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Seguita dal violentatore davanti all’ascensore. La vittima urla: “C’è una telecamera” e riesce a mettere in fuga lo stupratore


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In manette l’aggressore. Ventiquattrenne ucraina palpeggiata nell’androne di casa in zona Certosa a Milano. L’indagine dei ghisa, il sistema Sari e il blitz in un cantiere nella Bergamasca

L'arrestato per violenza sessuale mentre aggredisce la ragazza. Frame dal video della telecamera interna del palazzo

L'arrestato per violenza sessuale mentre aggredisce la ragazza. Frame dal video della telecamera interna del palazzo

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Milano -L’incubo si materializza qualche minuto prima delle 23 di giovedì. Una ventiquattrenne ucraina ha appena aperto il portone dello stabile in cui abita, in zona Certosa, per rientrare nell’appartamento che divide con il compagno. Dietro di lei si infila un giovane nordafricano che non ha mai visto prima, che la segue fino all’ascensore: quando arriva al piano terra, lei prova a entrarci, ma lui blocca le porte e afferra la ventiquattrenne per le braccia per tentare di baciarla. Lei si oppone con tutte le sue forze e urla per richiamare l’attenzione dei vicini di casa, ma lui le palpeggia le parti intime e le sbottona i pantaloni per violentarla.

"Qui c’è una telecamera”

“Qui c’è una telecamera”, grida la giovane, facendo capire all’aggressore che tutto quello che sta succedendo viene registrato in tempo reale. Quella frase spinge l’altro a mollare la presa e a scappare. La sua fuga durerà poche ore: ieri mattina il presunto autore del raid, il ventiquattrenne egiziano Mohamed Helal M., è stato rintracciato e bloccato in un cantiere di Fara Gera d’Adda, in provincia di Bergamo, dai ghisa di piazza Beccaria, che l’hanno portato in carcere su disposizione del pm di turno Antonio Mele. La ricostruzione dell’ennesimo agguato sessuale – che segue di pochi giorni il caso della runner aggredita al parco della Cave da un venticinquenne egiziano poi arrestato dai poliziotti della Squadra mobile – ci riporta alla tarda serata di giovedì. La ventiquattrenne, ancora sotto choc, chiede aiuto al fidanzato: i due si dirigono verso il Comando di Zona 8 della polizia locale e danno l’allarme a due vigili di rientro nella sede di piazzale Accursio.

Le indagini

Scatta l’indagine dei colleghi dell’Unità investigazioni e prevenzione, che mettono a verbale la testimonianza della vittima e passano al setaccio le immagini delle telecamere: i filmati hanno ripreso il volto del fuggitivo. I connotati, inseriti e analizzati dal software Sari per il riconoscimento facciale, rimandano un’elevata compatibilità con quelli schedati del ventiquattrenne egiziano M. I primi accertamenti fanno emergere che il nordafricano, formalmente in Italia senza fissa dimora, ha una residenza a Pavia. Lì non c’è. Un’altra pista da scandagliare riguarda il suo ultimo impiego conosciuto, come operaio assunto a tempo indeterminato per una ditta edile con sede in zona Giambellino: nel contratto, M. ha indicato un domicilio a Voghera, ma pure quella traccia non porta a una soluzione immediata del caso. Alle 9.56, i ghisa guidati dal comandante Gianluca Mirabelli riescono a contattare la segretaria dell’azienda, che li informa che il ventiquattrenne sarà impegnato fino alle 13 in un cantiere di Fara Gera d’Adda. M. viene intercettato all’esterno dell’area lavori: non oppone resistenza.

Il provvedimento

A valle degli approfondimenti d’indagine, viene sottoposto a un provvedimento di fermo di indiziato di delitto con l’accusa di violenza sessuale e accompagnato nel carcere di Bergamo, in attesa dell’udienza di convalida davanti al gip. Contro di lui ci sono i frame dell’occhio elettronico, che ne hanno immortalato sia il viso che gli abiti che indossava, vale a dire un paio di pantaloncini corti color cachi e una maglietta scura con un grande disegno nella parte anteriore. E poi ci sono le dichiarazioni della ragazza aggredita, che l’ha riconosciuto senza ombra di dubbio.

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