio. Mentre si aspetta un ulteriore vertice entro la fine di agosto, che dovrebbe avvicinare i Comuni verso un primo risultato concreto. 
Nel frattempo il disservizio continua. E se le strutture ricettive riescono a sviare il problema collegando le televisioni al segnale satellitare, sono le famiglie e gli anziani a risentirne maggiormente. A smuovere le acque, in particolare, e ad alimentare la bufera è il costo del canone Rai, che i cittadini - nonostante i disservizi - continuano a dover pagare. 

CHIOGGIA

Nei giorni scorsi, la situazione ha acquistato rilievo anche tra le strade di Chioggia, dove il Sindaco Mauro Armelao ha avviato una raccolta di segnalazioni per fare un punto. «In poche ore sono arrivate oltre 50 segnalazioni, senza contare poi quelle arrivate dai social» ha dichiarato il primo cittadino chioggiotto, pronto - nei prossimi giorni - a presentare una lettera agli Enti competenti.